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A Napoleone all’Elba piaceva soprattutto il cacciucco Cultura

Prato – Il 5 maggio 2021 ricorre  il bicentenario delle morte  di Napoleone Bonaparte uno dei generali più famosi della storia morto in esilio nell’isola di Sant’Elena. A lui dedicè un’ode intrisa di valori cristiani(Il 5 Maggio), Alessandro Manzoni, immaginando che Napoleone, ormai sconfitto e lontano da tutti, avesse trovato negli ultimi istanti di vita conforto nella fede cristiana. Bonaparte fu soprattutto un uomo in divisa e per le sue incredibili gesta militari, rivoluzionò l’Europa d’allora; temutissimo non solo in patria ma anche  dai sovrani del tempo, scontò ben due forzati esili, il primo in Italia all’isola d’Elba. Qui in suo ricordo sono state programmate per l’occasione, una serie di iniziative culturali tra cui una mostra in collaborazione  con gli Uffizi di Firenze.

Il generale Bonaparte vi approdò il 3 maggio del 1814 e ci rimase fino al 26 febbraio del 1815 prima di ritornare acclamato a Parigi.  Di lui  e delle sue giornate elbane non abbiamo testimonianze precise perché purtroppo le cronache dell’epoca sono andate distrutte, ma grazie  al ritrovamento di un diario, redatto in bella grafia molto probabilmente dalla moglie di un medico e direttore dell’Ospedale elbano, Pasquale Squarci, notabile ammesso nella residenza elbana dell’Imperatore, possiamo farci un’idea del vivere quotidiano del generale più famoso dell’era moderna.

Una scoperta documentaria che dobbiamo ad Alvaro Claudi, studioso, esperto gastronomo nonché scrittore di diversi trattati sull’arte della cucina e a cui chiediamo se,  al suo libro ” A tavola con l’Imperatore”, pubblicato in occasione del bicentario del suo arrivo nell’isola, egli  ha aggiunto notizie nuove.

“La ricerca, per quanto mi riguarda, su Napoleone Bonaparte non si è mai fermata – dice Claudi -. Anche se devo dire che sul connubio tra la cucina di cui principalmente mi occupo e il condottiero di origini corse non ci sarebbe molto da dire. Perché è stato dichiarato da più parti, a torto o a ragione, che lui non fu un buongustaio. Ma grazie ad un libro che mi è stato regalato poco tempo fa e scritto nell’800 da F. Masson, ho scoperto che Bonaparte era un uomo molto preciso riguardo ai menù, ai prodotti, ai costi e persino sui fornitori! Si interessava in prima persona delle spese fatte dal personale di corte del Palazzo delle Tuileries, si occupava dell’allestimento della tavola, anche se, ai pranzi e alle cene raffinate preferiva un rancio di tipo militare. E, quando obbligato ad incontri diplomatici, i suoi ministri gli ricordavano che “ciò che non si può conquistare con la spada, si può ottenere con la gola”, si limitava il più delle volte a presenziare pochi minuti,trovando poi una scusa per allontanarsi in fretta”.

 

Non gli piaceva stare a tavola? 

Penso proprio di no. Anzi, era solito alzare le coperture dei vassoi per poi brontolare se vi scorgeva troppo cibo; mangiava in fretta grossi bocconi masticando poco e male, talvolta anche con le mani; si macchiava spessissimo e per questo motivo doveva essere sempre pronta un’uniforme nuova e pulita.

Secondo lei la dieta di Napoleone Bonaparte fu influenzata perché lui si sentiva soprattutto un militare? 

Effettivamente lui era un soldato. Iniziò come un semplice sottotenente durante la rivoluzione francese per poi diventare l’Imperatore di Francia che tutti noi conosciamo. Ma durante le battaglie gli piaceva condividere il rancio con le sue truppe anche per dare il buon esempio. E pensi che aveva in gran considerazione i propri soldati che emise nel 1810 un bando di concorso per la conservazione dei cibi da portare nelle campagne militari. Lo vinse il cuoco Nicholas Appert che riuscì a sigillare della carne in una scatoletta dopo averla riscaldata ad alta temperatura ed eliminato l’aria.

Come fu l’approccio di Bonaparte con l’isola d’Elba? 

L’isola che conobbe Bonaparte era abbastanza degradata. L’agricoltura veniva praticata in maniera poco intensiva per soddisfare  il fabbisogno interno della popolazione locale e si coltivavano fagioli,carciofi,piselli,cipolle e fave. Fu però grazie al governo francese che all’Elba vennero introdotte le colture delle patate e dei pomodori fino ad allora sconosciute agli elbani, ed avviata la produzione di un vitigno dal punto di vista qualitativo interessante. Pensi poi che durante i suoi spostamenti sull’isola, Bonaparte gettò uno sguardo a quella  di Pianosa,il cui terreno secondo lui era adatto per la produzione intensiva del grano. Pensò di trasferire lì alcune famiglie dell’isola perchè ne avviassero la coltivazione,ma poi non se ne fece più nulla.

Però, nonostante il  palato poco fine come quello di  Napoleone, questi prodotti, anche se genuini, erano davvero poco allettanti. 

Napoleone amava i prodotti semplici:gli piacevano le polpette di carne mista a quella di maiale,il pollo e tra i prodotti del mare le triglie,le alici e le sarde specialmente se fritte,che preferiva al risotto.  Beveva lo Chambertin di Borgogna, ma annacquato e lo volle con sé anche nella  campagna d’Egitto. Goloso di dolci e soprattutto di gelati teneva in gran considerazione il suo pasticcere Pierrot al quale aveva fatto assegnare uno spazio ai piani inferiori della Villa dei Mulini. Mentre nelle rimesse, vicino alle scuderie, dovevano essere sempre disponibili  un calesse da pranzo dotato di frutta fresca, limoni, vino e acquavite e una carrozza-letto da viaggio.

Quale fu la pietanza elbana che suscitò la curiosità di Napoleone? 

Secondo lo storico portoferraiese Giuseppe Ninci, a Napoleone piacque espressamente il caciucco. Durante una passeggiata lungo la darsena di Portoferraio fu incuriosito dal profumo di una zuppa preparata da alcuni pescatori e chiese di assaggiarla. Trovandola gustosa decise di invitare alla Villa dei Mulini uno dei pescatori perchè la cucinasse ma, con delusione, Bonaparte ammise di non aver ritrovato quel buon sapore del giorno prima.

Che era successo? 

Secondo me, intimorito dal personaggio famoso, quel pescatore arricchì il suo piatto con del pesce nobile e dei crostacei, modificando il sapore della ricetta originale che prevedeva invece pesci di poco pregio: l’invenduto e quelli mangiucchiati dal polpo o dalle murene.

Ma non c’erano sull’isola dei cuochi professionisti? 

Assolutamente no. Innanzitutto non aveva con sé i cuochi francesi.E molto probabilmente nelle  cucine di Villa dei Mulini ci lavorano le cuoche o i cuochi presi in prestito dalle famiglie dell’alta borghesia locale,(non c’erano sull’isola quelle nobili).Durante qualche incontro pubblico in ossequio all’etichetta essi preparavano delle pietanze seguendo le ricette locali e preparate coi prodotti del territorio. Sicuramente Napoleone Bonaparte avrà assaggiato il “Cappon di Galera”, un’insalata di pane raffermo con le verdure,la tonnina, (magro di tonno sotto sale), insaporita con la bottarga, l’antica ricetta dell’attuale panzanella toscana.

Dopo Napoleone i francesi si dimenticarono dell’Elba? 

No, anzi! Nell’isola tempo dopo vi giunse in “pellegrinaggio” d’istruzione Alexandre Dumas con il nipote di Napoleone Bonaparte, Luigi Napoleone detto “Plon Plon”. E mentre un giorno navigavano intorno all’isola di Pianosa, Dumas venne attratto dalla bellezza di  uno scoglio brullo, l’isola di Montecristo. Affascinato annunciò  che avrebbe ambientato  lì il suo prossimo romanzo e lo avrebbe intitolato “Il Conte di Montecristo”.  Infine in pochi sanno che, da bambino, Victor Hugo uno dei più grandi scrittori francesi del XIX secolo trascorse all’Elba quasi un anno, perché suo padre, generale bonapartista, a causa di uno scandalo litigò con Napoleone, che lo allontanò dalla Francia mandandolo in esilio proprio nell’isola toscana che, per uno strano caso del destino, di lì a poco, avrebbe accolto anche lui.

In foto: il giovane Napoleone Bonaparte;  Alvaro Claudi; il libro A Tavola con l’Imperatore.

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