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Agropirateria, Italia sotto assedio Cronaca

Nel forziere dell'agropirata ce n'è per tutti i gusti. Pomodori San Marzano provenienti direttamente dagli Usa, “Parma salami” del Messico, Parmesao dal Brasile e Spicy thai pesto statunitense. Ma la lista si può allungare ancora di più se si considera l'intero paniere della contraffazione che ruota attorno al made in Italy. A favorire la tentazione di “furbi” produttori e scaltri consumatori, in primis, vi è  l'effetto dell'italian sounding, che spinge a comprare marche e prodotti al suono “italianeggianti” ma che, in realtà, di italiano hanno molto poco.

Un business da 60 miliardi di euro. I dati annunciati dal ministero alle Politiche agricole sono impietosi. Nel 2011 i controlli effettuati dalle forze dell'ordine hanno portato al sequestro più di 500 tonnellate di prodotti, per un valore di 37 milioni di euro. Un “business illegale” che, con tanto di indotto, si aggira sui 60 miliardi di euro l’anno, di cui 3 miliardi direttamente sottratti al comparto agricolo. Soddisfatte degli oltre 79mila controlli le due associazioni di categoria Coldiretti e Cia, anche se, inevitabilmente, chiedono all'unanimità di fare di più.

La Cia: “Serve task-force europea”. In una nota divulgata a metà giornata, la Confederaziona italiana agricoltori esprime apprezzamento per «l’impegno e i risultati delle autorità competenti», ma avverte: «bisogna fare di più per tutelare un comparto che da solo vale il 15 per cento del Pil». L'associazione di categoria chiede pertanto misure “ad hoc” come «l’istituzione di una task-force in ambito Ue per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe contro chiunque imiti prodotti a denominazione d'origine».

Marini (Coldiretti): “Misure anticontraffazione per recuperare risorse”. Sulla stessa lunghezza d'onda della Cia si schiera la cugina Coldiretti, che direttamente con il suo presidente Sergio Marini invita le istituzioni a ragionare sull'importante ruolo che una seria lotta alla contraffazione può giocare in questo momento: «Il fatto che per effetto della falsificazione vengano sottratti all’agroalimentare nazionale ben 164 milioni di euro al giorno dimostra che insieme al contrasto all’evasione fiscale, la lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni un’ area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e generare occupazione».

Lo studio Swg/Coldiretti. Secondo quanto contenuto in un recente studio pubblicato da Swg e Coldiretti, «dalla lotta alla contraffazione possono venire fino a trecentomila nuovi posti di lavoro».
Combattendo infatti l'olio Romulo asturiano o il Chianti californiano si potrebbero liberare risorse in termini occupazionali ed economici non indifferenti. In Italia, infatti, ci sono il maggior numero di prodotti certificati: oltre il 22 per cento di quelli registrati a livello europeo. Con un comparto così ampio, liberato dalla massa critica di illegalità che vi ruota attorno, stimano Swg e Coldiretti si avrebbero benefici immediati per l'economia. Secondo lo studio, la lotta alla contraffazione alimentare è considerata prioritaria dalla maggioranza dei cittadini: le frodi a tavola sono le più temute da sei italiani su dieci, anche in virtù dei rischi che comportano per la salute. Al secondo posto (40 per cento) vengono quelle legate al fisco, mentre le truffe finanziarie sono lo spauracchio del 26 per cento degli italiani, seguite a stretta distanza da quelle commerciali, come la contraffazione dei marchi (25 per cento).
 

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