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Aeroporto: più stop che go Opinion leader, Politica

L’aeroporto di Firenze: croce e delizia dell’area metropolitana. Quando nel 1991, dopo una massa enorme di studi e valutazioni, si decise l’ampliamento e il rafforzamento di Peretola , Firenze e la sua area persero certamente una grande occasione di innovazione infrastrutturale.

Si decise di rimanere nella sede del vecchio “aeroportino” invece di puntare ad un vero e proprio aeroporto in un’area più adeguata. Magari ad una ventina di km dal duomo al posto degli attuali 5 km. Prevalsero, a quel tempo, forti elementi di conservazione. In primis la velleitaria posizione regionalista, decisamente antifiorentina, dell’unico  aereoporto regionale a Pisa. Quindi  la scarsa lungimiranza dei pratesi che hanno sempre considerato (e forse continuano ancora oggi!) l’aeroporto un esclusivo problema/opportunità di Firenze.  Infine la chiusura dei fiorentini che vedevano di cattivo occhio distribuire le funzioni pregiate della città lontano dalla cerchia dei viali (erano i tempi del “non strappare il cuore a Firenze”!!).

E così oggi abbiamo un aeroporto che pur ha i numeri per crescere, sia in qualità che in quantità, ma che è relegato in una posizione territoriale infausta, che genera un forte negativo impatto ambientale sulla popolazione e che pone forti difficoltà in tema di rafforzamento funzionale. Si parla da tempo di revisione dell’attuale infrastrutturazione, anche modificando la localizzazione della pista, ma le cose sembrano impantanate fra gli stagni che circondano l’aeroporto.

Finalmente nel 2010 la Regione, su spinta del governatore Rossi rompe gli indugi. La Regione lavora ad una variante del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con due obiettivi, integrati e convergenti: disegnare i confini del costituendo Parco metropolitano e disegnare un areale nel quale possa trovare collocazione la nuova pista salvaguardando così il territorio da futuri, eventuali, e contrastanti interventi urbanistici dei Comuni. La variante che viene presentata al Consiglio contiene una risposta ai due obiettivi. Anche se, forse per un eccesso di dirigismo, blocca la pianificazione già autorizzata innescando  così un braccio di ferro fra Regione e Comuni, non necessario al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Inoltre si cimenta impropriamente in una scelta fra le varie ipotesi di collocazione di pista che forse non competeva allo strumento di pianificazione. Queste criticità bloccano in qualche modo l’iter della variante in Consiglio regionale e rischiano di far perdere efficacia all’azione tempestiva della Regione.

Dobbiamo solo sperare che il tutto venga velocemente risolto. Che la variante al Pit svolga il suo compito di salvaguardia. E che AdF cominci, sulla base dei “paletti” ambientali, infrastruturali e sociali posti dalle istituzioni, a fare un progetto che sia innovativo, a più basso impatto ambientale possibile e capace di dare una risposta adeguata al rilancio del ruolo aereoportuale di Firenze. Dal progetto in poi ci sarà modo per le istituzioni e per la popolazione di svolgere il necessario compito di controllo, verifica e valutazione per spingere il più avanti possibile il rapporto fra efficacia trasportistica e sostenibilità della infrastruttura.

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