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A Prato si torna alla Dad: le voci amare del mondo della scuola Cronaca, Società

Prato – La decisione che Prato, come la vicina Pistoia, sarebbe diventata zona rossa era nell’aria già da diversi giorni, nonostante l’impegno del Comune, delle Asl e dei presidi territoriali. Vani i tentativi  di evitare le chiusure totali per le attività commerciali e i conseguenti spostamenti.

Infatti l’elevato numero legato alla diffusione del virus con 139 nuovi casi positivi registrati nelle ultime 24 ore, affiancati da una media dei contagi giornalieri nell’ultima settimana che supera abbondantemente quota 100, (in sei giorni sono stati 767 i nuovi positivi), ha determinato anche la temuta chiusura delle scuole di ogni ordine e grado.

Così dal 15 marzo 36mila studenti di Prato e Provincia torneranno alla didattica a distanza almeno fino a Pasqua. Non sono mancati gli appelli sull’importanza di mantenere, nonostante tutto, le scuole aperte e a questo proposito la Dirigente Scolastica del Liceo d’Istruzione Carlo Livi, che comprende anche il Liceo Artistico Umberto Brunelleschi, Mariagrazia Ciambellotti si dice molto preoccupata per questa chiusura totale dell’attività scolastica perché così si privano i ragazzi di stimoli e di attività non strettamente legate allo studio tradizionale.

“La didattica a distanza – aggiunge – è una didattica d’emergenza. La scuola è espressione progettuale con le visite ai musei, la conoscenza dei territori. Inoltre in un nostro Istituto abbiamo avviato un laboratorio teatrale che è risultato  fondamentale per superare certe difficoltà dei ragazzi. Grazie al teatro i ragazzi si impegnano e interagiscono tra loro. Perciò almeno una finestra scolastica, come i laboratori, (è avvenuto in passato), dovevano lasciarla aperta. Lo psicologo scolastico inoltre mi ha fatto sapere  che le richieste di colloquio da parte degli studenti non sono duplicate, né triplicate ma addirittura aumentate in maniera esponenziale come mai in passato,e questo è un allarme che non può essere sottovalutato”.

Anche Stefano Luci attore, uomo di teatro ed educatore nelle scuole, si rammarica per la forzata chiusura degli istituti scolastici  che penalizza i ragazzi: “Ero riuscito con un gruppo del Liceo Brunelleschi anche con «ritardi»  a partire con una rappresentazione teatrale di una fiaba cinese. Era quasi tutto pronto per andare in scena quest’estate dai costumi alla locandina. Questa notizia della chiusura fa male a me per il teatro, ma anche per la scuola e per la vita. Speriamo solo che ne valga  la pena. La povertà educativa e l’ignoranza andranno contrastate perché è il vuoto culturale che si è venuto a creare dovrà essere ricostruito. Non possono essere sempre i ragazzi a pagare. Siamo bravi cittadini e ci atteniamo alle regole ma ci sono dei bisogni che non possono essere più trascurati”.

Amarezza traspare anche dalla parole dell’assessore all’Istruzione del Comune di Prato, Ilaria Santi: “E’ passato un anno dalla sospensione dell’attività didattica dall’inizio della pandemia, ma paradossalmente siamo tornati alla solita soluzione cioè chiudere le scuole. Ritengo che sia un danno e un dolore per i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, gli adolescenti e le famiglie. Non è quantificabile forse, ma  la chiusura delle scuole danneggia tutti e indebolisce l’intero tessuto sociale e le basi dei rapporti tra le generazioni. Sono convinta che la didattica a distanza non può sostituire la didattica in presenza perché non può compensare la mancanza  di relazioni con gli adulti. Inoltre essa aumenta il divario nell’apprendimento oltre a creare danni psicologici e psicofisici. A Prato l’amministrazione comunale ha messo in campo tutte le risorse possibili, sia finanziare che umane, per lo svolgimento della didattica in presenza affinché questa si realizzasse  in condizioni di sicurezza, attivando con grossi sforzi anche la mensa scolastica. Per questo ho sentito il dovere insieme al Sindaco Matteo Biffoni di chiedere, pochi giorni fa, alla Regione e al Governo di tutelare le famiglie e i bambini perché abbiano una socialità sicura all’interno della scuola e una continuità nei percorsi di apprendimento. Infine spero che nel nuovo Dpcm si menzionino i nidi, le scuole educative dello O-3. Perché se non ci sarà un cambiamento queste rimarranno inesorabilmente chiuse anche per gli alunni 104 con bisogni educativi speciali. E questa sarebbe,anzi è una cosa gravissima. Grave, grave, grave!”.

Foto: Mariagrazia Ciambellotti e Stefano Luci

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