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Cimeli Bartali, nuova puntata in tribunale Sport

Stamani lunedi il nome di Gino Bartali è tornato nelle aule del tribunale di Firenze. E’ stata discussa l’ultima udienza della causa civile intentata dalla 94enne Signora Adriana Bani, vedova di Gino Bartali, per ottenere la restituzione dei cimeli personali del marito che si trovano esposti nel museo di ciclismo a Ponte a Ema dedicato all’indimenticabile campione fiorentino. I legali in aula stamani erano Cesare Palazzo per la signora Bartali ed Ilaria Tozzi per il museo. Durante la breve udienza – si è protratta per una ventina di minuti – l’avvocato della signora Bani chiedeva una consulenza tecnica per stabilire il valore dei cimeli in questione, ma la richiesta non veniva accolta dal giudice. 

La vedova di Bartali sostiene di essere l’unica e legittima proprietaria dei cimeli del marito che si trovano esposti al museo; la parte avversa invece ritiene che tali cimeli devono restare nel museo perché così si rispetta la volontà di Gino Bartali.  Tra i cimeli in questione ci sono due biciclette una da pista del 1935, quindi si tratta di un pezzo da collezionisti; l’altra da strada con la quale il campione aveva disputato il Giro di Francia del 1949. Ci sono inoltre medaglie, trofei, targhe più la Coppa d’argento donata a Bartali da Desgrange, patron del Tour de France.  La sentenza del giudice Salvatore Palazzo è prevista fra quattro mesi.

Ma la signora Adriana Bani ha promosso un’altra causa civile presso il Tribunale di Firenze di cui ci sono già state quattro udienze.
La causa è contro l’Associazione Amici del Museo di ciclismo di Ponte a Ema di cui è presidente Andrea Bresci e tre sponsors – Oleificio Sardelli, Mercafir e Jolly Caffè – del museo stesso. La vedova Bartali chiede 2.400.000 euro di risarcimento per indebito sfruttamento, a partire dal 2005, del nome e dell’immagine del marito. Il giudice Ludovico Delle Vergini ha fissato per il 24 ottobre al Tribunale di Firenze la prossima udienza.

Foto: telegraph.co.uk

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