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Addetti ai Musei protestano in Palazzo Vecchio Cronaca

Un’ottantina. Sono circa 80, i dipendenti della cooperativa Cis che svolge servizi nei Musei civici fiorentini. Oggi 10 ottobre una loro delegazione (circa una ventina di persone) si è presentata in consiglio comunale con i cartelli  per sottolineare una situazione che per molti rasenta il dramma.
I problemi posti all’amministrazione sono molti: intanto, dal 2 settembre, causa un appalto dell’amministrazione pubblica comunale che ha messo a gara i servizi notturni e festivi del Museo di Palazzo Vecchio, i dipendenti del Cis per la casa comunale si sono visti ridurre il monte ore del parametro contrattuale. Meno lavoro equivale a meno soldi in busta paga. E visto che spesso la media di una busta paga arriva a superare di poco i 500 euro, la riduzione equivale sempre a incentivare la precarietà dell’esistenza di questi lavoratori.
Inoltre, l’amministrazione comunale ha generalizzato la riduzione di postazioni del personale di servizio ai musei. Cosa significa in soldoni, è ben comprensibile se ci si reca al Museo Bardini, come spiegano alcuni dipendenti: con il “dimagrimento” resta solo un addetto per piano. I piani sono tre. “Impossibile prestare un servizio adeguato – spiegano i lavoratori – fa solo specie quanto sia bassa la consapevolezza di questa amministrazione sul valore dei tesori artistici che gestisce”.
La fascia d’età media degli addetti museali oscilla fra i trenta e i quarant’anni, con punte che portano qualche lavoratore oltre i 45, verso i 50. La preparazione è d’eccellenza: quasi tutti laureati in materie artistiche (la maggioranza in storia dell’arte), conoscono tutti dalle due alle tre lingue straniere. Se si unisce età e preparazione, ci si accorge che si tocca la fascia di maggiore maturità produttiva quanto a esperienza e freschezza della vita lavorativa di qualsiasi addetto. Un tesoro che vine bruciato nella precarietà contrattuale e in uno stipendio che non consente a nessuno di vivere con questa occupazione. Forse, ma a fatica, di sopravvivere.
Le rivendicazioni degli addetti museali si convogliano sostanzialmente in un’unica richiesta: quella rivolta all’amministrazione comunale di aprire un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali.
“Per restituire dignità- conclude il rappresentante Usb Stefano Cecchi – sia ai lavoratori che ai servizi: ai primi, per lavorare in condizioni e per conseguire stipendi dignitosi, ai secondi, per essere svolti nelle migliori condizioni e ottenere la migliore qualità”.
Infine, una domanda resta in sospeso, aleggia nell’aria pesante come un macigno, e riguarda il Museo di Palazzo Vecchio: perché un servizio portato avanti egregiamente dai dipendenti del Cis come quello notturno o festivo è stato messo a gara, quasi di sorpresa, negli ultimi giorni utili?
La procedura per l’affidamento dei servizi di guardaroba, guardasala e assistenza alla visita del Museo di Palazzo Vecchio in orario notturno e festivo è stato aggiudicato col metodo del ribasso d’asta a una ditta di Torino, la Copat, che ha offerto un ribasso del 27.09%, con un risparmio pari a euro 35.295,56 sull’importo a base d’asta.
“Il problema di questo tipo di offerte – conclude polemicamente Cecchi – è che il ribasso si abbatte sui lavoratori, che non sono semplici pedine, ma donne e uomini con mutui, case, famiglie da mantenere”. O, più spesso, visti i tempi, un futuro ancora da costruire. 

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