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Al via la Settimana Santa: l’agenda dei riti pasquali Società

Domenica 1 aprile Domenica delle Palme e Giornata Mondiale della Gioventù In questa domenica che ricorda il trionfale ingresso del Messia a Gerusalemme i rami di ulivo e di palma sono il segno della partecipazione gioiosa al rito processionale, espressione della fede della Chiesa in Cristo, Messia e Signore che va incontro alla morte per la salvezza di tutti gli uomini. In tutte le chiese vengono distribuiti i rami d’olivo che vengono benedetti nella messa principale del mattino, e in quella del pomeriggio di sabato e domenica. In tutte le Cattedrali il Vescovo presiede il rito intorno alle 10-10,30. A Firenze il Cardinale Arcivescovo e Presidente dei Vescovi Toscani, Giuseppe Betori alle 10,15 nel Battistero ha presieduto la benedizione degli ulivi e la rievocazione dell’ingresso solenne del Messia in Gerusalemme con relativo corteo verso la Cattedrale dove si è tenuto il solenne pontificale.
“Un’immagine di straziante sofferenza –  ha detto il Cardinale Betori nella sua omelia odierna – segna dall’inizio alla fine il racconto della passione di Gesù nel vangelo di Marco. Una opposizione senza pietà si abbatte sull’uomo di Nazaret che, abbandonato da tutti i suoi, finisce i suoi giorni terreni sul patibolo infame di una croce. Questo racconto realistico non serve soltanto a muovere dei sentimenti di pietà, ma anche a costringere il lettore a prendere una posizione di fronte al fatto che si consuma davanti a lui. Nella croce diventa indilazionabile rispondere con un assenso o con un rifiuto alla sua pretesa di essere il Figlio di Dio.  Proiettato sulla scena dei nostri giorni, il racconto della passione di Gesù si misura con la fatica dell’uomo contemporaneo a rendere ragione della sofferenza che accompagna invece inevitabilmente l’esistenza dei singoli e dei popoli. C’è qualcosa di insopportabile nel mistero del dolore che la cultura diffusa non riesce a reggere, ammaliata com’è dai miti del successo e dell’affermazione di sé, persino dalla illusione di un prolungamento, oltre ogni ragionevole limite, della vitalità di una perenne giovinezza e finanche di un dilazionamento della morte. Ma non basta – ha proseguito il presule – un’operazione di inganno psicologico a rimuovere il problema, e la sofferenza ci assale e ci interroga ogni giorno. La risposta della fede è che la soluzione non può essere un’opera di rimozione, ma solo l’assunzione fino in fondo del suo peso e dell’interrogativo che ci pone. La sofferenza ci chiede un’opzione di fede, misura la nostra fede, spinge ad affiancarci al centurione del vangelo per proclamare che proprio l’amore che si scopre in quel dolore è il volto divino di Cristo, a cui consegnare la nostra vita, perché la illumini di una speranza di vita e d’amore con cui trasfigurare divinamente anche la nostra esistenza di discepoli. Abbandoniamoci – ha concluso Betori – a questa fede e sosteniamoci a questa speranza”.

La domenica delle Palme è anche la domenica in cui si celebra in tutte le diocesi del mondo la  Giornata Mondiale della Gioventù. “Siate sempre lieti nel Signore!”, tratto dalla lettera ai Filippesi è il tema scelto dal Papa quest’anno, in preparazione del prossimo raduno mondiale che si terrà a luglio 2013 a Rio de Janeiro in Brasile. Questi gli appuntamenti odierni: a Fiesole, nel pomeriggio, consueto incontro dei giovani in dialogo con il Vescovo, nella diocesi di Massa Carrara-Pontremoli i giovani si riuniscono in sei diversi luoghi per le Via Crucis Vicariali, a Volterra incontro sulla pastorale giovanile, a Livorno nella chiesa di San Matteo ci sarà anche il rito della domanda di ammissione agli ordini sacri da parte di un seminarista, Simone Barbieri. A Pistoia circa 300 ragazzi dai 17 anni in su dalle 16,30 si ritroveranno in Seminario con il vescovo Mansueto Bianchi a conclusione di un percorso quaresimale proposto dalla Pastorale Giovanile diocesana che ha portato a riflettere sulla parabola del Figliol Prodigo. Nei giorni scorsi incontri analoghi si sono tenuti nelle diocesi di Prato, a Chiesanuova, a Viareggio per l’arcidiocesi di Lucca, ad Arezzo per Arezzo-Cortona-Sansepolcro,  a Pisa in piazza XX Settembre, a San Gimignano per la diocesi di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino

Giovedì 5 aprile: Giovedì Santo
A) Messa Crismale
Durante questa celebrazione che il Vescovo presiede in Cattedrale nella mattina, intorno alle 10-10,30 con la partecipazione di tutti i sacerdoti della propria diocesi,  il clero rinnova le proprie promesse fatte al momento dell’ordinazione sacerdotale e vengono benedetti gli oli santi dei Catecumeni, degli Infermi e il Crisma, che poi vengono portati dai sacerdoti nelle proprie parrocchie, dove vengono usati durante l’anno per battesimi, cresime e per l’estrema unzione ai malati. Molti forni della Toscana al mattino presto fanno benedire l’impasto dei pan di ramerino dai propri parroci che vengono poi venduti in ricordo di questo speciale giorno.
B) Messa nella Cena del Signore
Inizia il Triduo pasquale, che non significa tre giorni di preparazione alla Pasqua, ma equivale a Pasqua celebrata in tre giorni, la Pasqua nella sua totalità, quale passaggio dalla passione e morte alla sepoltura, fino alla risurrezione. Si tratta di un unico mistero celebrato in tre momenti, nello spazio di tre giorni. Tra le 17 e le 18 sia nelle parrocchie che nelle Cattedrali con il Vescovo, il  Triduo pasquale si apre con la celebrazione Eucaristica, così come la cena del Signore segnò l’inizio della Passione. Mentre Gesù si avvia alla donazione della sua vita in sacrificio espiatorio per la salvezza del mondo, stabilisce l’Eucaristia quale ripresentazione nel tempo del suo atto sacrificale e del mistero della salvezza. Durante la Messa in Coena Domini si compie il gesto della lavanda dei piedi a 12 persone o bambini, come fece Gesù con gli apostoli, rivelazione del mistero di Dio e segno di donazione totale della vita. Al termine della celebrazione si svolge una breve processione con la reposizione del SS.mo Sacramento in una specifica cappella o altare riccamente addobbati di drappi e fiori, che in Toscana vengono chiamati impropriamente “Sepolcri”,  dove rimarrà esposto fino alla mezzanotte, per poi riprendere dalla mattina al primo pomeriggio di venerdì, per quelle che la devozione popolare chiama le visite alle sette chiese. A Firenze questa giornata prevede, solo per quest’anno, un extra liturgico, perché alle ore 21, alla Loggia del Bigallo, il Cardinale Betori e il Sindaco Matteo Renzi inaugureranno la nuova illuminazione di tutta piazza del duomo.

Venerdì 6 aprile Venerdì Santo: Celebrazione della Passione del Signore
Il Venerdì Santo è il giorno della Passione e Morte del Signore e del digiuno, quale segno esteriore della partecipazione dei fedeli al suo sacrificio. In questo giorno non si celebra la Messa. E’ solo prevista un’azione pomeridiana per commemorare la Passione e Morte del Signore. La Croce è l’elemento che domina tutta la celebrazione, e la giornata, illuminata dai raggi della risurrezione, la Croce si presenta come trono di gloria e strumento di vittoria; perciò è presentata all’adorazione dei fedeli. Al mattino, intorno alle 9, nelle Cattedrali il Vescovo presiede la Liturgia delle Ore, con l’ufficio delle Letture e il canto delle Lodi Mattutine. Al pomeriggio, intorno alle 17-17,30  il rito, che è un rito suggestivo, fatto di molti silenzi, prevede all’inizio della celebrazione che, il Vescovo in Cattedrale, e i sacerdoti nelle parrocchie, si inginocchino alcuni minuti davanti all’altare pregando in silenzio, in segno di adorazione e di richiesta di perdono e di penitenza. Segue il racconto della Passione a tre voci. Dopo l’omelia viene esposta la Croce, presentata all’adorazione e al bacio dei fedeli. Quindi viene distribuita l’eucarestia, consacrata il giorno precedente, quindi l’assemblea si scioglie in silenzio, in segno di lutto per la morte del Cristo Crocifisso. Dopo cena in molte parrocchie si tengono processioni con il Cristo Morto,  la Via Crucis, o vere e proprie rievocazioni storiche della Passione, curate da Associazioni o Confraternite, in costumi d’epoca con sontuosi cortei. Molti alle 21,10 partecipano spiritualmente al rito della Via Crucis che il Papa presiede al Colosseo a Roma, assistendo dalle proprie case, grazie alla diretta in mondovisione di Rai 1.

Sabato 7 aprile Sabato Santo – Veglia Pasquale
Al mattino intorno alle 9 nelle Cattedrali il Vescovo presiede la Liturgia delle Ore, con l’ufficio delle Letture e il canto delle Lodi Mattutine. Quindi alla sera si tiene, con inizio intorno alle 22-22.30, la Veglia pasquale nella grande e santissima notte dell’anno, una tra le celebrazioni più antica, più importante e più ricca di contenuto della liturgia cattolica. Si veglia per indicare che viviamo in attesa della venuta del Signore, nella speranza che si compia il nuovo e definitivo passaggio segnato dall’eternità. Nella Veglia si esprime il nostro passaggio dalla morte e dal peccato alla vita nuova in Cristo. Al centro dei riti iniziali si trova il cero, simbolo di Cristo risorto; alla sua luce si ascolta il solenne annunzio della Pasqua e la parola di Dio in cui è rievocata la storia della salvezza, dalla creazione alla risurrezione di Cristo; segue la prima partecipazione alla Pasqua mediante il Battesimo e la rinnovazione delle promesse battesimali, con la professione di fede e la preghiera universale o dei fedeli; infine si celebra l’Eucaristia, in cui l’agnello pasquale, risorto da morte, si fa cibo per noi perché viviamo di Lui e per Lui nella logica della santità. La Celebrazione Eucaristica della Veglia è il culmine non solo del Triduo, ma dell’intero anno liturgico, la sorgente della gioia pasquale. La Messa della domenica di Pasqua, detta di Risurrezione, non è che il prolungamento della Celebrazione Eucaristica della notte. Dove è possibile, in questa notte si amministra anche il Battesimo, la Cresima e la Prima Comunione agli adulti.

Domenica 8 aprile Pasqua di Risurrezione
Tutte le Sante Messe  si aprono con il rito dell’aspersione con l’acqua benedetta nella Veglia, a ricordo del Battesimo e come atto penitenziale che introduce alla celebrazione dei Santi Misteri del Signore. I Vescovi presiedono la liturgia intorno alle 10 nelle rispettive Cattedrali. A Firenze contemporaneamente alla messa del Cardinale Arcivescovo si tiene il tradizionale scoppio del Carro. Il rito inizia alle ore 9,15 con la recita dell’Ora Terza in Battistero, a cui segue, da parte del Cardinale, la benedizione del Carro e dei fedeli con la nuova acqua pasquale, quindi segue la processione verso la Cattedrale per il solenne pontificale pasquale, dove, al canto del Gloria parte la colombina che darà il via allo scoppio del carro. Al termine di tutte le messe celebrate nella nostra regione vengono, per antichissima tradizione, benedette le uova, simbolo di resurrezione e della ciclicità della vita.
Tutti i riti della Settimana Santo saranno celebrati anche da Papa Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro in Vaticano, e potranno essere seguiti in diretta televisiva su Tv2000 al canale 28 del digitale terrestre.

A Firenze per Pasqua mini rivoluzione per lo Scoppio del Carro
Come abbiamo scritto all’inizio di questo vademecum quest’anno è prevista una mini rivoluzione per lo scoppio del carro a Firenze. In Curia ci pensavano da tempo, per riportare “la tradizione” dello scoppio del carro, ovvero del “fuoco santo” alle sue “origini” liturgiche, e l’anno scorso è partita ufficialmente la richiesta a Palazzo Vecchio, che però non ha fatto in tempo ad organizzarsi, ma quest’anno, come annunceranno domani ai giornalisti i numeri due del Comune e Curia, il Vice Sindaco Dario Nardella e il Vescovo Ausiliare Claudio Maniago, si cambia. Praticamente il corteo del Comune verso la chiesa dei Santi Apostoli in Piazza del Limbo, e poi del clero di questa verso la Cattedrale, per portare le tre scaglie del Santo Sepolcro, donate da Goffredo di Buglione al fiorentino Pazzino de’ Pazzi, il primo a salire sulle mura di Gerusalemme, non partirà la mattina del giorno di Pasqua, ma verrà anticipato alla notte del 7 aprile, Sabato Santo. Questo perché dopo il ritorno di Pazzino, nel 1101, ogni Sabato Santo, i giovani di tutte le famiglie usavano recarsi nella Cattedrale dove, al fuoco benedetto che ardeva, acceso con le tre scaglie, accendevano una piccola torcia, detta fecellina, per poi andare, in processione cantando laudi, per la città a portare la fiamma purificatrice in ogni focolare domestico. Alla fine del Trecento fu introdotto il Carro. Interrotta dopo la congiura contro i Medici, ripresa dopo la loro cacciata, in tempi “recenti” la tradizione dello scoppio del carro è stato spostato al giorno di Pasqua. Quindi chiarine, tamburi, armigeri e damigelle sfileranno, per la prima volta, dopo decenni e decenni, anche la notte di Sabato Santo, 7 aprile. Alle  20, 30 da Palazzo Vecchio partirà il corteo con Sindaco, Gonfalone e Famiglia di Palazzo, membri del corteo della Repubblica Fiorentina, per recarsi nella Chiesa dei Santissimi Apostoli per prendere il sacro fuoco. Da qui alle 21 il corteo ripartirà assieme a quello religioso, per scortare le tre pietre fino alla Cattedrale dove, alle 22, sul sagrato il Cardinale Giuseppe Betori presiederà la solenne cerimonia dell’accensione del fuoco e del cero pasquale.

 

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