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Acqua

Firenze  Quale la migliore rappresentazione dell’acqua? Quella della Pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio?  O quella della Discesa nel Maelstorm di Edgar Allan Poe? La gentilezza musicale o la voracità crudele? E’ l’acqua dello tsunami o quella del  Nilo di un tempo? E’ l’acqua della vita o della tragedia? Ci dicono: siete fatti di acqua, la terra è coperta per tre quarti di acqua. Conosciamo tutte le terre emerse, ma solo il 4 per cento del mare. Ci dicono: l’acqua è l’oro del futuro, sarà più preziosa del petrolio. Ci dicono.

Cerchiamo pianeti in sistemi solari lontani, sperando che siano come il nostro, cioè con l’acqua liquida. Immaginiamo che Europa, il satellite ghiacciato di Giove, nasconda sotto la sua crosta bianca un mare liquido che contenga vita per ora invisibile.  E anche Marte, pare proprio di sì, un tempo aveva l’acqua, ma poi senza scudo magnetico, i venti solari e la scarsa gravità l’hanno prosciugato. I dottori ci dicono: bevete molta acqua, fa bene a tutto. Vuoi la pelle bella? Bevi. Vuoi l’intestino in ordine? Bevi. Reni puliti? Bevi? Occhi senza moschine? Bevi. E così via.

E la religione ci ricorda che siamo polvere e tale torneremo, basterà togliere l’acqua. Ma non l’anima? Non si sa, di sicuro se manca l’acqua anche il resto ha problemi. Abbiamo quindi l’anima liquida? Non si sa, certo è che vola via se manca l’acqua. Che sia l’acqua la divinità creatrice? Anche gli infiniti modi nei quali si presenta indurrebbe al sospetto che via sia qualcosa di magico e divino in questo liquido,solido, gassoso elemento.  Capace di scavare montagne e di sconvolgere lentamente ma inesorabilmente il paesaggio, di raschiare via milioni di tonnellate di massi con lo struscio dei ghiacciai.
Quante sono ancora le rappresentazioni e le manifestazioni dell’acqua? Innumerevoli come le sue qualità: qualcuno anni fa arrivò a sostenere, facendo un inutile scalpore, che possedesse anche una memoria. Anche se in effetti il cervello è poco più di una palla d’acqua elettrica. Conduce il suono e l’elettricità e , grazie ad Archimede che lo capì, sostiene le navi, rendendo possibile la conoscenza di ogni angolo del mondo. E dall’acqua ci aspettiamo che sostituisca tutti i fetidi scarti della combustione automobilistica , frutto salutare  di motori a idrogeno.

In fondo si guarda anche con simpatia al diluvio universale che ebbe il compito di ripulire la terra, sebbene chiaramente fosse (ammesso che fosse) un disastro epocale. Il lavacro ha sempre un suo fascino. Anche molte religioni hanno visto nell’acqua la purezza, il modo per liberarsi dalla sporco e avvicinarsi così al divino. Acqua.

E fu un olandese, dal nome ovviamente impronunciabile (Anton van Leeuwenhoek), che più di quattrocento anni fa, riuscì  a vedere che cosa viveva in una goccia d’acqua di palude.

Gran parte del nostro benessere materiale e spirituale si lega al medesimo elemento: si va al mare, si va sulla neve, al lago o al fiume, alle terme, si va in crociera, a pescare. E basta una doccia per rimetterci in vita dopo un tempo di sofferenza. Gesti quotidiani che non percepiamo perché abituali, dovuti, scontati, ovvi.

Laudato sì, mi Signore, per sora acqua, la quale è molto utile et hùmele et pretiosa et casta. Umile, preziosa e casta: ritorna in San Francesco questa idea dell’acqua come lavacro, segno di castità,  come purezza e umiltà, virtù cristiane, eppure è acqua quella della palude, degli scarichi e delle fogne. Abbiamo anche l’acqua pesante per l’energia atomica, o l’acqua ossigenata per disinfettare. Ed abbiamo l’invenzione dell’acqua calda e la capacità sofisticata di fare buchi nell’acqua, e quando l’abbiamo alla gola  vale poco chiedersi se sia potabile. Una versatilità straordinaria, che si ritrova nella sua radice sanscrita (ak) nel senso di piegare, che il movimento del liquido nel suo muoversi liberamente svolge il suo percorso con cambi improvvisi, piegandosi appunto.

Ma non sempre l’acqua è stata gradita: il Settecento ci ha tramandato un certo timore per l’uso eccessivo, o anche modesto, dell’acqua per essere più puliti. Senza dimenticare, sempre che sia vero, che pare che Napoleone inviasse un messo, al ritorno dalle campagne militari, alla sua amata affinché non si lavasse nella sua attesa. Disprezzo per l’acqua, sottomessa all’uso dei profumi come succedanei della pulizia. D’altra parte anche il gatto gradisce il pesce ma aborre l’ambiente che l’accoglie.

In fondo anche noi, prima di diventare umani, ripercorriamo la nostra evoluzione nei primi tempi della gestazione, come piccoli animali acquatici, indistinguibili. E taluni praticano anche il parto in acqua in onore alle nostre origini e al nostro vivere immersi per nove mesi.

Restiamo folgorati dalla bellezze delle grandi e piccole cascate, inventiamo fontane, l’acqua è bella, decorativa, scolpisce gli ambienti della natura e quelli artificiali. Guardiamo le distese che brillano al sole o seguono sinistre l’oscurarsi del cielo. La nostra ansia dell’acqua ci porta perfino a chiamare mari le distese asciutte delle Luna. Siamo acqua, con qualche aggiunta modesta di altri elementi, molti dei quali provenienti dall’esplosione di una supernova poco dopo della aggregarsi di una nube in forma di sistema solare. Per dirla con Alan Sorrenti (ricordate il cantante?), noi siamo figli delle stelle, e così anche l’acqua, sebbene ancora ci si chieda da dove sia venuta. Solo che non siamo capaci di ritornarci, restiamo legati qui a disfarci disidratati. A concimare altra terra che con l’acqua mutevole e riciclata offrirà a altri la possibilità di trasformare l’acqua in vita. Difficile immaginare un  principio di uguaglianza così evidente, acqua, carbonio e poco altro, per tutti nella stessa misura. Come nella Livella di Totò, è la goccia d’acqua che vi scorre dentro a determinare l’uguaglianza, non quella umana, non quella razziale, non quella professionale, ma quella sostanziale, intrinseca. Quella vera. Bisogna ricordarsene, altrimenti si finisce per perdersi in un bicchier d’acqua.

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