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Affitti, pagare o mangiare? …. Società

Amàl è un bellissimo nome: in arabo, significa Speranza. E Amàl è una bellissima, giovane donna che non vuole perdere la speranza. Anche se è dura, in Italia, con due figli piccoli, il marito in una situazione lavorativa peggio che precaria, lo sfratto incombente, riuscire a non perderla.
Soprattutto se le speranze della famigliola sono legate a un filo: il filo di quell'assegnazione di una casa popolare che li tolga dall'inferno del sapere che, da qui a poco, saranno tutti in strada, in balìa dell'Inverno.

Ma l'inferno, la famiglia di Amàl, lo ha già vissuto prima in quella casa che ora devono lasciare. Un' abitazione, come quella di altre famiglie (tutte straniere) che abitano in via Baracca, che arrivava a un affitto di 720 euro al mese, con le camere da letto ricavate dalle cantine del palazzo. Allora: sopra, le famiglie italiane, sotto, al piano terra ma con le camere da letto in cantina, le famiglie straniere. Prezzo della sistemazione? Sui 720 euro, comprensivo dei 50 euro mensili del posto macchina (obbligatorio, anche se, come la famiglia di Amàl, quando erano giunti nell'appartamento non avevano auto).

Allora, in quelle camere affacciate sotto le grate del marciapiede, là dove la gente cammina e se ti sporgi puoi vedere le suole delle scarpe sopra la tua testa, è maturata la ribellione che aveva portato Stamp nel sottosuolo della città più bella del mondo a vedere come si vive. E lo sfratto esecutivo era scattato, immediatamente. Anche perchè da due anni e mezzo, giusto dal momento che il lavoro del marito (per cui c'è una causa in corso) si era ridotto, con alti e bassi, a un'oscillazione di stipendio che andava da 400 a 600 euro mensili, la famiglia aveva smesso di corrispondere il canone. O pagare o mangiare, come si dice. Sul punto dell'occupazione (il periodo finì con un licenziamento senza nessuna indennità) , esiste una causa che sta procedendo nei confronti del datore di lavoro, il proprietario di un ristorante fiorentino.

Eppure, il problema, per la famiglia, nasce proprio da questo cavillo. Infatti, per gli organi amministrativi, il fatto che da due anni e mezzo Amàl e famiglia avessero smesso di pagare il canone è un motivo  per "depennarli" dalla classifica dell'emergenza. Oppure, se il marito di Amàl avesse percepito la disoccupazione, non avrebbe dovuto interrompere il canone. E sul punto non è valsa ne' l'autocertificazione sul reddito di regola in questi casi, ne' la lettera dell'avvocato che li assiste e che dichiara aperta la causa contro il datore di lavoro. Uscire dal canale dell'emergenza, per chi ha lo sfratto fra 2 mesi circa,  figli minori, un marito senza lavoro può voler dire solo una cosa: la strada o qualche ricovero di fortuna, magari una notte qua e una là, da qualche amico pietoso.

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