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Affitti brevi e banca dati, i sindacati: “Decisione positiva ma non risolutiva” Breaking news, Cronaca

Firenze – Il Decreto attuativo del Dl 34/2019 (Decreto Crescita) firmato dal Ministro del Turismo mette in campo una novità importante per quanto riguarda gli affitti brevi, vale a dire una apposita banca dati delle strutture ricettive nonché degli immobili destinati alle locazioni brevi presenti nel territorio nazionale. Le strutture ricettive avranno un codice identificativo, ovvero un codice alfanumerico da utilizzare in ogni comunicazione rispetto all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza. La nuova legge prevede sanzioni in caso di inadempienza o inosservanza di questo obbligo di comunicazione del codice alfanumerico che specifica una “sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro”, sanzione che si raddoppia in caso di “reiterazione della violazione”.  Ricordiamo inoltre che il regime fiscale delle locazioni brevi riguarda un numero massimo di quattro appartamenti per periodo d’imposta. In caso di superamento del numero massimo di 4 immobili affittati per breve periodo, non solo si passerà alla tassazione ordinaria Irpef, ma l’attività di locazione, da chiunque esercitata, si presumerà svolta in forma imprenditoriale. Vale a dire, il proprietario che affitti con locazioni brevi oltre i 4 appartamenti, non potrà godere della cedolare secca, ma entrerà nel trattamento fiscale d’impresa.

Sulla questione i sindacati degli inquilini, pur registrandone la positività, non ritengono che si sia raggiunta una vera soluzione. Al netto della dichiarazione dei vetici nazionali del Sunia, che sottolineano che “permangono tuttavia i nostri dubbi e perplessità ….  riguardo al contesto normativo che fino ad oggi regola il settore con il conseguente beneficio fiscale della cedolare secca per chiunque e in qualsiasi Comune utilizza questi contratti per l’affitto con locazione breve di non oltre 4 alloggi”, raggiungiamo la segretaria regionale del Sunia Laura Grandi, che ribadisce: “L’ultimo anno e mezzo aveva congelato la situazione, e aveva liberato svariati appartamenti. Ormai città come Firenze, Siena, Lucca, hanno visto la ripartenza del mercato turistico, a settembre, esattamente come in periodo prepandemico. Tutto ciò dimostra che, pur nella positività delle misure, il problema rappresentato dalle locazioni brevi non è stato affrontato nella sua interezza, direttamente. In altre parole, ciò che manca è una legge quadro che affronti il problema locazioni brevi a 360 gradi”.

“Dunque, serve una legge che elimini la cedolare secca per tutti, oltre a ritenere necessaria la revisione totale della legge sulle locazioni, ovvero la 431/98. Bisogna riconsiderare tutto il mercato libero prevedendo un unico canale, quello concordato per gli affitti residenziali. Ventitrè anni di libero mercato hanno creato una situazione incredibile, non solo sulle locazioni ma anche sulle compravendite, con indebitamenti trentennali per le famiglie. Mai come ora un ripensamento della legge sulle locazioni è indispensabile”.

Inoltre, ciò che il Sunia sottolinea, è anche la necessità di un intervento più fattivo dei sindaci delle città d’arte in particolare. Da questo punto di vista fa scuola  la sentenza 111/2020 della Corte Europea di Giustizia, secondo la quale i Comuni possono regolamentare del tutto legittimamente “in modo più organico ed efficace una materia che, senza alcun controllo, sta imponendo vere e proprie “trasformazioni d’uso” degli alloggi che stanno cambiando il volto e gli equilibri urbanistici delle nostre città”, come si legge nella nota del Sunia nazionale,   “a scapito della locazione di lungo periodo, con gli alloggi che sempre più diminuiscono per questo uso a cui sono destinati. Giustamente la Corte ha ritenuto legittime le misure per contrastare la scarsità di alloggi destinati alla locazione di lunga durata, ritenendo un motivo imperativo di interesse generale l’obiettivo di rispondere al peggioramento delle condizioni di accesso agli alloggi per tanta parte della cittadinanza”.

Intanto, la sottrazione di alloggi da parte del mercato delle locazioni brevi a discapito delle locazioni lunghe, sta aumentando la fame di case appresentata dalle famiglie. Cartina di tornasole di questa situazione ormai consolidata, è la questione dell’Agenzia Sociale della Casa. Dato il via due settimane fa, questo strumento, voluto dal Comune di Firenze e gestito da Casa spa con apposito ufficio, ha l’obiettivo nello specifico di aiutare i nuclei famigliari appartenenti alla cosidetta fascia grigia a incontrare offerte capaci di soddisfare ad un tempo inquilino e proprietario. Su questo assunto, al proprietario vengono prospettati grossi benefici fiscali (il Comune azzera la propria parte di Imu), grosse tutele (il comune si sobbarca, i caso di morosità incolpevole, del pagamento del canone per un anno) e anche una partecipazione pubblica (per un massimo di tremila euro) alla regolarizzaiozne dell’impiantistica del privato proprietario. Eppure, mentre l’iniziativa ha già dato il via a una vera e propria corsa alla registrazione da parte degli inquilini (emerge che molti non hanno il requisito dell’Isee, previsto da 12mila a 40 mila euro, ma la necessità porta tanti nuclei famigliari a bussare lo stesso a questa porta), sembra che ad ora, ma le esplorazioni sono ancora in corso, i proprietari si siano mostrati molto tiepidi nell’aderire. Ad ora, solo molti contatti, anche se lo scandagliamento continua.

La questione delle misure per gestire in qualche modo l’allargamento a macchia d’olio, con conseguente impoverimento del patrimonio immobiliare per la residenza, delle locazioni brevi in particolare nelle città d’arte, viene messo sotto un esame severo da Pietro Pierri, segretario regionale dell’Unione Inquilini: “Se da un lato è apprezzabile l’intento di regolamentare la selva delle locazioni brevi (che per inciso sottraggono nelle città immobili da destinare a locazioni di natura  stabile per i cittadini,  circostanza tanto più speciosa considerata l’elevata domanda delle famiglie, delle giovani coppie e dei single di disporre di alloggi stabili, senza trascurare la gragnuola degli sfratti) – dice Pierri –  mediante l’introduzione di un’apposita banca dati che registri simile impiego degli immobili,  è senz’altro da censurare che si sia ritenuto di assegnare la tassazione agevolata della cedolare secca al 21 % a coloro che fanno un uso squisitamente commerciale e professionalizzato della proprietà. Si consideri ancora che la flat tax al 21% sottrae all’erario risorse per oltre 2 miliardi di euro, che potrebbero e dovrebbero  essere impiegati utilmente per implementare politiche abitative in risposta alla crisi abitativa ormai sistemica”.

Dal basso, arriva la voce del Movimento di Lotta per la Casa, che mette l’accento sul precipitare della situazione. “Il problema principale a questo punto, non è mettere in campo strumenti per la fascia grigia o nera o blu – dice Mazia Mecocci – il problema è che sono ripartiti gli sfratti, che nella rete perversa della morosità entrano famiglie “nuove” mai toccate da queste problematiche, conseguenti spesso alla pandemia con perdite di lavoro o riduzione di orari, che la morosità è il primo e il più frequente motivo di sfratto. Soprattutto, ci chiediamo come mai i Comuni, e Firenze in particolare, non abbiano approntato misure per accogliere le famiglie che saranno sempre più spesso in condizioni di emergenza, pur essendo ben consapevoli del problema. Poi, chi chiediamo quante soluzioni in termini di case popolari avrebbero potuto essere approntate con i soldi spesi per mettere in piedi l’Agenzia sociale per la Casa, che vanta un illustre predecessore, ovvero l’istituto del Comune Garante, che non sortì risultati positivi. Infine, ci chiediamo perché queste risorse non siano state dirottate nel senso di allargare lo strumento del contributo per l’affitto, che finora si è dimostrato uno dei più validi, quando corrisposto in tempo, per evitare il precipitare delle situazioni e con l’affondare delle famiglie nella morosità. Non solo. Vorremmo anche far notare che la fascia grigia, in questo momento, è una di quelle fasce sociali che più spesso si trova ad alimentare la richiesta di case popolari. Stipendi bassi, canoni alti, mercato delle locazioni brevi di ritorno con forza, creano un circolo vizioso che toglie l’acqua per sopravvivere alle famiglie. Banche dati o agevolazioni fiscali non possono che tamponare e malamente il problema. Che è, inutile nasconderselo, di sistema”.

 

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