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Kids fashion, otto imprese alla conquista dei mercati Economia

Silenzio, il concorrente ti ascolta! Mai dare informazioni, far intuire le prossime mosse, il prossimo modello da lanciare. È la logica autarchica del piccolo imprenditore manifatturiero. Ma qualcuno la ribalta e con risultati proficui: il consorzio per l'export Italian kids fashion ha fatto della collaborazione la sua cifra strategica; le otto pmi che ne fanno parte si scambiano anche clienti, non in modo estemporaneo, ma mettendo in comune le proprie banche dati. Così piccolissime realtà possono vendere in Spagna, Francia, Olanda, Russia, Paesi Arabi, Giappone e Stati Uniti fatturando all'estero il 25% della produzione: mantengono la propria autonomia, pur presentandosi come soggetto capace di fornire all'acquirente tutto ciò serve ad adornare con vestiti e accessori bambini e neo-mamme.
Il consorzio che raggruppa otto aziende è nato nel 1998 in seno a Confindustria Pistoia (Servindustria Pistoia srl cura la segreteria organizzativa ed il coordinamento). Il fatturato complessivo è di 10 milioni di euro, i dipendenti totali sono 100.
Il padre putativo e attuale presidente del consorzio è Maurizio Manfredi è uno che crede fermamente nella bontà della collaborazione. 13 anni fa, in tempi meno tempestosi degli attuali, cerca di aggregare piccole realtà toscane per proporgli iniziative commerciali comuni verso l'estero. E, anche se “parlare con un alto dirigente di Confindustria è più facile che avere un contatto con un piccolo imprenditore, Italian kids fashion nasce”, ricorda Manfredi.
Consapevole della ritrosia tipica a condividere del piccolo imprenditore italiano, “e toscano in particolare”, immagina un'aggregazione che induca a comportamenti collaborativi: il consorzio sarà composto da aziende che producono vestiario per bambini, ma tutte con prodotti diversi, eliminando il potenziale conflitto tra produttori di beni analoghi, come avviene generalmente nei consorzi.
Altre prescrizioni mantenute dal consorzio sono l'altissima gamma dei prodotti, tutti rigorosamente Made in Italy, “perché la qualità non si può copiare, se non dopo tanto tempo”, dice Manfredi. E soprattutto condivisione e collaborazione. “Se io vendo cappellini ad un'azienda russa, gli propongo come fornitore di abiti da cerimonia l'azienda socia del consorzio”, spiega Manfredi.
Negli anni qualche azienda esce dal consorzio, altre entrano. Oggi Italian kids fashion aggrega aziende di 5 regioni, 4 toscane, Ele srl, che opera col marchio Il Trenino (cappellini, scarpine, accessori 0-12 anni), Cigno Bianco sas (abbigliamento 0-6 anni), MaMa srl (corredini), Miv srl (abbigliamento bambina 3-12 anni); un'azienda veneta, Vittorio Martinelli srl, con il marchio Attesa (abiti pre-maman); una dell'Emilia Romagna, Safer Baby srl (abiti da cerimonia); un'azienda marchigiana, Eureka srl (scarpe bambino); un'azienda lombarda, Italbimbi snc (abbigliamento/maglieria bambini 0-4 anni).
I clienti esteri sono prevalentemente negozi al dettaglio e boutique di alto livello. Le attività di promozione sono realizzate con il supporto di Toscana Promozione (ente della Regione Toscana). Sono di varia natura: iniziative di incoming di operatori stranieri e outgoing (organizzazione di workshop e B2B), organizzazione di partecipazioni collettive a fiere internazionali di settore, coordinamento amministrativo e logistico alle maggiori fiere internazionali del settore (Pitti Bimbo Firenze, Cpm di Mosca, ecc.). Le attività di promozione sono state rafforzate dopo il 2008 con l'esplosione della crisi economica e il conseguente calo dei fatturati.
“Molte imprese pensano ad aggregarsi solo in momenti di crisi come questo, come ultima spiaggia per salvarsi -spiega Manfredi- noi siamo stati lungimiranti. Abbiamo abbandonato la sfiducia reciproca e collaboriamo, condividendo spazi negli stand fieristici e 'scambiandoci i clienti': una mossa indispensabile per superare la crisi che attanaglia l'economia”.

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