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A carte scoperte. Nuovi archivi Cultura

Oggi venerdì 29 novembre 2013 presso la Soprintendenza Archivistica per la Toscana, via Ginori 7, Firenze, dalle ore 15.30, si terrà un incontro dal titolo “A CARTE SCOPERTE. Nuovi archivi ritrovati in Toscana”. L’iniziativa intende presentare ad un pubblico più vasto gli archivi, recentemente ritrovati, di alcune personalità del secolo scorso molto diverse fra loro. Che cosa hanno in comune un'attrice della belle époque (Paolina Pezzaglia Greco), la donna più intelligente d'Italia, come la definirono, un'intellettuale degli anni del regime  (Jolanda De Blasi) e un prete fiorentino che ha vissuto con i detenuti politici in Brasile (don Renzo Rossi)? Il fatto di essere tre sfaccettature della contemporaneità di cui sono state fortunosamente ritrovato le carte. In questi archivi c'è un po' di tutto: diari, lettere, foto, ritagli di giornale, libri, insomma le tracce e i residui della vita. A parlarne saranno non solo gli archivisti, che racconteranno come queste carte siano state "scoperte" in maniera a volte singolare e inaspettata, ma anche coloro che gli archivi hanno tenuto in casa, nel tempo, consentendone la trasmissione, e che hanno conosciuto, di persona o tramite i familiari, chi quelle carte ha prodotto.

Programma e anticipazioni sulle personalità di cui si parlerà:

1. Paolina Pezzaglia Greco: una grande attrice tra belle époque, grande guerra e fascismo
Ne parlano: Luca Faldi e Gianni Greco

2. Jolanda De Blasi e Anton Francesco Giachetti : due vite tra passione politica e impegno culturale
Ne parlano: Diana Toccafondi, Mario Bernardi Guardi e Laura Bandini

3. Don Renzo Rossi : un prete fiorentino nelle frontiere del mondo
Ne parlano: Monica Nocentini e Anna Migliori

Chi era PAOLINA PEZZAGLIA GRECO

Il teatro e il cinema italiano poco ricordano Paolina Pezzaglia, attrice di teatro e di cinema. Milanese, nata nel 1889 e già in scena all’età di quattro anni, e riesce a ottenere il primo successo nel 1898 in un’interpretazione per attori giovanissimi, il ruolo di Fanfan nel dramma di Decourcelle I due derelitti. Da allora e fino allo scoppio della prima guerra mondiale per Paolina sarà un crescendo di riconoscimenti, testimoniati dalla scrittura come prima attrice nella compagnia diretta da Ermete Zacconi nel 1911. Insieme al marito Antonio Greco compare in tutti i principali centri d’Italia. È notata per la capacità di interpretare con veridicità tutti i ruoli femminili ma si cimenta anche con ruoli maschili, riuscendo sempre molto convincente. Non si nega al cinema e nel 1914 ricopre il ruolo di Sofia nel Fornaretto di Venezia, diretta da Luigi Maggi. Paolina riprende a recitare  tra il 1918 e il 1925 in  pellicole come La Capanna dello zio Tom e Il mistero dei Montfleury, forse il primo sequel del cinema italiano, uscito nel 1918. Il teatro torna a occupare il primo posto della sua attività artistica e, divenuta capocomica, propone nei teatri fiorentini una seri di drammi popolari (La moglie del dottore, La signoria Josette, Mia moglie, La nemica, I disonesti) dove insegna il mestiere di attore a un gran numero di giovani. Muore a Firenze nel 1925, ad appena 36 anni e nel pieno del suo successo.
L’archivio di Paolina Pezzaglia, conservato dal nipote Gianni Greco che pubblica un blog ad esso dedicato, riflette i caratteri particolari di una personalità dello spettacolo. Vi si conservano  le locandine teatrali degli spettacoli,  le recensioni a stampa dei critici di giornali, i copioni con annotazioni manoscritte e le foto di scena. Particolarmente indicativo della personalità di Paolina è la sceneggiatura di un film, da lei scritta, intitolato Genio malefico che, al pari di componimenti poetici lasciati manoscritti, fa intuire anche le sue potenzialità di autrice. Sono anche conservati otto spezzoni di pellicola del film sequel Il mistero dei Montfleury, unici esemplari rimasti di questa pellicola che era data per irrimediabilmente perduta. Un archivio piccolo ma significativo per la storia dello spettacolo italiano nel primo Novecento.

Chi era JOLANDA DE BLASI

Jolanda De Blasi  (foto di copertina) nasce Catanzaro il 19 maggio 1888. Nel 1900, quando Jolanda ha dodici anni, la famiglia si trasferisce a Firenze, dove Jolanda frequenterà  prima il liceo e poi il Regio Istituto di Studi Superiori dove, nel 1907, conosce e diviene amica di Carlo Michelstaedter. Laureatasi in lettere nel 1911, manifesta grande interesse per il teatro pubblicando saggi sulla tragedia italiana e cimentandosi anche nella scrittura teatrale. Nel 1914 sposa il compagno di studi universitari Anton Francesco Giachetti. Dal 1915 al 1918 insegna storia e letteratura al Liceo Ginnasio Dante di Firenze e, dal 1922 al 1940, materie letterarie all’Educandato della SS. Annunziata a Poggio Imperiale di Firenze. Contemporaneamente al suo lavoro di insegnante, la De Blasi scrive novelle, saggi, articoli e traduzioni e inizia una vivace attività di organizzatrice culturale. Iscritta al Lyceum di Firenze fino dal 1912, dal 1925 diviene presidente della sezione letteraria, ne decide i programmi  e porta avanti una infaticabile attività di conferenze ed eventi di divulgazione culturale. Negli anni del fascismo, Jolanda, fervente monarchica e ammiratrice di Mussolini – a differenza del marito, decisamente antifascista –  conosce e ha rapporti epistolari con molti esponenti della Corte o del  regime, come Maria Josè di Savoia,  Edda Ciano, Giuseppe Bottai e con molti personaggi della cultura dell’epoca, come Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Ada Negri, Matilde Serao, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Massimo Bontempelli.  E’ autrice di  molti saggi di critica letteraria. Nel 1939 cura per la casa editrice Sansoni la pubblicazione dell’opera postuma di Gabriele D’Annunzio “Solus ad solam”, sulla storia d’amore del poeta per la nobildonna Giuseppina Giorgi Mancini (Giusini). E’ la stessa Mancini a  fare avere alla De Blasi l’autografo dannunziano (scritto nel 1908) perché fosse pubblicato. L’opera ebbe un grande riscontro critico e una vasta eco. Alla caduta del fascismo, la De Blasi fu condannata per la sua adesione al regime, ma nel 1944,  le fu annullata la pena. Nel 1945 lascia la presidenza della sezione culturale del Lyceum e l’insegnamento. Dopo questa data continuerà però la pubblicazione di articoli su giornali e riviste, scrivendo sia di argomenti letterari e storici sia di argomenti più leggeri, come alcuni articoli sui programmi della neonata televisione italiana. Negli ultimi anni lavora alla traduzione dei poemi omerici e ad un romanzo (Lady Hamilton). Muore a Firenze il 2 agosto 1964.

L'amato e ben conosciuto Don RENZO ROSSI

Don Renzo Rossi prete – così era solito firmarsi – è per tanti fiorentini un nome e una figura familiare di cui molti ricordano una frase, una battuta, un saluto. Nato nel 1925, e morto il 25 marzo 2013, ordinato sacerdote  nel 1948, ha svolto servizio fino al 1965 tra le parrocchie della periferia operaia e i paesi del Mugello e del Valdarno inferiore. Discepolo del cardinale Elia Dalla Costa e compagno di seminario di don Lorenzo Milani, amico di don Danilo Cubattoli, don Alfredo Nesi e don Bruno Borghi, per citare solo alcune delle personalità religiose del mondo cattolico fiorentino degli anni Cinquanta e Sessanta a lui vicine, ha speso la vita per sostenere i più deboli e per difendere i diritti dei poverissimi e dei lavoratori. Dopo una intensa esperienza di assistente agli operai del Gas di Rifredi  (ottobre 1952)  e delle officine delle Ferrovie di Porta a Prato (aprile 1954) ha passato venti anni in Brasile come missionario diocesano a Salvador da Bahia, dove ha fondato una parrocchia e dove ha svolto uno speciale servizio di aiuto e di assistenza, non solo spirituale, ai prigionieri politici negli anni bui della dittatura. Al momento del rientro a Firenze è tornato parroco per qualche anno ma poi ha alternato la sua presenza in diocesi, come prete “vagante” ovunque l’arcivescovo ritenesse opportuno inviarlo, con altra attività missionaria: prima in Mozambico, come insegnante di seminario, e successivamente in India. Ha concluso la sua avventura terrena nel marzo del 2013.
Il suo archivio e la sua biblioteca rispecchiano la vastità delle sue conoscenze intellettuali  e delle sue esperienze umane. Documento significativo è una cartina del Mondo piena di puntini colorati che segnano i luoghi della sua presenza. A questi spostamenti fisici  si affianca un corrispettivo viaggio interiore, puntualmente decritto nella stesura di  diari e di quaderni di ricordi che coprono tutta una vita. L’ampiezza e l’apertura delle sue relazioni umane sono testimoniate dalle migliaia di lettere ricevute fin da quando, giovane prete, ha intessuto una rete di relazioni che mai più sono state interrotte. Tra i corrispondenti spiccano nomi di personalità note quali don Raffele Bensi, don Lorenzo Milani, don Bruno Borghi, don Leonello Bartoletti, don Danilo Cubattoli, don Alfredo Nesi, don Enrico Bartoletti, don Ernesto Balducci, don Corso Guicciardini, don Sergio Merlini, don Piero Paciscopi, don Ajmo Petracchi, don Gino Severini, mons. Gianfranco Ravasi, mons. Silvano Piovanelli, mons. Carlo Maria Martini, Mons. Betori. Vi abbondano anche nomi di personaggi politici, come Giorgio La Pira,  Pietro Ingrao, Vannino Chiti e Nicola Pistelli e di giornalisti quali Giorgio Falossi, Vittorio Citterich ed Enzo Biagi. L’esperienza brasiliana, centrale nella sua vita di uomo e di prete, ha convissuto con la continuità dei rapporti sorti negli anni fiorentini. I parziali riordinamenti delle sue carte, effettuati sulla base di divisioni cronologiche e topologiche, testimoniano del necessario ritorno a quelle radici da cui don Rossi è partito per arrivare  alle “frontiere del mondo”.

sito web: http://www.sa-toscana@beniculturali.it

 

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