energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

A casa di Pontormo nelle terre di Empoli Cultura

La mostra “Pontormo e il suo seguito nelle terre di Empoli” si inserisce nella collana “La città degli Uffizi”, ideata dal direttore Antonio Natali, e ha anch’essa lo scopo di far conoscere luoghi diversi da Firenze, estranei ai grandi flussi turistici ma  ricchi di storia e di arte, mostrando contemporaneamente opere degli Uffizi poco note. Questa mostra che celebra Jacopo Carrucci detto il Pontormo nel suo luogo di nascita, apre ad un più vasto pubblico la sua casa, e mostra l'eredità culturale che ha lasciato nel territorio. Gran parte delle opere presenti, incluse quelle del Macchietti e del Cigoli, conservate nella chiesa di San Michele, provengono infatti da frazioni poco note del territorio empolese. Insieme a opere locali arricchiscono il percorso il prezioso San Michele Arcangelo del Bronzino, proveniente da Palazzo Madama a Torino e i disegni del Pontormo conservati al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Il legame con la Galleria degli Uffizi è stabilito non solo dalla cosiddetta Madonna del libro che da qualche anno è in deposito alla Casa del Pontormo, ma anche dall'arrivo della bellissima tela dell'Empoli raffigurante il Sant'Eligio.
La mostra, che verrà inaugurata il prossimo 29 novembre e rimarrà aperta fino al 2 marzo 2014, è curata da Antonio Natali e Cristina Gelli, e coadiuvata da un comitato scientifico di storici dell’arte empolesi: Belinda Bitossi, Marco Campigli e David Parri. I luoghi espositivi dell’evento sono la casa del Pontormo, la chiesa di San Michele e la Compagnia di San Michele. Infatti  spiega la co-curatrice Cristina Gelli che il lavoro di gran lunga più importante per  Pontorme fu, intorno al 1519, la pala per  la chiesa di San Michele. “È la chiesa più antica del borgo,  la cui facciata in laterizi reca flebili testimonianze dell’originario aspetto romanico. Varcata la soglia, la si scopre custode dei raffinati tesori del Cigoli, del Macchietti e di Ottavio Vannini. Percorsa l’intera navata, sull’altare destro del transetto, vicino al fonte battesimale, la sapienza e la complessità nell’uso del colore e della luce di cui dà prova il Pontormo provocano un moto di stupore nello spettatore. Sono Giovanni Evangelista e Michele Arcangelo, affrontati secondo l’idea che era stata di Donatello nelle porte bronzee della sagrestia Vecchia di San Lorenzo e destinati ad incorniciare una venerata immagine, l’attuale Crocifisso ligneo…I due santi sono pensati in contrappunto, contraddetto soltanto dallo speculare manto rosso, tanto morbido, sinuoso ed avvolgente nell’Evangelista quanto frastagliato, costretto e crepitante nell’Arcangelo”.
“Pontormo e il suo seguito nelle terre d’Empoli”, vuole segnalare il percorso che collega quegli artisti che ebbero in Pontormo un modello da seguire, e che hanno lasciato un segno visibile nel nostro territorio, e anticiperà, come abbiamo detto, la grande mostra che si inaugurerà nel marzo 2014 a Palazzo Strozzi, dedicata proprio a Pontormo e Rosso Fiorentino. Sulla casa del grande manierista, così ha scritto ancora Cristina Gelli: “Ai tempi di Jacopo, Pontorme era un borgo fortificato, soggetto alla Repubblica fiorentina. Ancora aggi scavalcando il torrente si respira un po’ di quell’aria antica e giunti in prossimità delle mura non è poi così difficile immaginare il ventenne Jacopo, sui ponteggi, intento ad affrescare sulla porta l’Arme di Leone X ‘con due putti, bellissima’ come ebbe a dire Vasari”. A proposito della casa una sorpresa attende i visitatori: al primo piano della casa di Pontormo, si trova l’installazione dell’artista empolese Marco Bagnoli (foto 2). Nel pieghevole ecco il bel saggio di Natali che ci aiuta a capire questo accostamento intelligente e stimolante tra due artisti lontani nel tempo, che qualcuno troverà ardito, ma che apre il cuore alla speranza che c’è chi sa riconosvere ed esaltare nell'arte di oggi "una commistione coraggiosa di passato e presente".  Scrive Natali che Bagnoli si ispira all’opera di Jacopo, Giuseppe in Egitto, “quando pone in cima a tre colonne altrettante figure scolpite in analogia con l’atleta Borgherini; colonne che, per come Marco le ha concepite, paiono ruotare su se stesse, viepiù accentuando la spinta ascensionale che impronta anche l’atleta pontormesco…Marco con la sua invenzione mostra di voler ulteriormente esaltare il patetismo di quel dettaglio del pannellodi Jacopo. Lo fa, non solo sfruttando la forma delle colonne (pensate come fossero d’argilla e girassero sul tornio d’un plasticatore), ma anche facendo delle figure medesime, al colmo di quei tortili sostegni, il fulcro d’orbite messe in tralice a secondare l’inclinazione del braccio levato in alto (idealmente, così, imponendo loro una postura avvitata; ch’era poi quella cui tante volte gli scultori ellenistici conformavano le proprie statue, con l’intento d’enfatizzarne il languore)…Rifiorisce, così, nella casa che vide Jacopo venire al mondo e poi partire (ch’era ancora piccino), un esito del suo spirito, ricreato da un artista (nato e cresciuto – secoli dopo – nelle stesse terre di lui) con la consapevolezza che un’eredità non si conserva nei suoi prodotti materiali e basta. Il vero erede s’impegna perché ne vengano frutti buoni. Lo farà sapendo però di dover assumere dai padri quelle qualità di mente e di cuore che l’hanno reso grande”.
Gli artisti distribuiti nelle 3 sedi sono pittori che dalla seconda metà del Cinquecento fino ad arrivare agli esordi del Seicento,  hanno guardato a Pontormo, in modi e maniere diversi. Si tratta di artisti ben noti anche al grande pubblico come il Bronzino e Jacopo da Empoli, detto l’Empoli, altri meno famosi, ma altrettanto importanti come Naldini e Betti, conosciuti tra l’altro per aver preso parte all’impresa della decorazione dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio. La prima parte dell’esposizione, in particolare i disegni del Pontormo, oltre a testimoniare l’importanza del disegno nell’arte di Jacopo, faranno luce sui rapporti tra questi e Leonardo. Un’altra anticipazione sulla futura mostra a Palazzo Strozzi è che la magnifica Visitazione, sempre di Jacopo, è stata portata via da Carmignano – che non ha molto gradito questa sottrazione abbastanza prolungata – e si trova attualmente a Firenze, presso lo studio del restauratore Daniele Rossi, cui la soprintendenza ha già affidato con tranquillità altre opere di gran nome. Una nota interessante a proposito di come (non) funziona la raccolta fondi per una mostra. Il Comune di Empoli ha indetto un Avviso pubblico di selezione per la ricerca di sponsor e lo ha postato sul sito del Comune, per trovare risorse a sostegno e completamento della realizzazione della mostra in apertura il 29 prossimo, e per la programmazione degli eventi ad essa collaterali. L’Avviso era rivolto a imprese private, associazioni e singoli donatori che si sono dimostrati in verità, molto parsimoniosi, a quanto ci viene segnalato.

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »