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Adozioni e sostegno alle famiglie, si approfondisce la rete di supporto Breaking news, Società

Firenze –  Si tratta di dati ancora provvisori, ma il quadro ormai sembra definito. Per quanto riguarda l’andamento delle adozioni nel 2016, si registra un rallentamento del trend negativo che ha caratterizzato in questi ultimi anni il fenomeno adottivo, anche in uno degli aspetti più rilevanti, ovvero la disponibilità delle famiglie all’adozione, che si attesta nel 2016 a circa 455 domande per la nazionale e a 233 per l’internazionale (erano state rispettivamente 454 e 249 nel 2015). 

I dati sono stati presentati stamattina, mercoledì 19 aprile, all’Istituto degli Innocenti, nel corso di un convegno per fare il punto su “Adozione e sostegno alle famiglie” in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti e insieme agli operatori di tutto il sistema, pubblici e privati.

Le adozioni internazionali registrano un lieve incremento rispetto al 2015 (239 rispetto alle 200 del 2015), in gran parte ma non esclusivamente dovuto allo sbloccarsi della situazione di stallo con il Congo, che ha consentito l’ingresso in Toscana di 35 bambini da tale paese proprio nel corso del 2016. 

Per quanto riguarda l’adozione nazionale, rimangono sostanzialmente stabili le dichiarazioni di adottabilità pronunciate dal Tribunale per i Minorenni di Firenze (19 da “genitori ignoti”, riferibili sostanzialmente alle situazioni di non riconoscimento alla nascita, e 21 da “genitori noti”) per un totale di 40 (erano state 37 nel 2015). Tornano su valori più contenuti le adozioni nazionali (33) e gli affidamenti preadottivi (27), rispetto ai numeri più consistenti che erano stati una peculiarità degli ultimi anni (48 e 50 le adozioni nazionali registrate nel 2015 e 2014), ma comunque in linea con quella media di circa 40 adozioni l’anno che caratterizzano l’andamento delle nazionali nella nostra regione. 

Tirando le fila dal materiale esaminato, è emerso che la disponibilità di informazioni di dettaglio sulle caratteristiche di bambini e famiglie sostiene e facilita la riflessione sulle pratiche professionali di quanti quotidianamente lavorano a sostegno dei percorsi adottivi e che si confrontano con contesti di continuo cambiamento. Per questo la Regione, con il supporto tecnico del Centro regionale e insieme ai servizi, agli Enti autorizzati e in particolare ai Centri Adozione, che rappresentano ormai da molti anni un’esperienza di eccellenza del lavoro con le famiglie, ha investito in un percorso di revisione e attualizzazione di alcuni strumenti di indirizzo metodologico e operativo fondamentali per orientare in una prospettiva per quanto possibile omogenea il sistema regionale. 

Sull’onda di questa esigenza si pone il rafforzamento e l’ampliamento degli ambiti di collaborazione con gli Enti Autorizzati all’adozione internazionale in una logica di integrazione delle risorse disponibili, anche informative e conoscitive, che si pongono alla base dell’accordo di collaborazione fra Regione, Centri Adozione ed Enti, che oggi è stato rinnovato e sottoscritto. Uno strumento che ha contribuito a rilanciare, già nella precedente versione, la partecipazione integrata anche a quei gruppi di lavoro di riflessione sulle procedure e le pratiche che hanno condotto all’aggiornamento dei documenti di indirizzo regionale. 

Un buon passo per capire il contesto nelle sue trasformazioni e difficoltà, è stata l’analisi dei risultati emersi da un’ indagine che ha approfondito, con l’aiuto dei servizi sociali coinvolti, le caratteristiche e i percorsi delle situazioni in carico ai servizi al 31 dicembre 2014. Si tratta di 212  situazioni (di cui sono rientrate nell’indagine 114) che fanno riferimento ad adozioni formalizzate anche molti anni prima rispetto alla data di rilevazione. 

Lo scopo con cui è stata intrapresa l’indagine non era di tipo quantitativo, bensì quello di comprendere come, con quali dinamiche, quale sviluppo situazionale porti al verificarsi delle crisi. Uno studio che va verso la costruzione di migliori strategie di supporto professionale verso chi sta vivendo problematicamente la propria esperienza adottiva, prendendo dunque in considerazione anche altri casi rispetto a quelli “finali“, in cui la crisi sfocia nell’uscita definitiva del bambino dal nucleo familiare. 

Il “fallimento” inteso come formalizzazione della decadenza della potestà genitoriale, è una situazione che viene monitorata con l’aiuto dei servizi dal Centro regionale e che negli ultimi anni è oscillato in Toscana fra 1 e 2 casi dal 2012: un numero limitato considerate le diverse migliaia di bambini e ragazzi ancora minorenni che stimiamo residenti nel territorio regionale. Peraltro anche la presenza di bambini e ragazzi adottati accolti nelle strutture residenziali toscane non è arrivato a sfiorare, al 31 dicembre di ogni anno, le dieci unità. Nella ricerca presentata oggi le situazioni “gravi” che hanno vissuto o stanno vivendo un’esperienza di allontanamento dal nucleo familiare (19) rappresentano un piccolo sottogruppo. 

Uno dei dati più rilevanti dell’indagine è che fra le famiglie coinvolte meno della metà aveva partecipato a iniziative di informazione e preparazione, quota che scende ad un quarto per la fase dell’attesa. Nella fase del post poi le informazioni disponibili ci dicono che per queste famiglie i servizi sono entrati in campo in tempi non prossimi alla formalizzazione dell’adozione. In un quarto dei casi il bambino è stato preso in carico nell’anno stesso in cui era stato adottato, nel 10% l’anno successivo, il 16% fra il terzo e quinto anno, il 32% oltre il sesto anno dall’adozione, in una prospettiva che si ipotizza di risposta ai problemi emergenti, piuttosto che di prevenzione. Infatti gli interventi riconducibili a una funzione di supporto alla genitorialità (gruppi post adozione, il supporto consultoriale e specialistico alla coppia, il sostegno al ruolo educativo dei genitori) risultano attivati in misura minore rispetto agli interventi in ambito sanitario e scolastico volti a dare risposta a problemi già emersi. 

Altro aspetto che emerge con forza è la necessità di prevedere forme di sostegno integrate in una prospettiva di continuità nelle diverse fasi dell’esperienza adottiva. In questa prospettiva sono orientati gli strumenti di indirizzo regionali di recente varati, che necessitano ora di azioni significative di implementazione a livello territoriale. Infine è utile segnalare che nel report trova spazio la pubblicazione di un’indagine di follow up territoriale sul fenomeno adottivo svolta dall’USL 9 Grosseto che offre una prospettiva di analisi per un certo senso diversa e complementare. L’indagine, finalizzata ad effettuare una ricognizione a livello di USL sullo stato del fenomeno adottivo, ha coinvolto le famiglie che avevano adottato tra 2005 e 20013, anche a fronte del significativo incremento di accessi ai servizi sanitari della zona anche a distanza di più anni dall’adozione. 

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