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Addio Provenzali, maestro di un giornalismo sportivo che non c’è più Calcio, Opinion leader

In silenzio, con classe e dignità, com’era il suo stile giornalistico. Inconfondibile. Oggi il giornalismo sportivo, radiofonico in particolare, piange la scomparsa di Alfredo Provenzali, inconfondibile padrone di casa, dal lontano 1966, di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Per oltre 40 anni, quella sua voce pacata, avvolgente, amichevole e decisa allo stesso tempo, ha accompagnato i sogni di milioni di italiani che per un motivo o un altro non avevano la possibilità di seguire le partite alla televisione.

E allora via con “Tutto il calcio minuto per minuto”, via con gli “Ameri? Ameri mi senti?”, con la linea all’improbabile Ezio Luzzi che interveniva dai più remoti campi della serie B se non della C per avvertire che l’Akragas aveva anche solo colpito un palo, con la linea a “Sandro Ciotti sul campo principale”, con “due minuti per il campo principale, uno circa per tutti gli altri”, con il “giro dei campi per i risultati”, con la “linea a Filippo Corsini per i risultati delle partite non in schedina” e tante altre frasi che, tra gli anni ’70 e ’90 soprattutto, hanno rappresentato un must nel linguaggio comune di ogni radioascoltatore malato di calcio. Alfredo Provenzali è stato un maestro, per tanti. Di sicuro per tutti coloro che negli anni hanno reso mitiche le cronache alla radio: Riccardo Cucchi, Tonino Raffa, Enzo Foglianese, Emanuele Dotto, Livio Forma, Bruno Gentili…

E’ stato un maestro di gestione, Provenzali, sempre educato nel dare il giusto spazio, nei momenti clou, anche ad altri eventi sportivi durante le domeniche di “Tutto il calcio…”, come i gran premi di Formula 1, le tappe del Giro d’Italia, le finali degli Internazionali di Roma di tennis, e tanti altri ancora. Provenzali è stato colui che, assieme alla sua schiera di cronisti inviati dai vari campi, ha reso tranquilla l’Italia: ascoltare le partite collegandosi a “Tutto il calcio…” faceva dimenticare il non poterla vedere in tv, senza contare la suspense dell’ascoltatore che aumentava con la tonalità di voce di chi raccontava la partita, nel climax di un’azione decisiva. Alfredo Provenzali ha accompagnato l’adolescenza dell’ultima generazione di malati di pallone che (fortunatamente?) non poteva contare sull’infinito universo delle pay-tv, e doveva arrangiarsi, se non con la radio, con la diretta di un secondo tempo di una partita di serie A qualsiasi su Rai2, o addirittura aspettare un altro cult, “90° minuto”, per sapere i risultati e vedere le reti. Alfredo Provenzali ha incarnato il fascino del radiocronista: volto sconosciuto, voce inconfondibile, il sogno di qualsiasi giornalista intelligente.

Alfredo, grazie: chi scrive è tra quelli che ti ascoltava e poi aspettava “90°…”, chi scrive non sa se è intelligente o meno, ma di sicuro ammira tutto ciò che hai fatto e rappresentato. Alfredo Provenzali, genovese, tifava per la Sampdoria. Le sue condizioni fisiche erano malmesse da tempo. Bello pensare che uno dei suoi ultimi sorrisi sportivi, sia stato quello relativo al ritorno in serie A della sua amata. Grazie Alfredo, non ci sarà più uno come te, perché non esiste più il giornalismo sportivo come quello che ci hai insegnato ad amare.

Niccolò Bagnoli

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