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Ágnes Heller, protagonista e testimone del Secolo breve Opinion leader

Firenze –  Un’altra grande testimone del ‘900 ci ha lasciati. Ágnes Heller se n’è andata mentre nuotava nel lago Balaton, una delle attività che le davano piacere, come camminare in montagna, visitare musei, stare con gli amici. Aveva compiuto 90 anni il 12 maggio.

È stata una vera protagonista e un’interprete della storia e del pensiero occidentali del secondo ‘900, di cui ha vissuto in prima persona gli eventi clou, dal nazismo di cui fu vittima – suo padre fu deportato e morì ad Auschwitz, lei e sua madre sopravvissero “per caso” – al comunismo da cui pure fu perseguitata in quanto dissidente e costretta ad emigrare prima in Australia e poi negli USA. Era stata allieva prediletta di Lukács e tra i fondatori della Scuola di Budapest.

È stata interprete e sostenitrice critica del marxismo nel suo periodo ungherese fino agli anni ’70. Cambia prospettiva dopo l’emigrazione divenendo una figura cosmopolita. Le sue opere sono conosciute in tutto il mondo. Negli ultimi mesi era stata più volte in Italia, anche a Firenze.

È stato un gran piacere averla ospite. In quell’occasione rilasciò l’intervista sull’Europa al giornalista Piero Meucci (Alla ricerca dell’Europa perduta, 2019) e partecipò a un convegno su Marx. Poche settimane dopo ritornò a Roma per presentare uno dei suoi ultimi scritti, questa volta di politica: Orbanismo. Il caso dell’Ungheria dalla democrazia liberale alla tirannia in cui analizza con grande acume il fenomeno Orban tiranno e il diffondersi dei sovranismi e della xenofobia. Un mese fa aveva ricevuto un importante riconoscimento in Francia, ricevuta da Macron insieme ad altri intellettuali. Un tratto caratteristico della sua personalità è sempre stata l’autonomia e l’indipendenza di pensiero.

È divenuta ben presto una figura rilevante nella filosofia internazionale, capace di esercitare un’influenza notevole sulla generazione di giovani intellettuali degli anni ’70 e ’80, con la sua Teoria dei bisogni e Teoria dei sentimenti.

A testimoniare la sua incessante ricerca c’è una produzione ricchissima, in gran parte tradotta anche in Italia, e ora ripubblicata dalla casa editrice Castelvecchi insieme a nuovi scritti. Opere che rappresentano fasi diverse e riconoscibili, che lei stessa peraltro ci ha aiutati a decifrare in una intervista del 1995, apparsa sulla rivista Iride. Intervista di cui ho personalmente un ricordo bellissimo: nella conversazione la storia diventava vita vissuta; una sorta di svelamento di fatti e idee.

Molte di quelle considerazioni e di quei racconti sono ora riprese in un volume autobiografico appena apparso per i tipi della casa editrice Castelvecchi, Il valore del caso. La mia vita.

Il suo filosofare era sempre aperto alle innovazioni, era mossa da curiosità, amava il confronto. La sua era la prospettiva di chi è alla continua ricerca, di chi rifiuta di fermarsi, che non si arrende all’idea di aver raggiunto la Verità, una posizione che non si possa oltrepassare.

Era dotata di una sorta di inquietudine intellettuale, ma un’inquietudine serena; la serenità di chi sa che la filosofia è ricerca continua, anche personale, anche individuale. È stata immersa nelle maggiori questioni della nostra epoca e ha cercato gli strumenti per interpretarla e cambiarla. E questa è l’eredità preziosa che ci lascia. Per me – che ho cominciato col tradurre alcune delle sue opere – è stata una maestra. Ci mancherà.

Vittoria Franco

Scritto per l’Istituto Gramsci Toscano in occasione della scomparsa di Agnes Heller

Foto:  Agnes Heller

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