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Acli, Manfredonia: “Nuovo welfare, dopo la crisi inizia il periodo della cura” Breaking news, Cronaca

Firenze – Emiliano Manfredonia, vice Presidente Nazionale delle ACLI e presidente del Patronato ACLI, sta gestendo da remoto le sue numerose attività e tiene così i contatti con le varie strutture dell’associazione che è diffusa in modo capillare sul territorio, attraverso le strutture di base (circoli) e un sistema che comprende anche servizi sociali e numerose associazioni specifiche da quelle sportive a quelle di promozione del tempo libero ma anche altre, come la Federazione Anziani e Pensionati, anch’essa diffusa in modo capillare in tutta Italia. Abbiamo chiesto a Manfredonia come le Acli stanno affrontando l’emergenza Covid 19.

D. Quali iniziative avete messo in campo ?

R. Purtroppo la chiusura dovuta al Covid-19 ha colpito duramente tutte le strutture ricreative quindi principalmente i nostri circoli le nostre società sportive e quindi l’attività tipica si è ridotta. Anche i servizi hanno dovuto attivare lo smart-working perché, pur essendo considerati tra gli “essenziali” non possono ricevere utenza.

Ma la fantasia non è mancata alle nostre Acli nonostante anche i tanti lutti e sofferenze che le hanno coinvolte. Prima di tutto nel supporto alla protezione civile, al fianco dei comuni per la distribuzione alimentare, nel inventarsi nuovi modi di contatto, chiamando. Per esempio avviando l’iniziativa “adotta un nonno” delle Acli di Bologna, dove vengono messi in relazione bambini e nonni, persone anziane, che vivono l’isolamento in solitudine. Ma tante altre iniziative stanno nel campo culturale e formativo con numerose dirette o registrazioni di corsi, web talk, o come l’iniziativa proposte delle Acli di Pisa “Il contagio delle Parole” : #viciniadistanza. parole chiave commentate in relazione all’emergenza Covid 19

Non si è fermata nemmeno l’attività istituzionale e infatti stiamo dialogando con tutto il terzo settore e con le istituzioni per denunciare, proporre, suggerire tante ipotesi di legge.

D. Come si è attrezzato il Patronato Acli per gestire questa situazione ?

R. La situazione è difficile, perché all’utenza è proibito recarsi ai nostri sportelli. Dopo due mesi di smart-working e quindi alla necessità di interloquire al telefono o con i nostri mezzi informatici ci stiamo preparando alla riapertura. Stiamo cercando di capire come poter evitare assembramenti alle nostre sale d’attesa. Non sarà facile ma sarà obbligatorio per molto garantire il distanziamento sociale per cui il nostro Patronato ne risentirà. Stiamo valutando l’apertura serale e in tutto il Sabato, per ampliare il nostro “tempo” visto che gli spazi restano quelli.

In genere le persone hanno bisogno di noi, sono molteplici le attività e le richiesta al Patronato. Anche il nuovo decreto cura ci ha responsabilizzato per varie richieste dai bonus 600€ ai bonus babysitter ai nuovi congedi. Siamo un servizio indispensabile. Anche perché con tutto il rispetto molta popolazione anziana non sa utilizzare strumenti informatici per dialogare con noi o con Inps. Il “bracciante di Caserta” tipicamente non sa usare un Pin. Quindi per quanto la pubblica amministrazione si possa ammodernare serviranno sempre enti che aiutano il cittadino a districarsi e alla pubblica amministrazione per farsi “spiegare”, enti, come il nostro, che costruiscono la democrazia dal basso, la realizzano mediando tra cittadino e la pubblica amministrazione che traduce i dettati della politica.

D. Si può fare associazione anche a distanza ?

R. E’ molto difficile. Il digitale ci apre delle opportunità, e questa distanza obbligatoria ha accelerato un processo inevitabile, e direi anche positivo, per far arrivare molte più iniziative, ha moltiplicato l’opportunità di studiare, capire cogliere relazioni importanti. Sicuramente ci ha aperto porte che prima restavano chiuse. E ne faremo tesoro prezioso. Ma tutto ciò non può e non potrà sostituirsi alla relazione vera, a quel bisogno di socialità di ognuno di noi. Sono convinto che gradualmente le persone non solo torneranno ad incontrarsi, ma lo faranno più di prima, con rinnovato entusiasmo. Perché se c’è una cosa che ci ha insegnato questa pandemia è che nulla è scontato. Nemmeno andare al circolo a fare due chiacchiere e prendere un caffè, fare una riunione, trovarsi in preghiera insieme. Torneremo a riscoprire il gusto della relazione e l’importanza dei corpi intermedi.

D. C’è anche un fiorire di iniziative come la pagina facebook Fare Bene di Lanfranco Norcini Pala

R. Sì, ne parlavo prima. Fare bene, Lo stato delle cose, iniziativa nelle pagine delle Acli ,o come la rinnovata pagina Facebook della fondazione Achille Grandi dove incontrare politici e pensatori del nostro tempo.

D. Come ricostruire un nuovo welfare dopo questa drammatica esperienza?

R. Non lo so. Costruiamo giorno dopo giorno, anche se la mentalità dovrà essere quella del dopo guerra. Non perché siamo in un periodo di guerra, siamo in un epoca di cura, l’uomo ha bisogno di cura, la terra ha bisogno di cura, le relazioni hanno bisogno di essere curate, la nostra spiritualità ha bisogno di cure. Ma ci sarà bisogno di obbiettivi unitari, competenze, responsabilità, di sentire le fatiche e gli umori della gente, “l’odore delle pecore” per avviare una stagione di cambiamento di paradigma. Una stagione dove il sociale non può che essere protagonista.

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