energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

A prescindere … ha chiuso EX3 Rubriche

A prescindere da ogni altra considerazione relativa a quale possa essere la politica culturale di una giunta che, a Firenze (e non ad Abbiategrasso, senza offesa eh?) se ne sta tranquillamente mesi e mesi senza avere un assessore alla cultura dopo anni che i più informati giurano ne avesse uno, se non che abilissimo ad essere sempre impegnato in qualcos’altro ma soprattutto ad essere assessore a sua insaputa e ad insaputa della città. A prescindere che dell’assessore Da Empoli si ricorda la volontà di vendere su Ebuy una scultura, onestamente bruttarella, che l’autore voleva regalare alla città. A prescindere che sempre il nostro Da Empoli, a seguito delle polemiche, annunciò in pompa magna la “creazione di una commissione di esperti che valutasse le offerte di dono alla città” di opere d’arte. A prescindere dal fatto che la commissione, nella quale erano stati nominati fra gli altri Franzisca Nori, direttrice del Centro di Cultura Contemporanea La Strozzina, e Alberto Salvadori, direttore del Museo Marini di Firenze, non è mai stata convocata ed ergo non si è mai riunita. A prescindere che il buon Da Empoli ha lasciato vacante l’assessorato prima per fare qualcosa che qualcuno, nemmeno malignamente, indicava come il “tirare la voltata a Renzi in vista delle prossime elezioni politiche” e poi per accettare di dirigere il gabinetto Vieusseux. A prescindere che, risalendo di grado, Matteo Renzi non fa che dire che fare il sindaco di Firenze “è il mestiere più bello del mondo” e che dovrebbe pagare lui per il privilegio di farlo ma poi ci rottama i corbelli perché vuole fare le primarie per andare in Parlamento, magari per governare l’Italia, forse l’Europa e, non si sa mai, il mondo. Ma non basta. A prescindere anche dal fatto, di nuovo riscendendo gerarchicamente, che per far capire bene come la pensava Da Empoli ha ribattezzato il suo ex assessorato “alla cultura e alla contemporaneità”. Ecco, a prescindere da tutto questo e dal fatto che è da ipocriti sputacchiare sentenze sulla necessità che “la politica torni a guidare l’economia” e poi invocare le regole del mercato che sarebbero nei fatti l’unico metro di misura della validità di una proposta culturale. Insomma tutto questo per dire che chiude EX3, ovvero l’unica struttura che da anni, con vari nomi e “formazioni”, aveva accettato di fare la sua scommessa sulla rivalutazione delle periferie attraverso la cultura contemporanea. Non è stato possibile trovare un accordo, il Comune ha rifiutato qualsiasi ipotesi di aumento di contributo economico: “Negli ultimi mesi l’associazione ha più volte discusso con il Sindaco di Firenze e con i dirigenti del Comune la necessità di rivedere i termini della convenzione, avendone verificata la sostanziale inadeguatezza, imputabile in massima parte all’insufficienza del contributo comunale che copre a malapena le spese di affitto (pagato al Comune stesso), manutenzione e utenze dell’edificio” si legge in un passo delle dichiarazioni di Andrea Tanini, Presidente di EX3 Toscana Contemporanea. Per me, lo voglio dire chiaramente, aver costretto alla chiusura la struttura di viale Giannotti è stato un fatto gravissimo che smaschera la volontà di considerare “aureo” solo l’ingolfatissimo, e ormai poco fiorentino, quadrilatero del centro storico nel quale si collocano certamente le principali istituzioni culturali della città. Ma anche, e soprattutto, una quantità più che allarmante di pizzerie a taglio, ristoranti che servono gli spaghetti conditi con le polpette e che forniscono incomprensibili cappuccini a fine pasto, bar avidissimi, bancarelle e negozi che vendono giacche, borse, cinture, portafogli, cappelli, il tutto rigidamente in pelle, forse umana, proveniente da chissà dove.
Gianni Caverni

Print Friendly, PDF & Email

Translate »