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“A Castello non ci fu corruzione” Cronaca

Si aggiunge un nuovo capitolo all'affaire Castello, il processo per presunti giri di corruzione fra comune di Firenze e Fondiaria SAI, nell'ambito della progettazione urbanistica dell'area periferica fiorentina. Dopo le richieste di condanna espresse lo scorso 28 marzo dai pubblici ministeri Giuseppina Mione e Gianni Tei, a prendere parola sono i legali di Salvatore Ligresti e Fausto Rapisarda, rispettivamente Presidente Onorario e dirigente fiorentino del gruppo assicurativo. Secondo le loro difese, e non poteva essere altrimenti, a Castello non è stato commesso alcun illecito.

Tizzoni (legale Ligresti): “La procura non ha saputo dipanare filo logico” – Ma quale «urbanistica contrattata» – come l'aveva definita il pm Tei. A Castello vi fu secondo la difesa di Ligresti una lecita contrattazione tra un proprietario privato (Fondiaria Sai) e soggetto pubblico (comune di Firenze). Dall'aula bunker di Santa Verdiana si leva la voce dell'avvocato Gianluigi Tizzoni, legale di Salvatore Ligresti. «La Procura – ha spiegato nella sua arringa – non ha saputo dipanare un filo logico». In pratica, quegli scambi di favori tra Ligresti e Biagi, che «trattavano da pari a pari» secondo gli inquirenti, non si sono mai verificati. Ciò che avrebbero fatto rientrerebbe tutto nei limiti della legalità poiché «ciascuno dei tre soggetti (privato, pubblico ufficiale e professionisti) fa la propria partita, lecita e in modo autonomo». Il privato operava per avere del lavoro da svolgere, il pubblico per il bene collettivo e i professionisti per guadagnarsi il pane. Punto. Alla condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione Tizzoni ha risposto chiedendo la piena assoluzione.

Legali Rapisarda: “Mancano prove che Cioni si sia messo a disposizione del privato” – Stessa linea oltranzista per i difensori di Fausto Rapisarda, sul quale pende una richiesta di incarcerazione per 4 anni e 4 mesi. «In questo processo – ha esortato l'avvocato Patrizia Polcri – è assolutamente mancante la prova della corruzione». Un ruolo centrale nell'inchiesta della procura fiorentina lo hanno le intercettazioni telefoniche fra Rapisarda e Biagi. Ma le conversazioni telefoniche sono smontate dalla difesa del dirigente, che le bollano le telefonate come «chiaccherate molto spesso non contestualizzate, su atti amministrativi». Una condotta priva di rilevanza penale che solleva da qualsiasi responsabilità anche l'ex assessore alla Sicurezza Graziano Cioni. Rapisarda, infatti, avrebbe agito nei suoi confronti in base ad un semplice rapporto di conoscenza. L'altro legale del dirigente, Renzo Ventura, ha ironizzato: «Mi risparmio la battuta che non può esservi stata corruzione in cambio della sistemazione di una parabola sul tetto (favore chiesto da Cioni a Rapisarda per una casa di Fondiaria Sai affittata ad un'amica, ndr)».

L'etica di Della Valle – L'avvocato Ventura, nel riportare la questione dell'ubicazione dello stadio dentro i terreni di Castello, si è chiesto quanto «sia etico che al sindaco Domenici, in un pranzo, Della Valle gli presenti il progetto dello stadio» e se «è normale che lo stesso Domenici telefoni all'assessore Biagi, presunto corrotto, chiedendo se il nuovo stadio della Fiorentina potesse rientrare nell'area di Castello, con Biagi, accusato di corruzione, che poi risponde che non c'e' posto».

Prossima udienza il 4 maggio con le repliche del pm e delle parti

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