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Aeroporto, partita a scacchi sul futuro dei lavoratori Cronaca

È una partita a scacchi quella che si sta giocando tra sindacati e società ADF in questi giorni. A tre mesi di distanza dallo sciopero dei dipendenti di Peretola del giugno scorso, le organizzazioni sindacali dei trasporti con UGL e USB, hanno ottenuto un confronto con la Commissione Istituzionale per l’Emergenza Occupazionale della Regione Toscana. Mentre, in strada, i lavoratori dello scalo fiorentino manifestavano contro il silenzio dell’azienda circa il loro futuro, all’interno di Palazzo Panciatichi i sindacati hanno chiesto risposte chiare e univoche sul proposito di esternalizzazione del ramo handling della società.

La questione è complessa e non sono pochi i punti in ombra emersi dall’incontro. Tra gli altri, la volontà di ADF è di procedere verso la cessione del ramo attinente i servizi di terra (o “handling”), di fatto la parte più corposa dell’azienda (si parla di una fetta di attività che vede coinvolti 180 dipendenti su 240) oltre che partner essenziale di qualunque realtà aeroportuale. Decisione del cda di un’azienda in deficit? Parrebbe tutt’altro. ADF ha all’attivo un utile netto di 3,2 milioni di euro e ha appena chiuso il mese di luglio con un incremento record del 10,8%, a fronte del quale viene tuttavia lamentata una perdita, non documentata, di 1,5 milioni di euro, su cui vi è riserbo di verifica. Ma quello del cda dell’ADF (al cui interno siede anche la Regione Toscana) è ormai qualcosa in più di un proposito appena ventilato. Approvata all’unanimità la cessione del ramo d’azienda ai primi di agosto, è immediatamente uscito il bando di gara. C’è già, pare, chi si sia fatto avanti (si parla di 4 acquirenti, dei quali la più certa sembra essere la GH Ground Handling di Napoli) in quest’operazione definita “preventiva”. Già, perché in virtù di un patto sindacale, ADF non potrebbe esternalizzare prima del raggiungimento dei 2 milioni di passeggeri annui. Ad oggi siamo a 1,8 milioni, ma l’azienda è certa di raggiungere il tetto del via libera entro dicembre, quando avrà – come già sembra avere – la giusta offerta sul tavolo.

Operazione preventiva, dunque, come preventiva è la presenza sindacale al tavolo della Regione poiché, se fino a prova contraria c’è un progetto, c’è un bando, c’è un più che probabile acquirente, non c’è ancora alcuna firma. Ciò che non manca è la perplessità per una situazione di stallo in cui non è chiaro il destino dei dipendenti. Perplessità, stupore, paradosso: questi i termini più ricorrenti nelle parole dei rappresentanti sindacali, che hanno chiesto chiarimenti, risposte e scelte univoche alla Commissione Regionale. Gli ingredienti per un rompicapo del resto non mancano. Curiosamente, infatti, dall’approvazione della cessione ad oggi sono state effettuate assunzioni ed è andato avanti il progetto di unificazione di Peretola con Pisa. Punti in ombra, appunto, ma anche tante domande e la chiara determinazione a ottenerle. La preoccupazione è che l’operazione possa portare a esuberi, tagli degli stipendi e all’applicazione di contratti di lavoro diversi. “Se davvero stiamo parlando di un disavanzo di 1,5 milioni – questa una delle tante domande – come potrà l’acquirente far rientrare le perdite se non intervenendo dove c’è maggiore investimento, cioè sul personale?” Ma è sulla posizione della Regione che arrivano le maggiori spinte. L’impressione generale è quella di essere di fronte a una voluta, ricercata cessione d’azienda per ragioni di profitto, a cui si accompagnano scelte contraddittorie che disorientino gli interlocutori, come la stessa prospettiva di unificazione con Pisa. O almeno, così la pensano Fit Cisl e Filt Cgil: “Sappiamo che le istituzioni si stanno organizzando per costruire una holding e unificare i due scali in un’unica società.  Ma l’esternalizzazione va in direzione diametralmente opposta! Come si può parlare di unificazione in un unico soggetto quando si lavora per spezzettarne uno?”.
Contrari a ogni ipotesi di scissione tra holding e handling, i sindacati vogliono chiarimenti sul voto della Regione. Questa la richiesta unanime, a fronte della quale la Commissione si è riservata di effettuare una verifica interna e di convocare le parti quanto prima.

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