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Aib, le biblioteche fiorentine diventano questione nazionale, a Firenze sciopero il 1 luglio Breaking news, Cultura

Firenze – Un incontro, promosso dall’Associazione nazionale delle biblioteche italiane, ha messo al centro del dibattito italiano il caso delle biblioteche fiorentine, che sono in questo momento interessate da un processo di reinternalizzazione che deve fare i conti con la dispersione paventata e molto reale di professionalità e competenze, conseguenza diretta delle esternalizzazioni cui i servizi furono soggetti a partire dal 2007 e delle modalità con cui l’amministrazione comunale sta procedendo alla reinternalizzazione dei servizi.

Il problema in buona sostanza si appunta sulla necessità che anche per la cultura, in particolare per le biblioteche che si sono dimostrate, ancor più nel corso dei momenti più tragici della pandemia, un presidio importantissimo di interesse pubblico, si torni a pensare da un lato all’importanza delle competenze, della professionalità e della formazione da cui deve sgorgare tale professionalità, e dall’altro si ragioni in termini di pianificazione e riorganizzazione del servizio. Un servizio che inoltre si arricchisce sempre più, seguendo le richieste di un pubblico che sta rapidamente allargandosi e e mutando rispetto al passato, con esigenze via via diverse che rendono improponibile il taglio di sevizi ormai entrati a far parte del patrimonio culturale pubblico. Un’eventualità che sta diventando sempre più reale, come spiegano i lavoratori, che in questi decenni sono stati preda alla strisciante precarietà che regge il sistema degli appalti. Lavoratori che in questo momento sono a doppio rischio: da un lato, quello di non vedere riconosciute competenze acquisite in decenni di lavoro per quanto riguarda i concorsi che dovrebbero assumere il nuovo personale “diretto”, dall’altro, con la stretta che sembra ormai appurato verrà operata sui finanziamenti, quello di perdere ore di lavoro, che dalla parte dei cittadini diventa taglio di servizi. Proprio quei servizi che rendevano il sistema bibliotcario fiorentino uno dei fiori all’occhiello del sistema cultura italiano. Da qui la necessità, che l’Aib ha colto e su cui ha costruito l’incontro di ieri, di fare un punto per capire come si prospetta il futuro delle bblioteche, non solo fiorentine ma anche italiane.

Il punto è messo in chiaro dalla direttrice di Bibelot, vicepresidente CER AIB Sezione Toscana Grazia Asta, che nel suo intervento introduttivo mette sul tavolo la necessità che anche nel sistema biblioteche ci debba essere personale di ruolo. “In molte settori ci sono figure di responsabili di ruolo. Perché non accade anche nella cultura? – chiede Asta – la cultura è considerata poco importante, anzi, si tende a sbeffergiarla, come del resto capita anche per i saperi scientifici. Le esternalizzazioni non hanno giovato a nessuno – sottolinea- hanno solo portato una precarietà continua. La sindacalizzazione è difficile, le tutele diventano una chimera. Aggiungiamo che i servizi bibliotecari sono senza pianificazione e che si riscontra una totale mancanza di una visione organica di cosa siano”. Altro punto sottolineato da Asta, è chi deve lavorare nelle biblioteche pubbliche.  “Il problema del personale qualificato è un punto molto reale. Le difficoltà non possono giustificarne l’assenza. In una situazione generale difficile, è necessario assicurare la qualità e continuità dei servizi”.

L’intervento successivo è del direttore dell’Area Biblioteche di Milano, Stefano Parise.  L’Area Biblioteche a Milano è inserita nella Direzione Cultura e consta di 332 persone, con in programma altre assunzioni. Si occupa di tutte le biblioteche, dalla Biblioteca Centrale a quelle rionali, oltre ad altre unità, che riguardano i servizi digitali e automazione, e la gestione documentaria e logistica. Inoltre, è attiva la segreteria di coordinamento e controllo e l’unità amministrazione e  sviluppo.  “Bisogna chiedersi – dice Parise – quali visioni e quali strategie ci sono per il futuro delle biblioteche. Non vedo particolari vivacità. E’ necessario riflettere sul posizionamento delle biblioteche. Le amministrazioni comunali hanno margini per immaginare strategie, come si sta facendo a Milano, bologna, torino e anche in città più piccole”.

“Una delle ragioni della nostra irrilevanza è che non sempre siamo in grado di inserire le nostre attività nelle spinte che giungono dal cambiamento sociale. Sono in corso varie transizioni che influiranno sulla nostra vita e su quelle dei nostri figli, nei confronti delle quali non possiamo non fare niente.  Non ci sono ricette pronte. Una condizione necessaria per la natura dei servizi bibliotecari è che le potenzialità di questi si possano esprimere. Per fare ciò è necessario ci sia ci sia competenza. Quale tipo di competenza sarà da decidere. Questo cosa significa? Credo che le aziende che hanno lavorato in questi anni abbiano un bagaglio di competenze di grande livello. Impossibile annullare tutto perché si è deciso si tornare indietro”. Dunque, dice Parise, è necessario un riposizionamento dei servizi nelle città, tanto più che quello delle Biblioteche pubbliche è un ruolo fondamentale nei processi di rafforzamento della democrazia.

Carlo Ghilli, Presidente della sez Toscana dell’Aib, ricorda che il sistema fondato su appalti e esternalizzazioni è basato su un modello che vede prioritaria la logica basata sulla teoria del risparmio, quando “il costo effettivo del lavoro negli appalti non è minore della gestione diretta”, mentre il vantaggio vero è “la flessibilità fatta sulla pelle dei lavoratori”, flessibilità ottenuta facendo diventare il lavoratore della cultura un lavoratore part-time. La tenaglia flessibilità e diminuzione spese ha portato alla contrazione dei contratti, passando da contratti “buoni” ai “pessimi” dopo di che rimangono solo gli schiavi.  Una distorsione del sistema che ha avallato e messo in piedi la svalutazione delle professionalità. “La questione delle biblioteche fiorentine  è la svolta per affermare il valore della professionalità dei lavoratori in Toscana”. Inoltre, Ghilli mette l’accento sul fatto  che la reinternalizzazione, davanti a una paltea di lavoratori esternalizzati tutti a part-time, ha un limite, ovvero “il posto a tempo pieno non potrà essere dato a tutti”. Così, si arriva al fatto che la professione viene sminuita dalla parificazione a un lavoro generico amministrativo. Un passo findamentale, che costituisce già da tempo una delle attività dell’Aib toscano, è quello di reintrodurre nel repertorio dei profili professionali della Regione Toscana su cui si impostano i corsi professionalizzanti,  il profilo bibliotecario. “Un passo importante- conclude Ghilli – in quanto permette di legare il profilo professionale ai livelli contributivi”. Inoltre, conclude, “il profilo professionale è indipendente dal fatto che si dipenda dal Comune o da una cooperativa o azienda”. Infine, “esiste un patrimonio professionale rappresentato dalle ditte che lavorano da anni che non si può perdere”.

Ma è con l’intervento di Gabriella Falcone del Collettivo Biblioprecari che si entra nella carne e nel sangue del problema fiorentino. Dopo aver ricordato che le esternalizzazioni prendono il via nel 2007, e la lotta del 2014, che vide mettere in campo un maxi appalto di 3 anni comprendente anche le biblioteche di Scandicci e Lastra a Signa, dove l’unico risultato per i lavoratori fu quello di strappare il contratto del commercio (del contrattodi riferimento, Federculture, neanche a parlarne), si giunge al periodo del Covid, in cui si passa dal lavoro agile alla cassa integrazione e dopo una lunga pressione, di nuovo ai servizi in presenza. “Dopo varie vicende, in cui si parla di appalti brevi e di altre modalità, siamo all’appalto di media durata, ovvero venti mesi rinnovabili, con un bando di gara che prevede una pericolosa suddivisione fra servizi principali e servizi accessori, che il Comune si riserva di attivare e disattivare a seconda delle risorse del momento. Nel frattempo, a completare il quadro di estrema precarietà, la scelta politica dell’amministrazione, come dichiarato dall’assessore e dallo stesso sindaco in più occasioni, prevede un graduale processo di reinternalizzazione dei servizi tramite procedure concorsuali, già avviato con l’inserimento di assistenti amministrativi che andranno via via a svolgere funzioni bibliotecarie e archivistiche sostituendo di fatto il personale esternalizzato, come già avvenuto nelle biblioteche del Galluzzo e De Andrè. Chi ci conosce e ha seguito le proteste dei Biblioprecari, sa che le nostre richieste sono sempre state le medesime, tutela del diritto al lavoro e aumento della retribuzione, diritto all’accesso libero e democratico alla cultura e ai servizi bibliotecari e archivistici dell’intera cittadinanza, impegno istituzionale di farsi carico della condizione occupazionale dei precari. In questi anni siamo stati supportati da larga parte della cittadinanza, collettivi , associazioni, utenti. Il Collettivo Precari ha avuto recentemente l’opportunità di consegnare, su richiesta dell’assessore al personale Alessandro Martini, un parere legale, che specifica nei termini di legge la possibilità di inserire pnuteggi aggiuntivi per titoli di servizio svolto presso la pubblica amministrazione. Ciò permetterebe al Comune di Firenze di prevedere u cocncorso che da un lato, permetterebbe di non disperdere professionalità che hanno contribuito a migliorare e incrementare questi servizi essenziali, dall’altro, rappresenterebbe una volontà politica di tenere conto dei lavoratori precari, impiegati sui servizi comunali”. Il dato di fatto, di cui i “lavoratori sono perfettamente consapevoli”, come mette in luce Falcone, è che l’intero sistema culturale italiano si regge su una logica che vede lavoratori altamente qualificati pagati con salari che si aggirano in media attorno ai 7-8 euro l’ora. Un paradosso, a fronte dell’emergere in modo sempre più evidente del ruolo delle biblioteche come comunità sociali che mettono a disposizine della comunità non solo informazioni, ma acìanche gli strumenti per accedere all’identità culturale, alla partecipazione, al sentirsi parte di una collettività che rinsalda e accresce la consapevolezza di se stessa e del valore della cittadinanza. Una logica che si rivolge ache ai cambiamenti in atto, fra cui ma non solo la digitalizzaizone e che necessita di un perodo di transizione lungo e costoso, che deve venire gestito, come dicono tutti i soggetti attori dell’attività, con figure professionali capaci di utilizzare gli strumenti nella loro complessità e potenzialità. duque, bando al precariato e alla sostituzione di amministrativi tout court al posto di figure professionali formate e competenti, dal momento che il percorso è difficile e serve la conoscenza e la competenza per realizzarlo, con una visione organica che comprenda l’interconnessione delle “stanze della cultura”, dalle biblioteche ai musei agli archivi storici, alla scuola. Una visione che, sottolinea Falcone, è necessaria da un lato per fare fronte ai cambiamenti della società in atto, dall’altro per far sì che si possa davvero investire con ricadute positive sulla cultura.

“Oggi – conclude – con l’aumento della capacità occupazionale prevista dal Pnrr amplificata per province e città metropolitane come Firenze, l’intento del govrno nazionale e a cascata di quelli locali dovrebbe essere quello di stabilizzare i grandi precari dell’amministrazione e della cultura in particolare, rimediando a decenni di instabilità e di svilimento del lavoro. Noi, per la nostra parte, chiamiamo a partecipare, alle 10 di venerdì 1 luglio in piazza della Signoria, alla nuova giornata di sciopero per farci sentire ancora una volta e chiedere un cambio di rotta all’amministrazione comunale”.

Conclude l’incontro Rosa Maiello, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Biblioteche Italiane. “Il sistema bibliotecario civico di Firenze è sempre stato fiore all’occhiello di una città che a sua volta è fiore all’occhiello dell’Italia. E’ chiaro che la situazione rappresentata suscita allarme, speriamo si trovi una soluzione. Alle volte basta poco perché si scateni la tempesta perfetta. Una crisi er certi versi inapsettata, di cui tuttavia si potevano cogliere i segnali, dal momento che il disinvestimento di cui sono stati oggetto molti servizi pubblici, ma in particolare cultura e biblioteche, era probabilmente agganciata all’idea che, con la digitalizzazione, certi servizi non servivano più. Dove funzionavano bene, i servizi sono andati avanti per inerzia, ma anche in questo caso non ci sono stati abbastanza investimenti e cura per la profesionalità. Man mano sono andati in pensione i dirigenti bibliotecari, figure chiave esperte nel settore, che potevano fare la differenza”. Quando in un’amministrazione mancano queste figure, i bibliotecari, dice Maiello, rischiano di vedere svilita la loro professionalità, avanzando l’intercambiabilità con gli amministrativi. Inoltre, la mancanza all’interno della dirigenza di un’amministrazione di figure di questo tipo mette in crisi anche il rapporto pubblico-privato. Oggi tuttavia, dice la presidente di Aib, qualche strumento in più esiste, facendo riferimento al Cdoice dei Beni culturali che, all’art. 9 bis, dice che le biblioteche devono essere sgestite dai bibliotecari, gli Archivi dagli archivisti.  Insomma, quella del bibliotecario è ua professione che richiede lunga esperienza  e lunga formazione.

“Sono molto fiduciosa rispetto a città che si distinguono da molti anni per l’eccellenza del servizio – conclude Maiello – e ci aspettiamo che l’amministrazione di Firenze trovi soluzioni. Ritengo che l’assenza dell’amministrazione a questo incontro sia dovuta a varie ragioni, fra cui quella che a nessuno piace raccogliere malumori senza avere soluzioni a portata di mano. A quanto ho capito, la situazione è precipitata negli ultimi due anni e voglio pensare che si tratti di qualche distrazione che può essere recuperata Sono convinta che la cittadinanza si farà valere e anche che nessuna amministrazione rinunci facilmente a un’eccellenza”.

 

 

 

 

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