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Corpo

Per gli gnostici, e non solo per loro, Giuda in fondo compie non solo la volontà del Signore, ma libera l’anima dal corpo, elimina cioè l’inutile guscio che ritarda l’ascesa libera dello spirito. Un  guscio  che contiene, come scrigno prezioso, qualcosa di sacro, senza il quale non avrebbe ragione di esistere neppure il contenitore.  Memento homo, qui pulvis es et in pulverem reverteris, e per secoli questo è stato il nostro terrore, vestito da credo a proposito del corpo, la certezza della smaterializzazione con una promessa, di poter un giorno riavere tutto in gloria. Qualcosa di percepito anche prima che il latino divenisse lingua di sapienti. In più di una cultura perciò si è cercato di tutto per mantenere il corpo oltre il tempo terreno: il marketing culturale e turistico ( e l’abbondanza di prove) ha favorito le pratiche degli antichi egizi, e sono diventati i più famosi. Perché è il corpo che conosciamo: l’anima la immaginiamo, ma il corpo è lì, si vede, si tocca, si usura, si disgrega rapidamente all’aria, diviene cibo per altri viventi. E, per millenni, forse proprio dopo la fine del paradiso terrestre, del corpo ci siamo vergognati, lo abbiamo nascosto, convinti anche che fosse l’origine delle colpe più turpi, della parte vile dell’umanità, dei vizi capitali, vittima  di quell’albero di fico che celava la conoscenza.  Ottenuta, quest’ultima, al prezzo del perenne nascere e sparire dei corpi, in continuo rinnovamento, proprio come avviene con la conoscenza stessa.

La conoscenza. L’abbiamo sviluppata molto sul corpo. Gli egizi immaginavano che tutti i fluidi umani scorressero lungo gli stessi canali, incontrandosi nell’ano, tanto che il medico reale si chiamava il guardiano dell’ano del faraone. Oggi siamo più esperti, siamo entrati nell’infinitamente piccolo delle nostre cellule ed escogitiamo sistemi fantastici per allungare la media della nostra esistenza fisica, e per vivere gli anni che ci aspettano in modo decente, superando malattie, traumi, disfunzioni un tempo letali.  Un gigantesco sforzo per allontanare l’inevitabile riproporsi della materia in altra forma. E guardiamo con speranza e con orrore all’idea che si possa creare un corpo completo, come la natura stessa fa genialmente nella donna. Un corpo creato rubando alla natura i segreti custoditi per milioni di anni, sperando di avvicinarsi all’idea di creazione.

Se ci riuscissimo, il corpo sarebbe ancora una scatola per contenere altro, o sarebbe un valore in sé? Cioè un corpo creato accrescerebbe oppure no il valore della materia? Un corpo figlio del caso è superiore a un corpo progettato? Torturare un corpo “sintetico” avrebbe lo stesso impatto etico quanto su un corpo naturale? Ma tutto ciò che facciamo sui corpi oggi, rispetta la natura, oppure anche una protesi è solo l’inizio di un gigantesco futuro falso? Abbiamo confini al corpo? Magari dovremmo farlo disgregare senza tanto agitarsi, abolire la medicina, insieme a stregoni e sciamani.

Grandi progressi abbiamo realizzato, sia dentro il corpo sia fuori. Cure estetiche, chirurgie, attività fisica, prodotti chimici, tutto per ridursi psicologicamente a un livello più basso di un tempo: prima cercavamo di ingannare la morte, ora ci accontentiamo di fregare la vecchiaia. Rincorrendo il sogno della bellezza come talismano di una provvisoria immortalità. La bellezza del corpo non è una aspirazione superiore, una meta che va oltre il fisico, divina,  ma una assicurazione sociale, un modo di parlare al prossimo non avendo niente da dire. Ecco cosa fa il corpo, ha respinto il ruolo di scatola preziosa, e si è fatto contenuto di sé medesimo. Atei per via corporale, non filosofica.

Così abbiamo anticipato la clonazione umana prima che questa si realizzi. Cloniamo noi stessi in un noi che non c’è. Ecco cosa  facciamo col corpo. Ma non è detto per niente che ciò sia immorale o ingiusto. Siamo quel che  pensiamo, anche quando non lo facciamo. Oggi tocca al corpo riempire il vuoto. Domani, chissà. L’unica certezza è che i corpi continueranno a mutare, a nascere,in qualunque modo, e a disgregarsi in mille modi. Una grande fortuna. E continueremo a cercare la risposta sulla natura del corpo, del suo ruolo, e del suo futuro. Che sarà sempre un po’ più lungo, ma infinitamente breve: ci concederà sempre solo il tempo di capire che  non abbiamo futuro. Almeno non qui e non ora.

 

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