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A Lucca l’agricoltura regionale dà appuntamento all’Europa Ambiente, Breaking news, Economia

Firenze – Siamo ormai agli sgoccioli, il grande evento dell’agricoltura toscana, la due giorni lucchese che si terrà il 5 e il 6 aprile prossimi, è alle porte. La conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale che sarà ospitata al Real Collegio sarà un momento importante, in cui, come sottolinea l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi, la Toscana avrà l’occasione “per far sentire la propria voce a livello non solo nazionale ma anche europeo”. All’appuntamento lucchese ci saranno infatti tanti ospiti di rilievo tra i quali anche il commissario europeo per l’agricoltura Phil Hogan e il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina.

Sono passati 10 anni dall’ultima conferenza, tenutasi nel 2006, e l’agricoltura toscana, secondo i dati statistici che verranno presentati nella conferenza, ha mostrato una notevole capacità di tenuta, nonostante il carico durissimo della recessione. I sintomi di ripresa, emersi soprattutto nell’ultimo triennio, dovranno essere consolidati anche in una prospettiva di medio e lungo periodo: per questo l’appuntamento di Lucca sarà un crocevia fondamentale per le politiche regionali in materia di agricoltura e sviluppo rurale. Inoltre, l’assise del 5 e 6 aprile servirà a permettere un confronto tra le tantissime realtà di eccellenza di un settore che, non a caso, proietta l’immagine della Toscana nel mondo.

Una conferenza che vede già chiare le “parole” portanti, qualità, innovazione, sviluppo, ma anche i passi da compiere per metterle in pratica, a cominciare dal confronto che si aprirà sulla PAC (Politica Agricola Comune) 2020 (ad esempio per quanto riguarda la diatriba sulla Sau o superficie agricola utile, che come si prospetta oggi penalizzerebbe la Toscana e in generale l’Italia, come precisa Remaschi), la necessità di addivenire ad un effettivo ricambio culturale legato in buona sostanza al ricambio generazionale, rinnovare la spinta ad investire, cambiamenti climatici, ambiente, volatilità dei prezzi. Senza dimenticare la prospettiva occupazionale.

Del resto, il quadro anticipato dall’Irpet pur con solo alcuni dati, tuttavia fondamentali, che riguardano la produzione agricola, le imprese e gli occupati, l’export, si presenta interessante sia come “tenuta” che a livello di prospettiva per il futuro.

Per quanto riguarda il primo punto, vale a dire la produzione agricola, nel confronto con la Toscana del 2006  l’agricoltura e l’agroalimentare toscano hanno mantenuto pressoché inalterati i livelli di produzione e valore aggiunto. Ed è un risultato maturato soprattutto negli ultimi tre- quattro anni, nei quali il comparto  ha saputo recuperare i bruschi salti all’indietro del triennio 2010-2012, autentico epicentro della crisi. Attualmente il valore aggiunto di agricoltura e agroalimentare toscano ammonta a 3,2 miliardi di euro, di cui 2 miliardi (pari al 70%)  da attribuire alla parte strettamente agricola. Tale valore è prodotto in misura sempre maggiore dalle coltivazioni legnose (in primis la viticoltura, la produzione di vino è infatti aumentata del 20% nel decennio). Significativo anche il contributo delle produzioni zootecniche (per un valore di oltre 500 milioni di euro), con una redistribuzione tra le tipologie di allevamenti: in aumento pollame e suini in diminuzione bovini, ovini e caprini.

Sotto il profilo delle imprese e degli occupati, dunque del lavoro, attualmente ci sono circa 72.000 imprese agricole della Toscana. La tendenza dell’ultimo decennio è stata quella di una diminuzione delle aziende, ma anche di una loro crescita dimensionale: la dimensione media aziendale è passata da 6,5 a 10,5 ettari. Gli occupati in agricoltura sono attualmente 51.000. Anche in questo caso vi è stata una contrazione rispetto al 2006 (-12%) ma dal 2012 il numero di occupati è in costante crescita.

Infine l’export dell’agroalimentare, che complessivamente presenta  un valore di 1,8 miliardi di euro e corrisponde al 7% delle esportazioni toscane e al 6% delle esportazioni agroalimentari italiane. All’interno di questi dati si nota una crescita costante dell’export di prodotti agroalimentari, che rappresentano la fetta decisamente più consistente (1,6 miliardi) rispetto a quella dei  prodotti agricoli (221 milioni di euro). Le esportazioni hanno come paese privilegiato gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Regno Unito, Francia e Canada.

 

 

 

 

 

 

 

 

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