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Un sacerdote racconta: “A Firenze un miracolo di Papa Wojtyla” Cronaca

Emery Kabongo, Arcivescovo emerito della diocesi di Luebo nello Zaire, oggi Canonico della Basilica di S. Pietro in Vaticano, prima di diventare vescovo è stato per circa un decennio il secondo segretario di Papa Giovanni Paolo II. Qualche giorno fa monsignor Kabongo, ospite in un paesino della Calabria, ha rivelato un episodio che riguarda un miracolo fatto da quello che oggi è il Beato Woityla, e che ha come protagonista un sacerdote operante nell’Arcidiocesi di Firenze. “Un sacerdote del Congo – ha detto il prelato – che svolgeva il servizio pastorale a Firenze, avendo un fratello in Africa ormai ammalato terminale, ha deciso di portarlo a pregare sulla tomba di Papa Giovanni Paolo II nelle grotte vaticane. Dopo il tempo trascorso in raccoglimento davanti al sepolcro, il prete è ripartito per il capoluogo toscano in compagnia del congiunto. Rientrati in Toscana, viste le precarie condizioni in cui versava, il giovane africano è stato ricoverato in ospedale. Ed è venuta fuori l'incredibile sorpresa: i medici, compiuti accertamenti analitici, hanno infatti dovuto prendere atto che la patologia diagnosticata al paziente ed ormai in fase avanzatissima era completamente scomparsa. Non c'erano più metastasi, né sintomi riconducibili al terribile male che fino a qualche giorno prima lo stava divorando”. Non si conoscono altri dati, ne tanto meno il nome del sacerdote congolese, che potrebbe essere rientrato già nel suo paese d’origine. Attualmente sono circa una decina i sacerdoti del Congo operanti nella diocesi, e tra questi quasi nessuno è al corrente del miracolo, che farebbe parte di un gruppo di 60 miracoli considerati “seri” e presi in esame per la beatificazione dalla postulazione. Postulazione che avrebbe già presentato il miracolo necessario, avvenuto dopo la Beatificazione del 1 maggio 2011, e che potrebbe portare Giovanni Paolo II ad essere definitivamente proclamato dal suo successore, Santo, cosa che per i fedeli è già da tempo.

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