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A 70 anni dalla Dichiarazione dell’Onu “diritti umani in cammino” Cultura, Opinion leader

Firenze – Sulla facciata della stazione di Strasburgo grandi scritte luminose ricordano il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo pronunciata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Con essa “inizia un nuovo corso culturale, sociale e politico a lunga scadenza che mira a mettere l’uomo al centro delle relazioni internazionali”, scrive il presidente della Cei cardinale Gualtiero Bassetti in uno dei 42 interventi di un volume della rivista Testimonianze dedicata all’anniversario.

Titolo del numero di fine anno della rivista fondata da padre Ernesto Balducci “1948-2018: diritti umani in cammino”: un’analisi ampia e completa da tanti punti di vista e alla luce di tante prospettive, come è nella linea della pubblicazione diretta da Severino Saccardi.

A 70 anni da un atto che doveva sancire la piena raggiunta consapevolezza dell’inviolabilità e dell’uguaglianza e del  rispetto della persona umana, il bilancio che trae Testimonianze presenta luci e ombre. Mentre il concetto stesso di diritti umani è diventato più complesso e più articolato di fronte all’impatto dei cambiamenti sociali, ambientali, economici e scientifici, ciò che questi ultimi decenni hanno messo in evidenza l’enorme sproporzione fra le aspirazioni dell’uomo tecnologico, “Homo deus”, come lo definisce lo studioso Yuval Noah Harari, e la sostanziale persistente arretratezza nel rispetto dei diritti umani.

Da una parte si mettono a disposizione strumenti di una potenza mai vista che dovrebbero aiutare le persone a realizzare la completezza della loro storia esistenziale nella piena consapevolezza dell’essere il punto più alto dell’evoluzione naturale, ma dall’altra masse di uomini fragili e affamati, vittime di violenze inaudite vanno alla ricerca del riconoscimento almeno del diritto di vivere.

“Nel terzo millennio gli esseri umani sono di nuovo venduti e comprati come armenti – scrive Domenico Quirico nel volume di Testimonianze – Come ai tempi di Cleone e Spartaco. La fede nel diritto è coperta di cenere: derisoria, puerile sterile”.

Prima di tutto il migrante, dunque, che è il punto discriminante oggi del dibattito sullo stato dei diritti umani nel mondo. E’ lui che bussa alla porta delle società più ricche che discutono dei diritti dell’individuo, del cittadino, costruendo dunque – come sottolineano Donatella Di Cesare e Marcello Flores – una sorta di sbarramento per tutti coloro che cittadini (ancora) non sono.

Per questo è necessario che sia mantenuta come pilastro fondamentale del pensiero e dell’azione l’universalità della dichiarazione del 1948: “Credere che identificare un solo segmento dei diritti umani, separando la loro indissolubile unitarietà re scegliendo di operare sul terreno dei diritti sociali maggiormente che su quello dei diritti civili, costituirebbe un passo indietro proprio nei confronti di quella svolta rivoluzionaria che fu rappresentata 70 anni fa dalla Dichiarazione universale dei diritti umani”, ancora Flores.

Certo proprio il progresso scientifico nelle scienze della vita e in quelle informatiche ha imposto profondi mutamenti sotto tanti punti di vista. Si fa quasi fatica a pronunciare la stessa definizione di “diritti umani”, perché si moltiplicano gli interrogativi etici, religiosi e culturali. I due fenomeni principali di questo terzo millennio, gli effetti della globalizzazione e le ondate migratorie, stanno ripiegando su se stesse le comunità nazionali. Nuovi conflitti minacciano di esplodere accanto a quelli aperti e sanguinosi in tante parti del mondo e anche a due passi da casa nostra sui quali lavorano instancabilmente operatori di pace come la Comunità di Sant’Egidio.

E’ urgente però tornare a riflettere sui principi affermati nella Dichiarazione dell’Onu, ridando a questa istituzione mondiale, così come all’Europa e agli altri organismi di dialogo multilaterale,  il ruolo di supremi difensori di questi principi, come raccomandano Vannino Chiti e Valdo Spini.

C’è un diritto  essenziale che oggi dovrebbe essere affermato e vale per tutti, uguali e disuguali, poveri e ricchi, migranti e comunità di accoglienza: il diritto a non avere paura. Da tutelare contro tutti coloro che questa paura sfruttano per i loro disegni di potere.

 

Il volume di Testimonianze nn. 521-522 “1948-2018: diritti umani in cammino” verrà presentato al Circolo “Vie Nuove” a Firenze (Viale Donato Giannotti, 13) il 14 DICEMBRE alle 18, 30, da Severino Saccardi , Wlodek Goldkorn, Piero Meucci, Anna Sarfatti e Giorgio Federici. 

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