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Addio coronabond, ma l’alternativa sarà comunque accettabile Opinion leader

Firenze – Il pessimismo della trattativa e l’ottimismo della soluzione. Questa rivisitazione del più noto detto di Antonio Gramsci (il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà) mette bene in luce l’anima giallorossa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Una trattativa giustamente drammatizzata per lo stato di necessità che ha visto accuse dirette sostenute da retorica di amaro euro-pessimismo nello stile politico dei pentastellati e, contemporaneamente, il lavoro meticoloso per una soluzione che sia davvero efficace e aiuti il Paese e rialzarsi dopo lo tsunami coronavirus, alla quale stanno efficacemente lavorando Paolo Gentiloni, Enzo Amendola e Roberto Gualtieri del Pd.

Così c’è da scommettere che martedì 7 aprile, quando si riunirà l’Eurogruppo, il vertice dei paesi che hanno adottato la moneta unica, arriverà un accordo per mettere a disposizione grandi risorse per il rilancio delle economie più devastate dalla pandemia.

Con  un effetto collaterale tutt’altro che secondario. Una volta stuzzicata una sensibilità già incline a considerare l’Europa come una sovrastruttura burocratica del tutto inutile nei momenti del bisogno, si dovrà poi ricondurla sulla strada dell’adesione e della condivisione. Se il sondaggio pubblicato ieri dalla Nazione registra che la fiducia degli italiani verso l’Ue è crollata al 25%, con tutti i carichi che sopra ci ha messo subito il padre di tutti gli euroscettici, Matteo Salvini, come far loro cambiare idea? Come si riuscirà a rinfilare il genio nella lampada di Aladino dopo averlo fatto uscire, come si commenta fantasiosamente in ambienti del Parlamento europeo?

Che la soluzione non possano essere i corona-bond, cioè obbligazioni europee garantite mutualisticamente da tutti i paesi dell’Eurogruppo, era chiaro fin da quando è stata lanciata la proposta il cui principale risultato è stato quello di riattizzare le storiche antipatie verso la Germania. I tedeschi hanno sempre ragionato in termini di austerità e di equilibrio di bilancio e hanno accettato di condividere la loro moneta solo a condizione che fossero rispettati questi principi, e che la Banca centrale europea fosse legata al suo compito principale di lottare contro l’inflazione. Il loro stesso quadro costituzionale li obbliga a mantenere questi principi .

Esclusa questa ipotesi (che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha definito “uno slogan”, con espressione per i tempi infausti infelice e inopportuna, ma esatta dal punto di vista della sua attuabilità ), il bilancio europeo, i programmi dell’esecutivo di Bruxelles e gli organi finanziari comuni offrono altre vie di uscita assai più praticabili. Ed è su queste che sta lavorando il trio Gentiloni-Amendola-Gualtieri.

Il commissario italiano all’Economia ha fatto circolare il progetto di mettere a disposizione 100 miliardi per aiutare i governi a gestire la imminente grande ondata di disoccupati. Il denaro sarà reperito sul bilancio Ue e verrà prestato ai governi  senza alcuna condizione e a tassi vantaggiosi. Nello stesso tempo si parla di permettere alla Banca europea degli investimenti (Bei) di aumentare di 240 miliardi la sua capacità di finanziare i progetti per la ripresa economica.  La Bei, che ha fondi propri per 71 miliardi e in atto quasi 600 miliardi di prestiti di cui circa 100 da erogare e una raccolta sul mercato di 450 miliardi con emissioni obbligazionarie, emetterà titoli per raccogliere almeno 75 miliardi. Dunque i bond saranno emessi non dalla Bce, ma dalle due istituzioni, la Commissione e la Bei fino alla somma che potranno offrire alle migliori condizioni. Saarà ciascun singolo stato a restituire sul lungo termine i soldi presi in prestito.

Un’altra strada nella stessa direzione e utilizzando la medesima strumentazione alla quale stanno lavorando responsabili e tecnici italiani ed europei è quella che ha spiegato Alberto Quadrio Curzio in un articolo su Huffingtonpost. Oltre alla Bei, l’Europa dispone di tre strumenti finanziari: il Meccanismo europeo di stabilità (il Mes, detto fondo salvastati), il Fondo europeo per gli investimenti  (Fei, deteuto al 59,1% dalla Bei) e il fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), contenuto nel  piano che l’allora presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker mise alla base del suo programma.  “Bei, Fei e Feis, specie se coordinati, diverrebbero cruciali per affrontare unitariamente la crisi che colpisce l’Unione europea e l’Eurozona”, scrive l’economista milanese.

Attraverso meccanismi finanziari da mettere a punto, l’ampia dotazione del Mes (450 miliardi) e quella dei  fondi sono in grado di garantire l’erogazione dei prestiti ai governi che ne hanno bisogno all’unica condizione che siano utilizzati per il rilancio dell’economia, senza ulteriore gravoso obbligo di relativa supervisione europea.

E’ questo il messaggio che si vuole lanciare quando si dice che la soluzione può venire dal Mes, riconcordato nelle condizioni del prestito. Resta in ogni caso aperto l’interrogativo se la quantità di denaro messo a disposizione sarà sufficiente per rimediare ai danni del coronavirus che per l’Italia potrebbero arrivare anche alla perdita di quasi il 10% del Pil.

All’interno di questi acronimi (Bei, Fei, Feis,Mes) arriverà la soluzione che farà uscire l’Europa da una situazione che ne mette concretamente a rischio l’esistenza. La Germania è “pronta”, ma per “una solidarietà che va pensata e realizzata in modo intelligente”, ha detto il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz. Il collega olandese, Wopke Hoekstra, ha detto la stessa cosa facendo il mea culpa per aver mostrato scarsa solidarietà verso il partner italiano. Intelligente significa in sostanza: grande aiuto e solidarietà, ma non attraverso i corona bond.

Giuseppe Conte lo sa. Intanto ha tranquillizzato la parte gialla del suo governo e rappresentato l’umore degli italiani che affrontano la più dolorosa prova dalla fine della guerra, litigando con Angela Merkel che gli ha concesso pure di parlare in televisione a tutti i tedeschi ai quali sicuramente è piaciuto il suo pathos, ma che altrettanto sicuramente non ha convinto. Il suo compito tutt’altro che semplice, considerando la situazione di estrema difficoltà nella quale si trovano milioni di lavoratori italiani, resterà poi quello di riportare il genio nella lampada.

Foto: Paolo Gentiloni

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