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Il costo dell’energia elettrica “strozza” le pmi Economia

I dati riportati dalla “scheda” approntata dalla Cgia di Mestre sono impietosi: solo Cipro registra una situazione peggiore della nostra, per quanto riguarda il costo dell'energia elettrica sostenuto dalle piccole imprese. Nel dettaglio, “Il costo praticato nel nostro Paese è pari a 198,8 € ogni 1.000 Kwh consumati. Solo Cipro ha una tariffa più elevata della nostra: 234,2 € – rivela l'analisi compiuta dall'Ufficio Studi Cgia di Mestre – ogni 1.000 kwh consumati, una piccola impresa italiana paga 55 euro di tasse: nessuno in Europa è più tartassato di noi. Se, invece, analizziamo l’incidenza percentuale delle tasse sul costo totale (27,7%) ci piazziamo al secondo posto: solo la Germania (32,3%) presenta un’incidenza superiore alla nostra.
Le piccole imprese italiane pagano il 61% in più delle grandi imprese: solo in Grecia (82,4%) si registra un differenziale più elevato del nostro”.

Il problema è che le Pmi sono sostanzialmente fra gli attori maggiori del nostro sistema economico, come ricorda il segretario della Cgia Mestre Giuseppe Bortolussi.  Dati alla mano, le piccole imprese (quelle, per intendersi, con meno di 50 addetti) danno lavoro al 67% degli addetti italiani occupati nel settore privato e costituiscono il 99,5% del totale delle imprese nel nostro paese (dati ufficio studi Cgia).

Quali sono le cause di un costo dell'energia elettrica così sproporzionato per le piccole imprese italiane? Una breve disanima della Cgia rende conto di alcune, fra cui i cosiddetti oneri generali del sistema (la componente “parafiscale” costituita sostanzialmente dall'incentivazione delle fonti rinnovabili, che paradossalmente si scarica di meno su coloro che “mangiano” più energia, come da decreto legislativo n. 79/99, col risultato che “le grandi imprese o le imprese energivore contribuiscano in misura minore delle altre imprese o utenze”); la necessità del nostro Paese di importare energia elettrica; la rinuncia al nucleare, punto però molto controverso, dal momento che i sostenitori di questo motivo non tengono conto dei costi “nascosti” del nucleare ma ben tangibili, come l’impatto ambientale, lo smaltimento delle scorie, la dismissione delle centrali, costi che incidono sia sulla qualità della vita che da un punto di vista economico; e infine e soprattutto, il limitato successo delle liberalizzazioni.

Su quest'ultimo punto, i dati raccolti ed elaborati dall'Ufficio Studi Cgia rischiano di risultare emblematici per l'intero Paese, per quanto riguarda l'efficacia delle liberalizzazioni italiane. Basti ricordare che per gli utenti non domestici il processo di liberalizzazione dell'energia elettrica ebbe inizio nel 1999, mentre per gli utenti domestici avvenne dal 2007. A fronte della crescita illimitata dei prezzi, è d'uopo chiedersi quale efficacia abbia avuto nel sistema italiano dell'energia elettrica la liberalizzazione del mercato.

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