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Un mondo d’amore, Gianni Morandi (1967)

Una delle più belle canzoni del giovane Morandi è stata anche la colonna sonora di una mini rivoluzione culturale. Nel 1967 la Rai Tv, madre attenta e sollecita del benessere psicologico degli italiani, decise che era arrivato il momento di osservare che cosa stava accadendo nel mondo dei giovani.

Così l’allora direttore generale Ettore Bernabei decise di far inserire nel palinsesto un format “Giovani” che cercava di capire cosa stava cambiando nella visione del mondo dei giovani e nello stesso tempo metteva alla prova una strategia di integrazione e dialogo che non poteva avere successo. In quegli stessi mesi, infatti, la rivolta giovanile aveva cominciato a mettere in crisi, stereotipi, moralismi, convenzioni e convinzioni. Ad interpretare quella canzone (scritta da Migliacci, Zambrini e Romitelli) fu chiamato quello che televisivamente parlando era il giovane bello, brillante dispensatore di simpatia e speranze, di allora: Gianni Morandi.
Dall’inizio degli anni 60, Morandi era un personaggio chiave dello spettacolo del sabato sera. Se la comicità si basava sul rapporto dialettico fra il “cretìno” e la spalla ragionevole (vedi Walter Chiari e Carlo Campanini), la vis spettacolare della musica era impostata sulla coppia Claudio Villa (vecchia generazione) e Gianni Morandi (nuovo che avanza) con alterni successi di ciascuno nelle varie gare canore che si succedevano allora nella penisola.
Per “Giovani” Morandi era poi un testimonial particolarmente azzeccato. In quei primi mesi del 1967, infatti, il cantante bolognese,  reduce da una vittoria a Canzonissima e dall’incisione di “C’erra un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Lusini, che aveva creato qualche grattacapo ai dirigenti tv per le precise allusioni alla guerra del Vietnam e la simpatia per il movimento per la pace, era stato chiamato a fare il servizio militare e i suoi capi avevano voluto dimostrare assoluta imparzialità di fronte a un nome noto (così ci si salvava l’anima per le tante raccomandazioni accolte), non concedendogli alcuna licenza nei primi sei mesi del Car (Centro addestramento reclute).
Ottime dunque  tutte le circostanze: Morandi, amato dai telespettatori; giovane con sensibilità e impegno, ma anche pronto a fare il suo dovere di cittadino rispondendo alla chiamata dell’esercito. Non basta: il testo è solidamente costruito sui comandamenti dell’amore: si può amare ed essere appassionati, ma attenzione, bisogna rispettare delle regole. Così anche in tutti gli altri aspetti importanti della vita bisogna rispettare delle regole. Canzone dunque bella e  molto “integrata” come si diceva allora. Per queste sue caratteristiche arrivò in testa alla Hit Parade di allora.

Un mondo d’amore (live)

Un mondo d’amore

 

C’è un grande prato verde
dove nascono speranze
che si chiamano ragazzi
Quello è il grande prato dell’amore

Uno : non tradirli mai,
hanno vede in te.
Due : non li deludere,
credono in te.
Tre : non farli piangere,
vivono in te.
Quattro : non li abbandonare,
ti mancheranno.
Quando avrai le mani stanche tutto lascerai,
per le cose belle
ti ringrazieranno,
soffriranno per li errori tuoi.

E tu ragazzo non lo sai,
ma nei tuoi occhi c’è già lei,
ti chiederà l’amore, ma
l’amore ha i suoi comandamenti.

Uno : non tradirla mai,
ha fede in te.
Due : non la deludere,
lei crede in te.
Tre : non farla piangere,
vive per te.

Quattro : non l’abbandonare,
ti mancherà.
E la sera cercherà fra le braccia tue
tutte le promesse,
tutte le speranze,
per un mondo d’amore

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