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We are One (Ole Ola), Pitbull & Jennifer Lopez & Claudia Leitte (2014)

Sta per cominciare il calcio planetario, appuntamento che incolla centinaia di milioni di persone alla tv e che libera le strade dal traffico per altre decine di milioni che hanno passioni meno convenzionali. Ma è già cominciato il tormentone  della colonna sonora dei mondiali 2014 che accompagnerà noi tifosi per l’intero mese di giugno.

Potrei cantarvi “Un’estate italiana” con le relative notti magiche della Nannini e Bennato senza mai averla più risentita da Italia 90. Nel 2006 furono i tifosi italiani a inventarsi più che un inno un motivetto labiale tratto da Seven Nation Army, che ci tornerà alla mente ogni qualvolta qualcuno menzionerà quello strano campionato trionfale di Germania. Lasciamo perdere il non indimenticabile “La copa de la vida” di Ricky Martin (Francia 1998) o “The time of our lives”  del Divo che fu quello ufficiale del 2006, baroccheggiante  senza grandi idee.

Se andate su youtube a vedere e  ascoltare “Waka waka – The time of Africa” cantato da Shakira, inno per gli ultimi mondiali in Sud Africa, troverete che quel video è stato visto da quasi 700 milioni di persone. E il successo è del tutto meritato, a parte la bellezza di Shakira che suscita tutta l’invidia maschile per il fidanzato giocatore del Barcellona Piquet. Si tratta di un ritmo gradevole, orecchiabile, abbastanza originale, soprattutto allegro, come dev’essere la colonna sonora di uno degli eventi sportivi più spettacolari  e coinvolgenti del mondo.

Vedremo fra poco se lo stesso successo arriderà a “We are one (ola ola)”, cioè noi siamo uno solo, un unico grande umano planetario che per tre settimane vivrà a vedere, ascoltare, leggere, parlare di calcio. Un samba veloce e moderno qual è d’obbligo per un mondiale brasiliano. Si tratta di un brano di Pitbull nome d’arte di Armando Christian Pérez, rapper di origine cubano-americana nato a Miami, cantato anche da Jennifer Lopez e Claudia Leitte. Insomma la summa della summa della summa del ritmo e degli interpreti latino-americani. A significare che la “Terra del Calcio” è ormai definitivamente transatlantica. Scommetto che il ritmo del pezzo entrerà presto nella nostra vita quotidiana, anche perché ce lo faranno sentire anche quando ne faremmo volentieri a meno. E’ ben costruito e gradevole.

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