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With or Without You, U2 (1987)

With or without you, I can’t live. Con o senza di te, io non posso vivere.

Comunque sia, sia che tu resti o che te ne vada. Sia che resti io, o me ne vada, io. Può valere per una donna che non ha ben chiaro se vuole impegnarsi davvero in una storia; può valere per un’occasione che si lascia passare perché non si può né si vuole cogliere. Può anche valere per Dio, per mettersi l’animo in pace con le sfide dell’ignoto e del misterioso, o al contrario per tormentarsi di fronte alle contraddizioni insolubili che propone la vita. Bono degli U2 probabilmente si riferiva in generale ai tomenti dell’esistenza e alla crisi generazionale per questa canzone che è diventata una grande hit a cavallo degli anni 90. Terza traccia dell’album “The Joshua Tree” del 1987, quello della definitiva consacrazione internazionale del gruppo irlandese, la canzone ha avuto una grande fortuna come singolo, anche per la grande interpretazione di Bono che riesce a modulare tonalità più alte e trattenute fino al falsetto per scendere al gridato della seconda parte. Through the storm we reach the shore, attraverso la tempesta noi giungiamo alla riva;  You give it all but I want more And I’m waiting for you, Tu dai tutto ma io voglio di più e ti sto aspettando. And you give yourself away. Insomma tu hai qui davanti a te un devoto e appassionato amante disposto ad accoglierti in modo sincero e incondizionato, e tu ti butti via. Il problema è che non è tanto devoto, né tanto appassionato. Il bello della vita, alla fine sta in questa incertezza. Sembra una canzone di amore e tormento e invece resta nell’ambiguità che è la virtù principale di ogni opera d’arte degna di questo nome. Canzone consigliabile nei momenti di passaggio, quando si devono prendere decisioni importanti: comunque vada a finire, il dubbio resterà sempre. Dunque via, buttiamoci nell’ignoto.

 

 

 

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