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A Taiwan un ristorante intitolato al più grande pilota della Vespa Società

 Il nome tira in ballo due nostri incrollabili “must”, la Vespa e gli spaghetti, e quindi lo si può considerare un doppio omaggio all'Italia. Pie Lu, taiwanese, 28 anni, una passione smisurata per il made in Italy e in particolare per il gioiello inventato da Corradino d'Ascanio, ha intrapreso una sua particolare, generosa missione tra passato e presente: far conoscere ai propri connazionali le gesta sportive di Giuseppe Cau, classe 1928, il piccolo grande pilota romano d'adozione pontederese che, assieme a un favoloso squadrone da leggenda motorizzato Piaggio, nel 1951 trionfò alla Sei Giorni Internazionale di Varese, diventando (e rimanendo indefinitamente) il corridore più giovane di sempre ad aver vinto una medaglia d'oro in sella a una Vespa; e donare a tutto questo un nuovo, immaginifico charme capace di ammaliare l'Oriente. Nel campo delle lavorazioni in pelle, ragazzo dalla mente particolarmente fervida, con un innegabile penchant per tutto ciò che è design, stile, moda, Pie ha iniziato a omaggiare Cau con originali gadget, esclusivi capi d'abbigliamento, abbacinanti opere grafiche. Dalle foto d'epoca che ritraevano il minuscolo ma coriaceo velocista romano in azione, traeva spunti per t-shirt, cappellini, portachiavi, felpe, decalcomanie, poster, francobolli. Oggi, dando voce a un altro suo sogno, l'apertura di un ristorante italiano a Taiwan, tutto questo suo microcosmo fatto di piloti, scooter, vittorie, bandiere a scacchi e tipici paesaggi italiani d'antan si trasferirà sulle pareti, sulle mensole, sui soffitti, sui ripiani, sulle teche del locale più esclusivo della città. Che si chiama “Ve-Spaghetti. Giuseppe Cau”, con il gustoso gioco di parole che già sta sull'insegna a fare da lungimirante antipasto.

Giuseppe e Pie, la strana coppia. Si sono conosciuti due anni fa al Museo Piaggio. Pie, “leather designer from Taiwan” (come recitano le note biografiche sul suo sito), assieme alla fidanzata Janette, era arrivato a Pontedera per documentarsi sull'oggetto amato, per visitarne il luogo di nascita, per carpire materiali ed elementi nuovi con cui alimentarne il culto. Osservando con occhi abbagliati i modelli storici di quella fantastica collezione, a un certo punto si è avvicinato alle Vespe da corsa: la numero 38, quella su cui Cau e la squadra Piaggio, nel 1950, a Perugia, sbaragliarono la concorrenza alle gare di velocità; e naturalmente la numero 94. Accanto alla 94, come capita spesso, c'era Cau, i biglietti da visita sempre pronti, adorabili cartoncini colorati che riproducono, in miniatura, i quadri del pittore Renato Moncini, altro grande fan del celebre “mingherlino della Vespa”; e col suo patrimonio di aneddoti, con la sua voglia di divulgare il ricco repertorio di memorabilia legato all'epopea del reparto corse della Piaggio.
Quando il giovane di Taiwan ha capito che il signore che gli stava di fianco era lo stesso che, nella grande foto lì davanti, appariva accanto a D'Ascanio, si è sentito raggiungere da un immediato, irresistibile colpo di fulmine emozionale. È nata un'amicizia, prima di tutto. Ma anche, per Pie Lu, un'inaspettata virata da imporre alla propria produzione artigianale in pelle. Dove prima c'erano gadget in pelle e in stoffa, oggi corrono piatti fumanti. In Oriente, insomma, dilaga sempre di più la Cau-mania. Ora anche a tavola. Chissà dove arriveranno. Attenti a quei due.
Andrea Lanini

 

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