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A Palazzo Strozzi “Nascita di una Nazione tra Guttuso, Fontana e Schifano” Breaking news, Cultura

Firenze – Sarà La battaglia di ponte dell’Ammiraglio, la celebre tela di Renato Guttuso in dialogo con immagini filmate  che ripercorrono la storia del nostro paese dagli anni 50 fino al ‘68 tratte dal mondo del cinema, della moda della politica in opposizione ad altre espressioni di quello stesso periodo, l’astrazione antirealista di Giulio Turcato ne “Il comizio”, il provocatorio collage  di Enrico Baj che raffigura un “Generale incitante alla battaglia” fino al décollage di Mimmo Rotella operato su una immagine di Benito Mussolini in “L’ultimo re dei re”, questi i primi capolavori che accoglieranno il visitatore a Palazzo Strozzi per “Nascita di una Nazione, tra Guttuso, Fontana e Schifano”  a cura di Luca Massimo Barbero che apre le porte  al pubblico venerdì 16 marzo e che si annuncia come uno degli eventi d’arte di grande richiamo per questo 2018.

Per la prima volta sono state riunite insieme opere emblematiche del fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni ’68, per lo più provenienti da collezioni museali ma anche da collezioni private, nell’anno in cui ricorrono cinquanta anni  dall’anno della contestazione. Guttuso, Fontana, Burri, Vedova, Castellani, Manzoni, Schifano, Merz, Pistoletto, alcuni degli artisti in mostra in un itinerario che dall’Arte Informale arriva alla Pop Art e alla pittura monocroma fino ai nuovi linguaggi dell’Arte Povera e dell’Arte Concettuale,  intento della mostra è di raccontare la nascita di una nazione attraverso gli occhi e le pratiche di artisti che con le loro sperimentazioni da una parte sono artisti militanti, dall’altra invece  reinventano i concetti di identità collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni del dopoguerra. Sono gli anni del Miracolo economico, un momento di grande trasformazione che dura appena un ventennio e in cui prende forma una nuova idea di arte che si esplica in una varietà di linguaggi, materie e forme, segni e figure che attingono direttamente dalla cronaca. Considerato dalla critica il periodo più fertile dell’arte italiana del secondo Novecento per il suo contributo all’arte contemporanea  in un paese in cui l’arte è una forza innovatrice  e strumento di approfondimento per un più ampio contesto culturale.

monoromo“Sono trenta anni della nostra storia – ha detto il direttore della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino che ha aperto Stamattina la conferenza stampa di presentazione nell’altana di Palazzo Strozzi – il racconto di un periodo ricco e complesso da cui risulta un’Italia straordinaria, la storia insieme all’arte di questo paese, mai fatto prima, le trasformazioni artistiche che caratterizzano l’arte moderna, per farlo sono state adottate invenzioni sceniche, una grande coreografia anche per questo aspetto ringrazio molto il curatore della mostra Luca Massimo Barbero”.

“ Guardare l’arte attraverso la storia – ha detto l’assessore regionale Monica Barni – è un metodo interessante, l’arte non nasce nel vuoto, orienta e reagisce al cambiamento e riflettere sul cambiamento nell’anno dell’anniversario del ’68 è un nuovo rinascimento, sono curiosa di vedere la mostra e spero che porti fortuna alla nostra nazione”.

“E’ un’occasione bellissima, di approfondimento e di livello scientifico altissimo  – ha commentato la vicesindaca del Comune di Firenze Cristina Giachi –  e dalla straordinaria capacità comunicativa, la consapevolezza identitaria di un gruppo di artisti che dava voce alla società. L’Italia e gli italiani è un grande tema, una grande provocazione culturale”.

seb 3“E’ un periodo  che molti di noi non conoscono – ha osservato Donatella Carmi presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – sia come storia che come storia dell’arte, è un momento culturale di alto livello che può chiarire molte domande”.

“Tutte le mostre a Palazzo Strozzi sorprendono – ha detto Cristina Acidini che è Presidente del Consiglio di indirizzo di Palazzo Strozzi – con grande ampiezza si affronta  l’artista, il movimento e il contesto politico e sociale in cui si è espresso, nelle opere multi materiche scaturisce una libertà espressiva dai codici, riconosciamo le coordinate estetiche in un periodo in cui siamo vissuti”.

“Ogni mostra a Palazzo Strozzi è un grande successo, per Firenze e grazie anche ad Arturo Galansino. La collezione d’arte di Banca Intesa con le sue Gallerie d’Italia è molto importante – ha detto Guido De Vecchi vicedirettore generale di Banca CR Firenze – purtroppo le nostre città italiane non sono più ai primi posti nelle classifiche internazionali tra le città più visitate  e stiamo cercando di intercettare con dei portali internazionali un turismo di cultura, questo è già accaduto  con 300.000 nuovi turisti.”

“Il nostro rapporto con la Fondazione Palazzo Strozzi è sempre più forte – ha detto Carlo Ceccarelli dell’associazione partner Palazzo Strozzi – e la governante da noi attuata tra pubblico e privato è stata da esempio per altre fondazioni, un’operazione di grande vitalità”.

“ L’idea è di entrare in una sala, un introibus – dice il curatore della mostra  Luca Massimo Barbero- la grande Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, quadro famoso del 1952 unica opera alla Biennale di Venezia di cui Carlo Levi in catalogo scriverà il più maturo sforzo come pittura normativa. Al figurativo si contrappone l’astratto, ogni volta l’Italia rinasce con le sue immagini e questo è quello che ho ricostruito in questo passaggio per ambienti. La nostra immagine non proviene dagli scaffali del supermercato, non sarà mai pop, ma viene dalla nostra stratigrafia, senza contare che i maestri di oggi furono ostacolati dalla cultura dell’epoca. Il dono di Fontana alla città di Firenze dopo l’alluvione del 1966 e l’Achrome di Piero Manzoni introduce il nuovo linguaggio italiano, l’Italia dei simboli. L’Italia che fabbrica immagini, con Franco Angeli, Mario Schifano, le nuove geografie possibili, la margherita di fuoco di Jannins Kunellis, infine l’immaginazione al potere, la nostra cultura popolare è fatta di stratificazione e di radicalità”. Le ultime parole prima della visita alla mostra sono un omaggio a Pasolini  e alcuni versi della poesia “Il PCI ai giovani”.

 

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