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Sulla Via Francigena – seconda parte

imageLa Via Francigena è un itinerario reale, su strade e sentieri, ma secondo molti di quelli che hanno completato un tratto del cammino, è soprattutto un percorso interiore, favorito dai diversi paesaggi che si aprono davanti alla vista, dai variopinti paesini che si attraversano per una sosta ristoratrice, dagli sguardi incuriositi delle persone che si incrociano e che non sono ancora molto abituati a vedere i moderni viandanti, ma soprattutto dalla ricchezza dei monumenti, religiosi e civili, che si possono contemplare nelle decine e decine di chilometri di strada.

Dopo la sosta a San Gimignano, nel cuore della Valdelsa, l’itinerario porta verso Gracciano e poi Monteriggioni, passando per Badia a Isola. Sono molti gli insediamenti di origine medievale che si sono sviluppati grazie al passaggio dei pellegrini in epoche remote, San Gimignano è uno di questi, che ha sicuramente beneficiato del passaggio centrale della via di comunicazione per trasformarsi da semplice villaggio rurale in un centro abitato fiorente, ricco di attività commerciali e di edifici dedicati al ristoro dei pellegrini: ospizi, spedali, lazzeretti e stazioni di posta, e altro ancora, oltre a tutte le pievi, cappelle e chiese per il ristoro morale, dopo quello fisico.

Da San Gimignano si scende verso il fiume Fosci e dopo bei tratti di bosco si raggiunge l’abbazia di Santa Maria Assunta a Coneo, risalente all’anno 1000, con annesso monastero di regola benedettina, un edificio che ha conservato tratti distintivi del periodo romanico, grazie alla sua posizione isolata. Quando raggiungiamo Gracciano d’Elsa, dopo il guado del fiume, potremmo ristorarci con un caldo bagno termale, come facevano già gli etruschi e i romani, nelle vasche delle Caldane, oggi ormai spoglie dei ricchi pavimenti in mosaico, ma ancora efficaci dal punto di vista curativo. Poco dopo si può fare una breve deviazione per la visita alle tombe etrusche di S. Marziale e poi dirigersi verso Badia a Isola. Qui troviamo un complesso fortificato, nel mezzo del quale spicca la chiesa dedicata ai santi Salvatore e Cirino, costruita su una precedente risalente all’anno 1000. Il nome della località ricorda la caratteristica paludosa dell’area, nel mezzo della quale la chiesa si ergeva come un’isola. Caratteristica la facciata, dove sono evidenti i resti di due portali gemelli, assai comuni sulla Via Francigena, poi sostituiti con quello attuale.

Cominciamo a vedere in lontananza la cerchia delle mura di Monteriggioni, citata da Dante nel XXXI canto dell’Inferno della sua Divina Commedia, alla quale ci avviciniamo gradualmente, circondati dagli abbaglianti colori della terra di Siena. La visita di questo borgo affascinante è sempre una piacevole scoperta, con la credenziale del pellegrino si può salire sui camminamenti di ronda e si può visitare il museo delle armi e delle armature.

Si lascia Monteriggioni attraverso porta Romana e si riprende il cammino in aperta campagna, tra ulivi e vigneti, nel bosco della Montagnola senese. Prima di Siena si incontrano i caratteristici castelli della Chiocciola e della Villa, fino a raggiungere Pian del Lago, una vasta pianura bonificata nel 1766 con uno scolmatore sotterraneo lungo circa 2 km, attualmente percorribile, segnalato da una piramide che Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, fece erigere al suo inizio.

Si raggiunge infine Siena dal sobborgo di Pietriccio e si entra in città da Porta Camollia, simbolo dell’ospitalità senese, che ci accoglie con la scritta “Cor magis tibi Sena pandit” (Siena ti apre il cuore più della sua porta). Il resto la prossima volta….

​Laura Alberighi

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