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Affaire Castello. Chieste condanne per Cioni e Biagi Cronaca

4 anni e 6 mesi per Gianni Biagi, 2 anni e 8 mesi per Graziano Cioni. Il pm Gianni Tei, al termine di una lunghissima requisitoria, ha chiesto nell'aula bunker del tribunale di Firenze che i due ex assessori finiscano in carcere per fatti di corruzione nell'ambito della progettazione urbanistica nell'area di Castello.

L'accusa – La vicenda è nota. L'affaire Castello non riguarda tangenti o trasferimenti di denaro secondo il classico schema della bustarella. Lo ha ribadito nella prima parte della requisitoria il pm Giuseppina Mione, che ha però spiegato come l'ex assessore Gianni Biagi, deus ex machina dell'intera operazione, avrebbe «pilotato il conferimento di incarichi, in questo caso di incarichi professionali di significativo valore economico» nell'ambito della realizzazione dei lavori a Castello. Dal canto suo Cioni avrebbe goduto «disinvoltamente e reiteratamente dei favori di Fondiaria-Sai, un importante gruppo imprenditoriale che nella città di Firenze aveva rilevantissimi interessi economici». Il pm Gianni Tei ha accusato Biagi di «aver buttato via l'interesse pubblico, indicando a Fondiaria il progettista», impedendo che fosse indetto un bando pubblico per l'aggiudicazione dei lavori. Fu lo stesso Biagi, secondo Tei e Mione, a portare Cioni dalla sua parte, «e Cioni ci si fece portare».

L'urbanistica contrattata di Castello – L'affaire Castello rappresenta un'operazione da un miliardo di euro circa. Biagi e Fondiaria – secondo quanto ricostruito dalla Procura – arrivarono a trattare privatamente, per trarne reciproci vantaggi. Ma, e questo è il punto, «non esiste una definizione legislativa di urbanistica contrattata» ha spiegato Tei, che ha proseguito: «esistono gli accordi di programma, ma sono una cosa diversa. Esiste un'edilizia convenzionata, ma non esiste in alcun caso una norma di diritto positivo che autorizzi un pubblico funzionario a discutere e barattare di volta in volta il rilascio di un singolo permesso a costruire per un professionista. Non c'è spazio per un'urbanistica che non sia regolata dalla legge».

La difesa. Cioni: “Io innocente” – Graziano Cioni, iron man della giunta Domenici e assessore sceriffo dei bei tempi andati pare sereno dopo la richiesta di incarcerazione. Lo è stato sempre durante questo processo e quando spiega ai giornalisti la sua posizione lo fa come se si trattasse di una normale conferenza stampa: «Io non ci sto ad una condanna a due anni e otto mesi per corruzione. Mi ritengo innocente». A Cioni viene contesta la corruzione sia in riferimento al piano urbanistico sui terreni alla periferia nord di Firenze, sia per il presunto scambio di favori ottenuti da Fondiaria Sai tra cui sponsorizzazioni, un appartamento ad affitto agevolato per una persona amica ed il posto di lavoro del figlio nella compagnia assicurativa che fa capo a Salvatore Ligresti. «I pm – ha aggiunto Cioni – hanno cucito frasi a comodo loro. Se si trova un'occasione per lavorare ad un figlio è una cosa che si fa, e comunque non lavorava certo al Comune di Firenze ma nel settore privato dove era inquadrato al livello più basso» (settore privato che vuol dire Fondiaria-Sai ndr).

Le altre condanne. 3 anni e 6 mesi per Ligresti – Il pm Gianni Tei ha chiesto il carcere anche per il patron di Fondiaria Salvatore Ligresti, che «trattava da pari a pari» con l'ex assessore Gianni Biagi. Scambi di favori e concessioni edilizie il materiale del loro commercio. La Procura ha chiesto poi 3 anni per Gualtiero Giombini e 4 anni e 4 mesi per un altro dirigente di Fondiaria, Fausto Rapisarda. 8 mesi per l'imprenditore Aurelio Fontani, accusato di aver finanziato «occultamente» Cioni, e 3 anni e 6 mesi per l'architetto Marco Casamonti considerato il «cavallo di troia» di Biagi dentro Fondiaria.

Cioni, Renzi e Domenici – Rimane sempre sullo sfondo la presenza all'interno della vicenda dell'allora Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi. Nella giornata di ieri, l'ex primo cittadino Leonardo Domenici aveva accusato l'attuale sindaco di “sapere”, in un certo qual modo, cosa si tramasse a Castello, poiché, nelle sue parole, «la Provincia non disse che la convenzione con Fondiaria-Sai era contra legem». Oggi per Renzi è arrivata anche una secca sferzata da Graziano Cioni che, stuzzicato sulla sponsorizzazione ottenuta da Renzi per spedire una lettera ai fiorentini con riportato quanto fatto dalla sua amministrazione, non esita ad attaccare: «Mi dovrebbero spiegare che differenza c'è tra quando Fondiaria sponsorizzò, sempre che sia giusto chiamarla sponsorizzazione, il nuovo regolamento della Polizia Municipale (atto penalmente rilevante secondo i pm ndr) e la lettera inviata ai fiorentini dal sindaco Renzi». Fondiaria, contribuendo alla stampa del regolamento di Polizia Municipale, avrebbe fatto, secondo l'accusa, un favore a Cioni.

L'ex assessore, “rubando” un computer ad un giornalista ha mostrato la “lettera del sindaco Matteo Renzi ai fiorentini” direttamente al pm Gianni Tei, chiedendogli faccia a faccia quale sia stata la differenza fra l'iniziativa sponsorizzata dalla Banca di Cambiano (con 20 mila euro) e la sua partnership con Fondiaria. Cioni ha anche tirato in ballo la sponsorizzazione dell'imprenditore fiorentino Leonardo Bassilichi all'ultima convention organizzata dal sindaco alla Leopolda, il celeberrimo Big Bang. «Mi spiegate dove sta la differenza in questo caso, che neanche siamo di fronte a un'iniziativa istituzionale o di partito?». 

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