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Wish You Were Here, Pink Floyd (1975)

Quaranta anni fa l’album che i Pink Floyd dedicarono a Syd Barrett, il fondatore rimasto impigliato nella trappola degli allucinogeni.
Ogni album di una band rock che si rispetti contiene una ballata, un genere che permette un momento di riflessione più intima, più raccolta, prima di tornare al grido rabbioso delle chitarre elettriche.

In genere, nei grandi show negli stadi, il momento della ballata è quello del cantare tutti insieme, del muovere gli accendini del guardarsi con gli occhi accesi ed eccitati. Quella omonima pubblicata nell’album dei Pink Floyd Wish You Were Here, vorrei che fossi qui, è sicuramente la più famosa degli anni 70, anche per la forza del testo di Roger Waters. Ma tutto parte da quella singolare storia di Syd Barrett, l’inventore dei Pink Floyd (i nomi di due musicisti alla cui musica si ispirava), colui che prima li rende famosi e poi fornisce indirettamente tutto il materiale per l’ispirazione dei loro concept album The Dark Side of the Moon e, appunto, Wish You Were here, che si apre con quella grande architettura musicale degna delle grandi composizioni classiche che è la suite “Shine on You Crazy Diamond”. Syd dovette lasciare il gruppo dopo che alcune disastrose performance resero evidente che l’uso smodato delle droghe sintetiche avevano danneggiato irrimediabilmente il suo sistema nervoso.

“Una volta semplicemente non siamo andati a prenderlo”, racconteranno poi i suoi compagni dopo l’ennesimo flop della sua esibizione. Ma Syd rimase sempre una presenza artistica nella band, al punto che i quattro restanti (Rick Wright, Roger Waters, David Gilmour e Nick Mason) gli dedicheranno i due album più importanti della loro movimentata carriera. Fra i pezzi più belli e riprodotti  c’è appunto la ballata, il cui testo è di un valore poetico eccezionale anche paragonandolo a quello di tanti altri altrettanto belli e interessanti del decennio più fecondo della musica rock. Cosa ti è accaduto per diventare quello che sei diventato?  Ti sei arreso, buttando via la tua capacità di distinguere quello che conta davvero da quello che il mercato, la società ti spingono a cercare? Tutto l’album è un atto di accusa contro la macchina infernale dell’industria discografica, dell’obbligo al compromesso, gettando alle ortiche i principi, le idee, le immaginazioni che fanno di te un essere unico.

Vale la pena riportare il testo integrale della canzone. Un suggerimento: imparatelo a memoria e poi cantatelo insieme a Gilmour.  E’ un’esperienza di poesia dei nostri tempi.
So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?
Do you think you can tell?And did they get you trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?How I wish, how I wish you were here.
We’re just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here.

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