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A Follonica la fabbrica racconta storie e diventa un progetto sugli archivi Cultura

Follonica – Una fabbrica può diventare uno scrigno di storie e una casa della memoria. E’ quello che accadrà il 20 e 21 ottobre a Follonica, che oggi è conosciuta soprattutto come una località balneare del grossetano ma che fino agli anni Sessanta del Novecento aveva due fonderie attive al centro della città. Ed è lì, nello spazio Ilva recuperato a giardini, sale polivalenti ed un museo – il museo Magma sulla lavorazione del ferro, appunto – che si svolgerà “Fabbricastorie”, una due giorni di incontri organizzati da Magma Follonica in collaborazione con Irta Leonardo nell’ambito del progetto di censimento e valorizzazione degli archivi del mondo dell’impresa e del lavoro in Toscana, finanziato dalla Regione.

“La cornice di riferimento è l’accordo, valido tre anni, per la valorizzazione del patrimonio archivistico (e il suo coordinamento) firmato nel 2016 dalla Regione con il Ministero dei beni culturali e la Soprintendenza toscana” spiega la vice presidente della Toscana ed assessore alla cultura Monica Barni, durante la presentazione oggi a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze dell’evento. L’accordo sugli archivi era stato illustrato al Salone del libro di Torino a maggio e tanto interesse suscitò allora tra gli addetti ai lavori.

“La valorizzazione degli archivi d’impresa e del lavoro, assieme al censimento degli archivi dello spettacolo e dell’arte contemporanea – dice ancora Barni – sono una delle novità assolute rispetto all’intesa del triennio precedente”. E proprio su questo progetto è prevista una collaborazione con il comune di Follonica, che ha a sua volta firmato una convenzione di tre anni (e riceverà 60 mila euro di contributi) per la strutturazione di un archivio multimediale, locale e del comprensorio,ò che racconti la siderurgia e la rete del ferro, ma anche per creare una rete condivisa di realtà e archivi simili a quello del centro di documentazione del museo Magma e studiare, assieme al mondo dell’impresa, pure le migrazioni e i processi demografici che ne hanno accompagnato lo sviluppo.

Assieme ai documenti e le tanti fonti orali – importantissime, storie di carbonai e di migranti – sono state raccolte anche fotografie. Il museo Magma già ne possedeva 250 e al momento ne sono state acquisite e organizzate altre mille provenienti da archivi privati e familiari. Parallelamente sono stati organizzate proiezioni, mostre e incontri per approfondire la conoscenza e valorizzare la “rete del ferro” italiana e europea. E’ stata avviata anche un’attività di riordino dell’archivio della Guardia forestale.

Il perché di Follonica è presto spiegato. Nella città grossetana la lavorazione del ferro è di casa fin dal Cinquecento, quando gli Appiani, signori di Piombino, fecero costruire una ferriera. Il culmine fu raggiunto nel diciannovesimo secolo, epoca in cui Leopoldo II di Lorena ampliò e ristrutturò gli impianti che già esistevano; e fu allora che nacque una nuova fonderia, progettata e realizzata assieme a nuove strade e abitazioni: un piccola Ilva, abbandonata negli anni Sessanta ma risorta dalle ceneri negli ultimi anni, con il contributo anche della Regione e reinventatasi come un museo futuribile e uno spazio ricreativo, culturale ma anche dedito alla ricerca. Uno spazio che recup era la capacità di ricordare, che è poi il tema anche della due giorni del 20 e 21 ottobre. “Un unico filo narrativo – sintetizza Barbara Catalani, assessore alla cultura di Follonica – che viaggia per tempi e spazi diversi, dal golfo di Baratti, la Val di Cornia e la siderurgia etrusca fino all’Austria, passando la Val di Trompia a Brescia e la montagna pistoiese, da dove arrivarono a metà dell’Ottocento molti operai”. Tutti uniti dalla lavorarazione della ghisa.

Un tema caro anche alla Soprintendenza archivistica e bibliografica toscana, che sull’archelogia industriale e del lavoro e delle imprese più in generale, anche agricole, come ricorda per l’ente Luca Faldi, ha già effettuato alcuni interventi mirati. A partire dall’amiatino, con la raccolta di documenti e attraverso interviste video preziose memorie orali.

Foo:  Magma Follonica

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