energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Agro-alimentare, al via “Cibus” vetrina del made in Italy Economia

Vale il 15% del Pil e ogni anno arriva a muovere 245 miliardi di euro tra consumi, export, distribuzione e indotto: è l’agroalimentare italiano, da oggi al 10 maggio in mostra a “Cibus”, il Salone internazionale del gourmet e della buona tavola che ha aperto i battenti alla Fiera di Parma per la sua 16° edizione. L’export di pasta, formaggi, vino e olio italiano non conosce crisi, ma per consolidare questi risultati occorre una maggiore integrazione nella filiera, una promozione mirata e un’efficace lotta alla contraffazione. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, spiegando che la manifestazione rappresenta una delle vetrine internazionali più importanti per le produzioni agricole e per l’industria del cibo “made in Italy”. L'organizzazione professionale agricola sarà presente con lo stand Cia-Anabio l’associazione nazionale agricoltura biologica della Confederazione, e mercoledì 9 all’incontro su “For@zoobio – Imparare ad allevare biologico con soddisfazione”, progetto cofinanziato dal Mipaaf che si prefigge di formare gli allevatori di bovini, suini, ovini, caprini e avicoli al metodo biologico.

Nonostante la crisi economica – ricorda la Cia – l’agroalimentare italiano cresce ancora oltreconfine, e non solo sui mercati tradizionali come Germania o Stati Uniti, ma anche nelle potenze emergenti del Bric. E a “tirare” di più all’estero sono grana padano e parmigiano reggiano (più 22%) e gorgonzola (più 14%), poi la pasta (più 7,4%), l’olio d’oliva e i prodotti da forno e salumeria (più 7%). Anche il 2012 si è aperto bene sul fronte delle esportazioni – precisa la Cia – e questo è un risultato molto importante per l’economia del Paese, visto l’apporto essenziale della domanda estera a sostegno del comparto agroalimentare in una fase molto “nera” per i consumi interni, che nel 2011 sono calati del 2% per cento.

Ma per mantenere questi tassi di crescita e garantire una penetrazione capillare anche nelle nuove “piazze” strategiche c’è ancora molto da fare – avverte la Cia -. Il nostro export agroalimentare ha bisogno di maggiore integrazione tra i vari soggetti della filiera, con una coesione e un’aggregazione sempre più forte tra agricoltori, trasformatori e Gdo; di una più attenta e mirata attività promozionale, integrata a un’efficace lotta alla contraffazione e all’italian sounding che ogni anno – tra falsi e tarocchi – “scippa” al settore 60 miliardi di euro.
 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »