energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Adolfo Natalini e il nuovo Museo dell’Opera del Duomo Opinion leader

Firenze – Allo  “Spazio A” di  L.no  Cellini , Adolfo Natalini ha tenuto una conferenza dal titolo “Anticipare il moderno”, per il ciclo di incontri “Contaminazioni”. Certamente l’incontro è avvenuto per introdurre al pubblico, anche se qui  specializzato,  la realizzazione del nuovo Museo dell’Opera del Duomo,  portato a termine dal Maestro, che s’inaugurerà il 29 p.v. , come già ampiamente annunciato dai  quotidiani.

Ma l’interesse della conferenza ha travalicato l’occasione, pur centrale, perché l’architetto ne ha approfittato per ripercorrere il senso del suo lavoro, dai giovanili entusiasmi con i compagni  del “Super Studio” per un’architettura alternativa, alle pacate soluzioni degli ultimi anni. Mentre su un grande schermo scorrevano le  immagini  delle sue più note realizzazioni, egli ha iniziato con l’illustrare i  lavori  meno recenti  eseguiti all’estero, come quello della ristrutturazione (1991-96)   del centro storico di Gronigen,  in Olanda, per entrare subito nel cuore della questione di come rapportarsi con  un centro storico antico. Lì c’erano i tetti aguzzi delle città del Nord e Natalini, con un segno rispettoso e sobrio, ha cercato di ricalcare quella realtà senza invaderla, stando semmai un passo indietro.

Perché  questa è la caratteristica dell’architetto fiorentino che, nel suo eloquio pacato, si è venuta implicitamente e nuovamente  sottolineando. Tale qualità vale ancor più per le opere successive, che gli hanno attirato ammirazione o critiche di monotonia o disimpegno. Dimenticare il moderno vuol dire anche mettere da parte  le illusioni di essere assolutamente nuovi , di aver ucciso per sempre i padri: anche il nuovo non può essere sradicato del tutto da quello che c’è stato prima, si accetti o no, come in qualsiasi organismo vivente.

Così Natalini  si è messo saggiamente a una distanza di rispetto di fronte a quello che aveva davanti, e specialmente alla complessa tradizione  di Firenze, la sua città. Opere come la  scala di ponente degli Uffizi, edifici fra i più belli e complicati di tutto il Rinascimento, hanno richiesto questa intelligenza dell’oggetto preesistente e questa umiltà o consapevolezza di chi a loro si rapportava.  Perciò il Maestro contesta nel suo discorso il termine “contaminazione” dato a questo ciclo di conferenze dagli architetti di Spazio A. Perché “ogni arte ha il suo tempo e ogni tempo la sua arte”,  cita a memoria Natalini. Il fatto è che l’architettura “deve durare”, non è questione di nostalgia del passato o avventura nel futuro. E, affermazione secondo me straordinaria in bocca a un architetto così affermato, è che l’architettura  deve costruire “cose normali” . Cioè a dire, forse, secondo una norma, una regola  che non passa mai: durata, funzionalità, contesto.

Così discorrendo il Maestro  mostra, nella sua bella lingua toscana, tutta la cultura che sottende al suo discorso e che apre alla spiegazione del nuovo Museo dell’Opera: una conoscenza profonda (e.  perché no, commossa) di un passato ricchissimo di storia e umanità . In quegli spazi che gli sono stati affidati c’erano, nel Medioevo , le case degli artigiani .-.degli ‘operai’ appunto.-. dell’Opera.

Il Museo  invece risale all’Ottocento con le grandi  sculture  di facciata del vecchio Duomo , lì conservate fino all’unità d’Italia. Poi c’è stato in quegli spazi un teatro, fino a Firenze  capitale; successivamente  un garage , il più moderno e avveniristico della città; fino all’acquisto del locale da parte dell’Opera per  l’ingrandimento del Museo. Con tutto questo l’architetto  ha dovuto fare, consapevolmente, compromessi perché il museo deve raccontare 700 anni di storia. Su tale storia ha innestato la sua personale inventiva con mano e segno leggero, il più possibile non invasivo : su una parete la facciata bianca arnolfiana, il passato;  sull’altra, poche “scaffalature“ per le opere, per il presente e il futuro.

Ed è quello che vedremo e tutti giudicheranno il 29 di ottobre.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »