energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Agricoltura, mancano operai nei campi, avanti i parenti Breaking news, Cronaca

Pistoia – Mancano braccia, nei campi italiani, proprio sull’inizio della stagione della raccolta. Un problema per l’approvigionamento delle scorte alimentari, cui però si potrà ovviare secondo un’antica usanza contadina, che è quella del lavoro dei parenti. Lo dice il decreto  Cura Italia, e lo ribadisce Coldiretti , che in una nota specifica che tra i campi si potranno chiamare alla raccolta anche i parenti e affini fino al sesto grado.

“Per garantire la disponibilità di alimenti e sopperire alla mancanza di manodopera potranno collaborare nei campi anche i parenti lontani fino al sesto grado, in una situazione in cui molti sono senza lavoro, reddito e con difficoltà anche per la spesa”, si legge nella nota di Coldiretti. La collaborazione dei parenti è resa possibile dall’emergenza Coronavirus e non costituisce rapporto di lavoro subordinato o autonomo, a condizione che la prestazione sia resa a titolo gratuito.

“Potranno dunque collaborare alla raccolta dei prodotti agricoli anticipata dal caldo inverno – sottolinea la Coldiretti – anche nonni, genitori, figli, nipoti, suoceri, generi, nuore, fratelli, zii, cugini, figli di cugini, cugini dei genitori e figli dei cugini dei genitori, fratello/sorella del coniuge, zio del marito rispetto alla moglie e viceversa, cugino/a del marito rispetto alla moglie e viceversa”. Un’atività di collaborzione da cui i parenti e affini potranno ottenere magari in cambio frutta, verdura, olio, vino, secondo le vecchie e ormai tramontate, a causa anche dei contorti vincoli burocratici e amministrativi, usanze.

Il provvedimento è stato reso urgente dalla stretta degli ingressi alle frontiere, che ha fermato l’arrivo nelle campagne italiane di lavoratori dall’estero dai quali dipende ¼ dei raccolti nazionali, come ricorda il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che richiede “un intervento a livello comunitario per creare corsie verdi alle frontiere interne dell’Unione Europea per la circolazione dei lavoratori agricoli al fine di garantire gli approvvigionamenti nella filiera alimentare”.

Il provvedimento, secondo la Coldiretti, deve essere accompagnato da “una radicale semplificazione del “voucher” agricolo, “che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne” continua il presidente della Coldiretti Ettore Prandini .

Ed ecco qualche numero circa l’importanza dei migranti per la nostra economia agricola: con il blocco delle frontiere rischiano di mancare all’appello i 370mila lavoratori regolari stranieri che arrivano ogni anno dall’estero che in Italia trovano regolarmente occupazione stagionale in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo l’analisi della Coldiretti. La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia, conclude Coldiretti, è quella rumena con 107591 occupati, davanti a marocchini con 35013 e indiani con 34043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106), bulgari (11261), macedoni (10428) e pakistani (10272) secondo le elaborazioni Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico Immigrazione 2019. “Sono molti i “distretti agricoli” del nord dove i lavoratori immigrati rappresentano una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – evidenzia la Coldiretti – della raccolta delle fragole e asparagi nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva, delle mele, delle pere e dei kiwi in Piemonte, dei pomodori, dei broccoli, cavoli e finocchi in Puglia fino agli allevamenti da latte e ai caseifici della Lombardia”.

Un problema che riguarda tutti i grandi Paesi agricoli dell’Unione Europea dove complessivamente mancano quasi un milione di lavoratori agricoli stagionali per le imminenti campagne di raccolta, dalla Germania alla Francia, dalla Spagna all’Italia. Il rischio è che l’Unione Europea perda quest’anno l’autosufficienza alimentare e il suo ruolo di principale esportatore mondiale di alimenti per un valore si 138 miliardi di euro con un surplus commerciale nell’agroalimentare di 22 miliardi, secondo l’analisi della Coldiretti.

In Italia su sollecitazione del Presidente della Coldiretti Ettore Prandini il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova è intervenuto per prorogare i permessi di soggiorno per lavoro stagionale in scadenza al fine di evitare agli stranieri di dover rientrare nel proprio Paese proprio con l’inizio della stagione di raccolta nelle campagne. La proroga secondo la circolare del Ministero degli Interni, conclude la Coldiretti, dura fino al 15 giugno e riguarda i permessi di soggiorno in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile ai sensi dell’articolo 103 comma 2 del D.L. 18.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »