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Al Lyceum di Firenze Paolo Moreno fa rivivere la pittura ellenistica Firenze

Il 9 aprile a Palazzo Giugni conferenza con proiezione di immagini del grande archeologo e studioso dell’arte antica in collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi. Ingresso libero. ———————————- Una sintesi della pittura greca di epoca ellenistica, i tre secoli dalla scomparsa di Alessandro Magno all’avvento di Ottaviano (323-31 a. C.), attraverso una selezione delle pitture più stupefacenti per conservazione e qualità. Giovedì 9 aprile, alle 18, al Lyceum Club Internazionale di Firenze avrà luogo una conferenza con proiezione di immagini di Paolo Moreno, rinomato archeologo e storico dell’arte antica, già titolare della cattedra di Archeologia e storia dell’arte greca e romana all’Università Roma Tre, che si distingue nel panorama accademico per un metodo che valorizza, come spiega lui stesso, «gli originali greci affluenti con sempre maggiore frequenza al nostro patrimonio antiquario, sottraendoli così al destino di solitudine o incomprensione, cui sembravano destinati dal nichilismo rinunciatario che nega in molta letteratura specialistica l’obiettività dell’archetipo, confondendo quasi tutto in un fantomatico classicismo romano». Una sorta di «riscatto dello studioso, conseguente alla migliore filologia» che Moreno lega al nuovo realismo filosofico di Maurizio Ferraris. Per la sua conferenza, organizzata dalla sezione Arte del Lyceum presieduta da Elisa Acanfora in collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi, Paolo Moreno ha selezionato tra i ritrovamenti nelle necropoli della Macedonia una serie di pitture che spiccano per lo stato di conservazione e la qualità estetica. «Illustrate in PowerPoint – anticipa Moreno -, rintracciano la linea evolutiva che comprende Apelle, Pàusia, Antìfilo, Filòsseno, Teodoro e altri maestri, identificabili per le analogie con copie nella decorazione parietale di età romana e con i giudizi della tradizione letteraria (Plinio, Quintiliano, Pausania e alcuni epigrammisti)». «In particolare Quintiliano – sottolinea Moreno – suggerisce la consistenza di stili differenziati fin dalle tre generazioni corrispondenti a Filippo II, al figlio Alessandro e ai primi eredi del grande Macedone, i diádochi nella storiografia ellenica, che vengono ora riconosciuti quali committenti di una “maniera” (322-281), comparabile a quella del nostro rinascimento. In antico si manifesta al passaggio dalla classicità al páthos degli epígoni, nuovi “successori” (280-168): il cui potere alimenta un “barocco” ante litteram, concluso dalla caduta del regno di Macedonia per la vittoria di Emilio Paolo a Pidna». «La fase finale dell’ellenismo, tradotta in termini figurativi, – aggiunge l’archeologo romano – appare nel Mediterraneo come la progressiva assimilazione e moltiplicazione delle conquiste tecniche e formali degli artisti precedenti: fenomeno che risalta tra le componenti culturali della “restaurazione romana” (167-31), pur sempre modellata sul dominio di Alessandro, che troverà compimento nell’organizzazione imperiale». «Indagando le inedite valenze che sorprendentemente avvicinano i prototipi della pittura ora scoperti a innumerevoli testimonianze già note – conclude Moreno – lo studioso ridona all’insieme la convincente normalità di una storia dell’arte gestita con i criteri e il linguaggio in uso per il medioevo e l’età moderna: autorizzati come siamo dalla vastità dell’attuale, insperato campo di osservazione». Questo appuntamento, a ingresso libero, rientra nella rassegna “Le prime stagioni dell’Uomo”. Le attività del Lyceum Club Internazionale di Firenze hanno il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e il patrocinio del Comune di Firenze. Per informazioni su Paolo Moreno: http://www.paolomoreno.com/index.html.

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