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Acqua di nuovo pubblica, si comincia dallo scioglimento dei patti parasociali Breaking news, Cronaca

Firenze – La delibera per lo scioglimento del patto parasociale tra soci pubblici da un lato e Acea (il socio privato romano) dall’altro, è stata approvata oggi dal consiglio comunale con 23 voti favorevoli, 8 astenuti e nessun contrario. In soldoni, durante la vigenza della concessione, che nel 2018 è stata prorogata fino al 2024, il comune di Firenze eserciterà il diritto alla ridefinizione delle regole della governance previsto dall’accordo. Il patto in questione risale al giugno 2006 e regola i rapporti fra soci pubblici e socio privato, per quanto riguarda ovviamente la partecipazione in Publiacqua spa.

Cosa significa questo ancora non è del tutto chiaro, se non che, alla fine della concessione, il Comune si tiene le mani libere per riprogrammare un’altra modalità di gestione dell’acqua. Ma la vera domanda è: si sta andando verso una ripubblicizzazione del servizio, o si ha in mente una società in housing, sempre in forma di spa, che tuttavia potrebbe ancora mantenere ciò che i comitati del referendum, i cittadini che votarono per l’acqua pubblica e un casto settore dell’opinione pubblica non solo cittadina ma italiana vedono come il vero problema, ovvero considerare l’acqua a stregua di merce capace di produrre profitto? In altre parole: l’acqua pubblica è tale perché gestita da una società pubblica, o perché non viene considerata sotto il profilo di produttrice di profitto?

Domande che fatalmente riverberano sulla giunta. Del resto, qualsiasi discussione sulla gestione dell’acqua non può prescindere da un convitato di pietra sempre più ingombrante, man mano che il decennio s’avvicina: il famoso referendum sulla ripubblicizzazione dell’acqua del 2011. Una vittoria netta per il partito dell’acqua pubblica, un pronunciamento popolare sempre disatteso.

Che la ripubblicizzazione dell’acqua sia un argomento sempre molto sentito e che sia necessario fugare quella sensazione di “furto” che si sparse nel Paese dopo “l’inutile” vittoria al referendum, lo dimostra quanto è stato dichiarato a questo proposito, negli anni, dallo stesso sindaco Dario Nardella. Basti ricordare quanto annunciato dal sindaco il 25 ottobre 2018, quando sottopose all’Ait (associazione idrica toscana), con i Comuni dell’area di Firenze, Prato e Pistoia, la decisione di avviare, attraverso la proroga della concessione a Publiacqua fino al 2024, quella che il sindaco chiamò una vera e propria “rivoluzione idrica”, ovvero creare le condizioni, alla fine della concessione, per costituire “una società interamente pubblica, nata per gestire l’acqua in Toscana che sarà di proprietà dei toscani”. La questione si arroventò definitivamente nel giugno 2018, quando sia il sindaco di Firenze sia il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, dicono apertamente da che parte stanno:  “I toscani possono gestire il servizio idrico in autonomia – dichiara Dario Nardella – e gli utili delle aziende dovrebbero restare in Toscana. Magari con una società partecipata solo dai Comuni, tramite un’azienda in house”. “Palla” battuta subito da Enrico Rossi, che allarga il campo: gestione dell’acqua non solo pubblica, ma anche unitaria. Per tutta la Toscana.

Un discorso dunque che giunge da lontano e che vede, secondo l’assessore Federico Gianassi che porta la delibera in aula, nell’atto un primo passo verso quella che comunque si prospetterebbe, se gli intendimenti dell’amministrazione rimangono coerenti, come una “ripubblicizzazione”. Ovviamente, il problema, come puntualizza l’opposizione di Spc, sarà di capirsi sul termine acqua pubblica:  sarebbe inutile “imitarsi a fare gestire l’acqua a un soggetto pubblico, anziché privato, se poi si prosegue a far profitto su un servizio essenziale”. il principio che fu poi il “cuore” della vittoria referendaria del 2011 (ricordiamo che la vittoria fu riportata con oltre il 95% dei voti). In sintesi, dunque, il passaggio di oggi porterebbe Firenze un po’ più vicino al grande obiettivo dell’acqua pubblica …. o dell’acqua gestita da una grande Spa interamente pubblica. Che non sarebbe la stessa cosa.

Sul contenuto tecnico dell’atto passato oggi in consiglio comunale, si diffonde l’assessore Federico Gianassi. “In pochi giorni con un lavoro serrato, siamo riusciti a venire in consiglio con questa delibera. Velocità attribuibile al percorso del comitato di patto, che ha deciso di procedere con la disdetta dei patti parasociali. Per cui abbiamo deciso di procedere anche noi in velocità, producendo delibera di giunta, esame nelle commissioni e giungendo al voto di oggi. Un percorso grazie al quale potremo presentarci all’assemblea dei soci per formalizzare la fine del percorso e la disdetta dei patti parasociali. I patti che legano i soci pubblici e Acea prevedono un rinnovo quinquennale, a meno che un anno prima della scadenza, i soci pubblici non procedano alla disdetta, in questo caso, entro il 27 giugno di quest’anno”. A giorni dunque.

Nel merito: disdire i patti parasociali “consentirà di superare le regole del patto, richiamandoci esclusivamente alle regole dello statuto. Si tratta di ridurre alcune prerogative di Acea che tornano nell’ambito delle responsabilità dei soci pubblici”.

La delibera odierna dunque “si articola in un passaggio molto più ampio – ricorda l’assessore Gianassi –  che si concluderà solo parzialmente nella scadenza della concessione, nel 2024. Il passaggio successivo nel processo per cui stiamo lavorando sarà quello di prospettare il cambio di modello di gestione. Sarà una forma che l’Autorità idrica toscana dovrà accettare”.

“Ci tengo a sottolineare che non si tratta di un atto di ostilità all’azienda – continua Gianassi – non si tratta di  uno scontro, è la scelta di recuperare maggiore peso anche durante la vigenza della concessione, per prepararci alla nuova sfida del nuovo modello gestionale. Dal 2024 in poi”.

Sull’intera vicenda intanto si registrano altre voci critiche, a partire da quella del consigliere comunale di FdI Alessandro Draghi (astenuto), che dichiara:”Non siano i fiorentini a pagare nelle bollette la liquidazione del socio privato di Publiacqua” Questo il commento del capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi che con Federico Bussolin, Antonio Montelatici (Lega) e Jacopo Cellai (Forza Italia) aveva proposto un emendamento all’ordine del giorno PD collegato alla delibera sulla disdetta dei patti parasociali in Publiacqua con il socio privato Acea, in cui si chiedeva all’amministrazione “di adoperarsi affinché non aumentino le tariffe negli anni 2020-2024, per l’acquisto delle quote del socio privato, che detiene il 40% di Publiacqua”.

Intanto dal Forum Toscano dei Movimenti dell’Acqua giungono altri punti di vista. Il punto, dicono dal Forum, è che con “la rottura dei patti parasociali non cambia la situazione, in quanto anche lo statuto di Publiacqua sancisce la stessa identica cosa, vale a dire che l’AD è scelto dal privato”.

Un altro punto su cui il Forum mette le luci è  “il prolungamento di 3 anni della concessione a Publiacqua, slittata fino al 2024. Elargito nel 2018, ancora in questa occasione viene spudoratamente rivendicato come necessità per agevolare la liquidazione del socio privato, ACEA. Per non dire del regalo fatto in precedenza alla società romana dell’intero sistema informatico di Publiacqua, che comprende la gestione delle risorse umane, delle relazioni con i clienti e con i fornitori, la pianificazione delle risorse di impresa”.

“Il dubbio che ci attanaglia – conclude il Forum – è che tutta l’operazione potrebbe rivelarsi semplicemente una manovra elettorale in vista delle regionali, per far raccattare qualche voto in più al centro sinistra. Come da tempo abbiamo sostenuto, i Comuni dovrebbero davvero riprendere in mano la gestione dell’acqua, in collaborazione coi cittadini e con i lavoratori del settore, costituendo aziende speciali o consortili: aziende soggette al diritto pubblico, dove nessuno speculi per ottenere profitti dall’acqua. Adesso, come in precedenza, pare che si stia andando in tutt’altra direzione”.

 

 

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