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Agricoltura, rischio deriva energetica delle imprese Ambiente

Secondo l'Enea gli ingredienti per l'equilibrio fra agricoltura e agro-energia sono una legislazione tesa allo sviluppo sostenibile dell'agricoltura, il miglioramento dell'attuale governance attraverso la collaborazione di istituzioni, ricerca, imprese, associazioni di categoria e società civile, e l'estensione dei certificati bianchi alle filiere agroalimentari e alla grande distribuzione commerciale. Queste le priorità lanciate ieri dal workshop “De re rustica: Energia, Innovazione e Governance”, organizzato da Enea che, in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha messo a punto una serie di interventi per ridurre la spesa energetica e gli impatti ambientali delle filiere agricole, basati su efficienza energetica e produzione di energia da rinnovabili: ottimizzazione energetica e ambientale dei sistemi serra e delle produzioni biologiche, riduzione degli sprechi alimentari, l’applicazione delle coperture vegetali agli edifici e produzione di energia da biomassa.
Il sistema agro-alimentare richiede un consumo di energia pari a circa 20 Mtep, di cui 16,3 Mtep dalle imprese agricole e 3,1 Mtep dall'industria alimentare. Le filiere agroenergetiche sono ormai attività prioritaria per numerose imprese agricole, contribuiscono all’aumento del reddito economico e alla diversificazione colturale. Tuttavia necessitano di essere regolate da una legislazione specifica e di essere gestite conciliando programmi di efficienza energetica, sfruttamento di risorse rinnovabili e occupazione sostenibile del terreno agricolo con installazioni energetiche. Preservare la fertilità del terreno da un lato, valutare gli effetti ambientali associati alle filiere agrienergetiche, come le emissioni di CO2 e i metalli pesanti, dall'altro, sono azioni necessarie per una valorizzazione energetica virtuosa del sistema  agroalimentare nel suo complesso.
L'agricoltura unendo così alla funzione ambientale la funzione energetica, attraverso l'agro-energia che le consente di contribuire al mix energetico del Paese, può candidarsi a settore centrale della green economy, a patto che venga garantita sostenbilità dell'una e dell'altra funzione. “Il pericolo di una deriva energetica dell’impresa agricola – ha spiegato Giovanni Lelli, commissario dell’ENEA – richiede di ottimizzare la governance esistente per la migliore valorizzazione del settore, per vigilare su un uso coerente degli incentivi governativi alle rinnovabili, per evitare un’ occupazione spesso incontrollata del suolo agricolo e un aumento eccessivo delle produzioni no-food, che minano fortemente lo sviluppo sostenibile del sistema  agricolo e rurale del nostro Paese.
Rispetto all'occupazione di suolo agricolo la stima valida per gli ambienti mediterranei per 1 MTEP (milione tonnellata equivalente di petrolio) di energia, contenuta nel rapporto "Le filiere del sistema agricolo per l'energia e l'efficienza energetica" presentato al workshop, fornisce una dimensione del fenomeno per le diverse fonti rinnovabili:
– Fotovoltaico 44 kmq (=4.400 ha)
– Solare termodinamico 55 Kmq (=5.500 ha)
– Eolico 130 kmq (=13.000 ha)
– Biomasse solide 850 kmq (=85.000 ha)
– Biocombustibili 8.000 800.000
Infine emerge che i titoli di Efficienza Energetica (certificati bianchi) sono finora poco utilizzati dal mondo agricolo, sia per il carico amministrativo richiesto, sia per la difficoltà delle imprese agricole ad accettare l’innovazione tecnologica. L’estensione dei certificati bianchi alle filiere agroalimentari e alla grande distribuzione, che adottano una gestione tesa alla riduzione dello spreco alimentare ed energetico, insieme alla definizione di un “conto energia” specifico per le rinnovabili termiche, sono le nuove proposte per sostenere il risparmio di energia e le rinnovabili.

Foto www.100ambiente.it

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