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Attentato a Betori, si cerca di capire il movente che avrebbe armato la mano di Baschini Cronaca

Forse un lascito che lui si aspettava e che non ha avuto, alle origini del gesto di cui è accusato Elso Baschini: l'aggressione al vescovo di Firenze Giuseppe Betori ed il ferimento con un colpo di pistola del suo segretario don Brogi. Baschini si definisce 'discepolo' di don Cubattoli, per decenni cappellano del carcere, morto nel 2006, e potrebbe essersi aspettato di avere qualcosa del lascito che una nobile fiorentina, Ghita Vogel, sostenitrice del lavoro di 'Don Cuba' tra gli ex detenuti, avrebbe promesso alla Chiesa. Queste alcune delle ipotesi formulate dalla polizia secondo la ricostruzione fatta dall'Agenzia Ansa che le ha pubblicate sul suo sito. Intanto proseguono le indagini. Baschini si dichiara innocente, mentre continua la ricerca dell'arma che avrebbe adoperato per l'aggressione.

Durante la perquisizione dell’abitazione, in via dell’Argingrosso, all’Isolotto, in uno dei suoi tre cellulari sono infatti state trovate alcune foto del portone della curia di piazza dell'Olio, dal quale Baschini entrò, nascondensosi dietro l'auto dell'arcivescovo, per l'aggressione. La prima foto risale al marzo 2010, mentre l'ultima al 12 ottobre  2010. Un “criminale vero”, lo hanno definito gli inquirenti, un rapinatore pluripregiudicato, con alle spalle diverse rapine in Italia e Austria, nelle quali ha anche usato sempre una pistola calibro 7,65. Da quanto si apprende, Baschini si sarebbe anche recato, il 15 ottobre scorso, alla festa del Conventino dei Salesiani per i 300 anni della fondazione, dove era presente lo stesso Betori. Gli inquirenti non si sbilanciano sul movente, ma due potrebbero essere le ipotesi: la prima, una aggressione di natura predatoria, e la seconda che l'uomo avrebbe potuto avercela con la Chiesa come istituzione. Baschini si è definito “un devoto”. Al momento dell’arresto gli è stata trovata addosso una tessera telefonica con la quale avrebbe fatto diverse telefonate alla Curia. Più volte, anche nel mese di settembre, avrebbe telefonato alla segreteria dell'arcivescovo, facendo il numero diretto: le prove sono state trovate nel traffico telefonico della stessa scheda che avrebbe usato anche della cabina telefonica che è in piazza dell'Olio, a pochi metri dal portone della curia, dove avvenne l'agguato. Baschini avrebbe poi ammesso di essere stato almeno due volte negli uffici della curia, anche se non è chiaro in quali uffici, e quando. Quando gli inquirenti gli hanno mostrato le foto del cellulare è apparso “sorpreso”, convinto di averle scancellate tutte. Al momento la pistola non è stata trovata. Resta ancora da appurare se ha organizzato tutto da solo oppure se ha avuto dei complici. 
La svolta delle indagini si è avuta nella tarda mattinata di ieri, quando in Questura è stata portata una persona, amico del 73enne, ascoltato come testimone. Sicuramente è servita anche la ricostruzione filmata eseguita giovedì 15 dicembre dalla squadra mobile fiorentina, che cura le indagini, nell’androne del palazzo arcivescovile, dove il 4 novembre si è tenuta l’aggressione, con i due obbiettivi, Betori e Brogi. Ricostruzione eseguita alla stesso orario dell’aggressione per avere le stesse condizioni di luce, ripetendo gli stessi movimenti che, secondo Betori e Brogi avrebbe fatto l'aggressore, e soprattutto con gli stessi tempi, rapidissimi. Tutto durò poco più di un minuto e mezzo. Il Baschini è stato portato in Questura alle ore 14 di ieri, mentre la sua abitazione veniva perquisita, e sottoposto ad un lungo interrogatorio, andato avanti per ore, alla presenza anche del pm titolare delle indagini, Giuseppina Mione, mentre il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi è arrivato poco prima della mezzanotte. Il 73enne aveva anche provato a cambiare look per non essere individuato, tingendosi i capelli, ma questo non ha impedito, dopo quasi un mese e mezzo d’indagini difficili, di arrivare alla sua individuazione. Ora non resta che aspettare di sapere i motivi dell’aggressione e soprattutto se si è veramente trattato del gesto di uno squilibrato, oppure se Baschin ha agito per conto di terzi e se è stato aiutato, nell’organizzazione e durante la fuga, da eventuali complici.

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