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Muro

Un muro. Ripara, sostiene, mantiene, divide. Illustra. Un muro è anche un pezzo di carta molto durevole, anche millenario. Un luogo per esprimersi. Una piazza verticale nella quale esibirsi non visti, dove lasciare traccia e memoria di sé. Dove esternare, dire, maledire, invocare, dichiarare, minacciare, inneggiare. Un vezzo nazionale antico. E’ il vantaggio del muro, l’essere a disposizione dei regnanti, dei governanti, ma anche e soprattutto del popolo minuto. Oggi imperversano i graffitari……

Su un muro romano si legge: “Hic ego puellas multas futui”, che non richiede una dotta traduzione, essendo il caso classico del dire vanitoso maschile.  E su un altro, accanto a un lupanare: “Otiosis hic locus non est, discede morator”, chi non ha niente da fare si levi di torno. Ma non mancano poeti , come per esempio a Pompei: “ Vis nulla est animi, non somnus claudit noctes atque dies aestuat omnes amor”, il mio animo è debole, non  riesco a dormire e  l’amore arde giorno e notte. Ma sempre  nella città del piacere, nella palestra grande, abbiamo la memoria più antica (prima del 79 dopo Cristo) del quadrato magico “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”, un palindromo bustrofedico sul quale da secoli si dilettano in  molti a cercare il vero significato arcano, mistico, religioso. Dopo duemila anni, o quasi, è sempre lì. E la mano che lo tracciò mai avrebbe immaginato che avrebbe così tanto viaggiato nel tempo, e prodotto tanti studi dotti. Non  manca la propaganda politica di categoria, si direbbe oggi: “M. Ennium Sabinum aedilem pomari rogant”, cioè i fruttivendoli sostengono Ennio Sabino come edile. Un manifesto involontariamente declinato per l’eternità.

Ma ben più indietro è il pettegolezzo che un operaio egizio volle lasciare sul muro di una grotta per mostrare che ben sapeva che l’allora regina, e faraone donna, Hascepsut, aveva una relazione con il suo architetto e tutto fare Senmut: non scrisse nulla, ma disegnò una donna in piedi e un po’ china in avanti, con dietro appoggiato un uomo. E allora? Lei portava la corona dell’alto e basso Egitto e lui la cuffia dei capi mastri. Come dire:lo sappiamo con chi te la fai, anche se per ingannarci vesti come un  uomo e porti perfino la barba finta come fossi un vero faraone. E Ramses II volle lasciare sui muri, in forma ufficiale la sua versione della battaglia di Qadesh, e anni dopo il testo del trattato di pace con gli Ittiti, divenuti amici sotto il regno di Hattusili III. E sono sempre lì, senza timore verso il tempo e i nemici che le altre forme di memoria incontrano nella storia. La pietra non si brucia, certo si può scalpellare…

muro wall_tMa mica tutto è così aulico. Chi non ha letto, monito alle genti di ogni risma, sui muri di un gabinetto pubblico, i divini versi che così recitano: “Io non pretendo che col cul facciate centro, ma almeno figli di troia fatela dentro”. C’è tutto, lo sdegno, l’ironia, l’invito, la supplica. Ma sublime per surreale finezza è una grandissima scritta, per anni su un muro del Poggio Imperiale a Firenze: “A Mogadiscio si balla il liscio”. Forse sarebbe piaciuta anche a Marinetti e ai suoi veloci futuristi. Impegnata politicamente quella che si ripete nel tempo: “Tutto aumenta, anche la miseria”, scritta più nichilista che di sinistra, comunque disfattista, vista da destra.

E’ il vantaggio del muro, l’essere a disposizione dei regnanti, dei governanti, ma anche e soprattutto del popolo minuto. Oggi imperversano i graffitari, taluni maestri, altri cialtroni che seminano sgorbi senza senso, dove non c’è “arte” né visiva né di contenuto, firme senza concetto, neppure banale. E i sindaci si danno da fare, spendono denaro alla ricerca del modo più efficace di cancellazione. Ma “Mario ama Maria”, col cuore trafitto da una freccia, vivrà a lungo, perché in fondo nessuno se la sentirà di cancellare una banalità che viene dal profondo, anche se è una profondità di un solo attimo.

I muri chiudono e dividono, opprimono e delimitano. Eppure aprono al mondo, degli altri. Tracce provvisorie di eternità che tutti possono leggere e capire. Fino al prossimo intonaco, alla prossima guerra, alla prossima eruzione. Grazie muri.

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