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Alberghi schiacciati dall’Imu Notizie dalla toscana

Annuncia una stagione di grande sofferenza per le imprese del comparto ricettivo, il presidente di AIA Federalberghi Firenze, Francesco Bechi. “Le imprese del settore ricettivo alberghiero rischiano di un tracollo estivo, e non certo per il caldo, quanto per la stangata fiscale e tributaria che saranno costrette a sostenere . E questo a causa principalmente di due voci che si sono assommate al lungo elenco di quelle già esistenti, cioè l’Imu e la Tares, la nuova tassa sui rifiuti. Entrambe in scadenza tra giugno e luglio”. “Non capisco come si sia potuto decidere di innalzare i livelli di pressione tributaria in modo così inaudito. La Tares – prosegue Bechi – costringerà le imprese a pagare somme davvero più elevate di quanto accadeva con le veccchie Tarsu o Tia. Oltre alla rivalutazione legata all'inflazione, alle addizionali regionali e provinciali, ci sarà infatti la possibilità di applicare una ulteriore quota dello 0,3%. Quota che dovrà essere stabilita dai Comuni, i quali immancabilmente per riequilibrare i mancati trasferimenti statali opteranno per l’introduzione di questa tariffa aggiuntiva. E per le aziende sarà una mazzata".

“Ma non dimentichiamo che il problema più grosso resta l’Imu, che colpisce in modo pesante soprattutto le strutture alberghiere, considerato che queste per la loro attività abbisognano di spazi ampi. A Firenze ci sono molte strutture ricettive che quest’anno solo di Imu dovranno sborsare 700-800mila euro. Cifre enormi, che inavitabilmente determineranno una riduzione gigantesca dei margini di profitto, tanto che le imprese stenteranno sempre più a raggiungere il punto di pareggio".

"Tutto questo – conclude il presidente Aia Federalberghi – in una fase di pesante recessione che colpisce anche il comparto turistico, non solo come calo di presenze ma anche come riduzione della spesa media procapite. Chiediamo ai nostri amministratori un impegno serio e deciso per tutelare un settore che per Firenze risulta strategico. Basta vedere gli indicatori per rendersi conto di come nelle città dove il turismo non ha un ruolo così importante la crisi morda molto di più. Vorremmo che ci si accorgesse della sofferenza delle imprese e che non si pensasse solo a far quadrare i bilanci dello Stato, gravati da spese che non possono essere i cittadini e le aziende a sostenere sempre e comunque”.

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