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Al vaglio dell’Opificio le presunte tracce leonardesche Cronaca

"Ciò che rimane dei prelievi" effettuati dall'equipe dell'ingegner Maurizio Seracini, che conduce l'indagine, "verranno inviati" all'istituto di restauro "per le controanalisi", ha detto in consiglio comunale l'assessore Rosa Maria Di Giorgi. Così adesso i tecnici dell'Opificio potranno verificare se i pigmenti di colore ritrovati da Seracini siano, come sostiene l'ingegnere, "simili a quelli utilizzati da Leonardo in altre opere, come la Gioconda e l'Adorazione dei Magi". Certo è che l'annuncio dell'assessore Di Giorgi arriva in un momento di grande polemica tra gli esperti sull'esito della già molto discussa ricerca. Proprio in questi giorni è stata infatti criticata da più parti la decisione di Seracini di ricorrere a laboratori di analisi privati (uno è di Pontedera, l'altro fiorentino) per passare al setaccio le tracce raccolte.
All'Opificio, che collabora attivamente con la 'caccia' al dipinto perduto, sarebbe inoltre dovuto arrivare ben altro rispetto ai "residui" di quanto già analizzato: lo stesso sindaco di Firenze Matteo Renzi, nel dicembre scorso, aveva annunciato che tutti i reperti frutto dell'indagine sarebbero stati 'girati' agli specialisti dell'istituto di restauro prima della presentazione ufficiale dell'esito dell'indagine. Un passaggio che, come ha spiegato il sovrintendente dell'Opificio Marco Ciatti "benché promesso, non è finora mai avvenuto". Se il Comune manterrà il suo impegno, presto gli scienziati del prestigioso istituto potranno verificare se nei microframmenti saltati fuori dall'intercapedine dietro 'La battaglia di Scannagallo del Vasari' (che occupa la parete dove si e' svolta l'indagine) si cela la mano di Leonardo, oppure quella di un abbaglio collettivo, così come sostengono i detrattori della 'caccia'.

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