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Agguato Betori: spunta l’ipotesi di sequestro a fine di rapina Cronaca

E’ quanto emerge dalle indagini, ancora in pieno svolgimento, da parte della squadra mobile della questura. Elso Baschini, il 73enne pluripregiudicato ed ex rapinatore, arrestato con l'accusa di essere l'uomo che il 4 novembre si è introdotto nel cortile della curia fiorentina, voleva rubare l'oro e altri oggetti di valore esposti al piano nobile del palazzo arcivescovile di Firenze, nella sala di rappresentanza, quella chiamata del trono – che si vede anche nello sceneggiato Rai su don Milani – accanto allo studio di Betori e dei suoi tre segretari, non accessibile facilmente a chi si reca negli uffici della curia. E per mettere in atto il suo criminale piano aveva previsto il sequestro temporaneo dell'arcivescovo. E' quanto emerge dalla testimonianza diretta agli inquirenti dell'amico marocchino di Baschini, Mohamed Toufik, il quale afferma che gli aveva già parlato, addirittura a giugno scorso, della possibilità di rubare gli oggetti di valore custoditi nel palazzo. Addirittura Baschini gli avrebbe mostrato una foto scattata con il cellulare, in cui si vede una preziosa corona che sarebbe stata donata dai re di Francia e due candelabri antichi. Toufik ha anche raccontato che Baschini seguiva da almeno due anni gli spostamenti dell'arcivescovo Betori. Due giorni dopo l'agguato, Baschini avrebbe detto all'amico, al telefono: “Hai visto? Quando uno decide, decide”. Durante un “tranello”, teso venerdì scorso in questura dagli inquirenti, Baschi, senza sapere di essere ripreso da una telecamera nascosta, ha confidato all'amico marocchino di aver sparato e di avere sotterrato la pistola. Le indagini hanno anche appurato che Baschini ha lavorato in due cooperative di servizi vicine alla diocesi, che impiegano anche ex detenuti, e, forse per una rottura del rapporto di lavoro, nutriva un certo risentimento verso la Chiesa. Per il momento a Baschini sono contestati i reati di tentato omicidio, con l'aggravante di aver commesso il reato contro un ministro di culto, minacce e detenzione illegale di arma. Il gip ha convalidato l'arresto in carcere, sia per il pericolo di fuga, confermato da precedenti situazioni, sia, visto lo spessore criminale di Baschini, che per il pericolo di reiterazione del reato. Tra gli indizi, anche l'atteggiamento circospetto tenuto da Baschini: a questo proposito gli inquirenti hanno evidenziato che durante un pedinamento del 2 dicembre scorso ogni dieci metri si fermava e si nascondeva dietro alle colonne presso la sua abitazione, raggiungendo la sua casa dopo un percorso tortuoso e lungo, e dopo aver lasciato la bicicletta a notevole distanza.

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