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Accoglienza, il 20 scade il bando per le gare. Allarme Cgil per i Centri Notizie dalla toscana

Firenze – Il prossimo 20 ottobre, come segnala la Prefettura, scade il termine per partecipare alle gare indette per individuare gli operatori a cui affidare i servizi di prima accoglienza e assistenza dei cittadini richiedenti protezione internazionale nel territorio della Città Metropolitana di Firenze. Gli avvisi pubblici hanno ad oggetto un potenziale fabbisogno complessivo di 1400 posti, ripartito tra tre differenti tipologie di strutture (500 in strutture individuali fino a 50 posti, 500 in strutture collettive fino a 50 posti e 400 in strutture collettive fino a 99 posti). Il periodo di affidamento è di 12 mesi dalla stipula dell’accordo quadro, con eventuale rinnovo per ulteriori 12 mesi, e il criterio di aggiudicazione è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le offerte dovranno pervenire entro e non oltre le ore 14:00 del 20 ottobre. I testi dei bandi e relativi allegati sono pubblicati sul sito web della Prefettura: www.prefettura.it/firenze.

Intanto, una dura nota che riguarda la diffusione del virus Covid 19 nelle strutture di accoglienza di prima e seconda soglia (emarginazione sociale, utenza in stato di disagio socioeconomico e con problematiche alloggiative) e di accoglienza migranti (Cas, Sprar e Siproimi) viene diffusa dalla Cgil. “Strutture che si adattano con difficoltà alla presa in carico di persone in quarantena, sia dal punto di vista logistico che organizzativo – si legge nella nota – gli ambienti e le modalità di accoglienza dei centri sono nella maggioranza dei casi non adatti a fronteggiare la diffusione di un virus di qualsiasi entità esso sia”

“E’ impossibile isolare o normare in qualche modo lo scambio fra gli ospiti, si pensi ai centri piccoli dove le camere da letto hanno 2/3 ospiti mentre nei grandi si arriva a 6. I bagni sono uno ad appartamento nei piccoli centri, e nei grossi centri si tratta di bagni a batteria con lavandini, docce e wc negli stessi ambienti. Di solito questi bagni sono uno a piano, ma in uso anche ad ospiti di piani diversi. E’ impossibile una sanificazione accurata e continua degli ambienti. Nei grossi centri è impossibile tracciare gli spostamenti degli ospiti che si muovono da stanza a stanza per frequentare amici, scambiarsi oggetti, eccetera -ricordano dalla Cgil – anche gli spazi mensa presentano lo stesso problema, sia dove c’è l’auto-cucina, con gli ospiti liberi di farsi da mangiare, sia dove esiste lo spazio mensa, con servizio di catering esterno; in questo caso il cibo può essere distribuito più in sicurezza, ma nel consumo è difficile che gli ospiti rispettino la distanza, mangiano insieme senza dispositivi”.

Per quanto riguarda il lavoro di prevenzione e informazione, dicono dal sindacato, svolto dagli operatori, “non basta”.

“Serve un intervento delle autorità competenti, nello spiegare e far attuare con controlli le prescrizioni previste. Un intervento volto anche a dare indicazioni precise su come isolare le persone in quarantena e, se questo non fosse possibile, su come spostarle in strutture dedicate – dicono ancora dal sindacato – serve una risposta rapida nell’effettuare test diagnostici (tamponi) e altrettanto rapidamente, in caso di positività, occorre il trasferimento in unità di quarantena appropriate (stanza singola e bagno). Serve poi una sanificazione degli ambienti straordinaria che non può essere lasciata solo agli enti gestori, che affermano di non avere risorse o non ne destinano a sufficienza. Per tutti questi motivi – conclude il sindacato – crediamo che la situazione debba essere presa in carico nel più breve tempo possibile, attuando un piano di intervento simile a quelle effettuato dal Girot nelle Rsa, che ha evitato conseguenze ben più drammatiche per l’utenza e i lavoratori delle strutture residenziali”.

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