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Giallisti toscani: stili diversi e un pizzico di comicità

Sono ormai passati diversi anni da quando Massimo Carloni saggista, scrittore esperto di letteratura gialla scrisse “L’Italia in giallo,Geografia e storia del giallo contemporaneo”, ventidue anni per l’esattezza. In questa pubblicazione indicava la tipologia urbana, cittadina, provinciale entro la quale gli autori di gialli italiani ambientavano le loro storie.

Possiamo partire dalla localizzazione fortemente caratterizzata del noir metropolitano ” inventato ” da Giorgio Scerbanenco che raccontava una Milano nerissima, l’altra faccia del boom economico degli anni sessanta, una Milano fortemente criminalizzata. E sempre a Milano l’altra faccia del giallo era quella del delitto più borghese, più raffinato narrato da Renato Olivieriil cantore del crimine nella ” Milano bene”. 
Se ci spostavamo a Bologna trovavamo Loriano Macchiavelli e il suo brigadiere Sarti,mentre sulla borghesia torinese targata Fiat si ….scatenevano Fruttero e Lucentini con La donna della domenica.

La Toscana in questo senso era rimasta un po’ indietro salvo poi riguadagnare fortemente terreno a partire dagli anni Duemila. Non prima che non vi fossero scrittori di gialli, basterebbe ricordare Alberto Eva, fiorentino, che negli anni Ottanta vinse il prestigioso Premio Tedeschi ,poi ci sarebbe la compianta Linda di Martino, Nino Filastò, tutti fiorentini. Manca un movimento o una scuola come del resto manca anche nelle altre regioni, forse occorrerà arrivare ai tempi del Mostro di Firenze per suscitare l’interesse degli scrittori del resto la Toscana non ha mai avuto le punte di criminalità di Milano, Roma, Napoli se è la cronaca a dover fare da stimolo.

La situazione in Toscana cambia negli anni duemila, cambia ovviamente anche lo status criminale nella Regione si diffondono mafia, droga, prostituzione il campo della criminalità si allarga e certo non  mancano le forme di ispirazione. Non vi sono grandi differenze tra le grandi città e le piccole, la provincia non è più un’oasi felice, ma non ci si limita solo all’attualità , si torna al passato, ci si ispira a casi reali , addirittura si scomodano personaggi della storia più o meno recente.

Ripetiamo che il numero dei giallisti  toscani , intendendo per tali quelli che pubblicano regolarmente, è cresciuto nel tempo, adesso si è abbastanza assestato. Non mancano i grossi nomi, da Marco Vichi a Marco Malvaldi, da Giampaolo Simi a Leonardo Gori a Francesco Recami, da Michele Giuttari a Antonio Fusco ma dovremmo rammentarne molti altri, cercheremo di tracciare in una prossima occasione una sorta di dizionario dei giallisti toscani e quindi ci scusiamo con chi non abbiamo citato ma lo faremo alla prossima occasione.

Una cosa va detta,  a ragion veduta abbiamo detto che non esiste una ” scuola toscana”, infatti ogni autore ha un suo modo di affrontare il genere, vi sono i gialli più forti, perché legati all’attualità, altri più meditati ma non meno intensi perché cercano di interpretare fatti e eventi della nostra storia altri invece….freddi, da cold case. A differenza di altre regioni nel giallo toscano non manca una certa vena comica.

 

Foto : Marco Vichi

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