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Agli Uffizi serve davvero un manager? Opinion leader

A nulla varrebbero, quindi, le esperienze internazionali che vanno in senso opposto o che sconsigliano addirittura di intraprendere questa strada. Luca Zan anni fa dedicò alla questione un libro. Tra altri casi l’autore considerava quello del British Museum dopo la direzione, non proprio esaltante, di un manager e di uno specialista del museo. Il titolo: Economia dei musei e retorica del management.

Soluzione a cui sembra affidarsi, invece, il governo per risolvere problemi che hanno radici ben più profonde di quelle che l’evocazione di un manager potrebbe far apparire. Per cento anni la parola museo è scomparsa dalla nostra legislazione perché questo istituto aveva essenzialmente una missione di conservazione. In Francia, fin dal 1945, hanno operato ispettorati con compiti rivolti esclusivamente ai musei, in Italia soprintendenze destinate invece alla tutela di un patrimonio diffuso, come richiede, certo, la nostra storia, ma di fatto con un occhio strabico, se non chiuso, verso il museo. In parte abbiamo recuperato rispetto al panorama internazionale, ma resta ancora molto da fare.

Il direttore degli Uffizi, tanto per fare un esempio, è incardinato nella Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistica ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Firenze ( è propria questa la denominazione che dovrebbe conoscere anche un turista olandese) e non ha né lo status né l’autonomia di un suo collega europeo. Nella riforma del ministero per i beni e le attività culturali, tentata e subito abbozzata dall’allora ministro Bray, si prevedeva di risolvere questo ibrido e di dare autonomia ad alcuni musei. Idea non solo accantonata ma osteggiata, più o meno apertamente, all’interno della macchina stessa dei beni culturali.
Di  formazione e ricerca, poi, non si parla più. Eppure ne avremmo bisogno per coniugare la nostra museografia con gli sviluppi più recenti delle scienze cognitive, come avviene in altre parti del mondo, per aggiornare le attività educative, per avere un museo davvero aperto alla società e al suo sviluppo come vuole la sua missione. Per tutto questo basta un manager?

Claudio Rosati

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